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Gridare di giorno è reato?

8 Luglio 2020
Gridare di giorno è reato?

Disturbo alla quiete pubblica: quando fare rumore è vietato dalla legge.

Un tempo c’erano gli “strilloni”, ragazzi che vendevano i giornali agli angoli della strada, gridandone i titoli principali. Poi, a rompere la quiete del primo mattino, sono arrivate le carrette col pesce fresco appena ricevuto dalle mani dei pescatori. È stata quindi la volta del contadino che spacciava frutta e verdura, del riparatore di cucine a gas e dell’esperto di materassi a molle. Fino a quando è mutata l’economia e il commercio si è rinchiuso nei centri commerciali. Con sommo beneficio dei padiglioni auricolari.

Ora, tutto è diverso e una sola persona che grida nel mezzo della giornata fa scalpore, così tanto che a qualcuno potrebbe venire in mente di denunciarlo per disturbo alla quiete pubblica. Ma siccome tra il dire e il fare c’è di mezzo il tribunale – che sicuramente richiede molta più pazienza dell’attraversamento di un oceano – sarà bene prima chiedersi se gridare di giorno è reato.

Perché abbiamo specificato «di giorno»? Perché se qualcuno si mette a fare la serenata sotto la finestra della vicina e ti sveglia, per quanto nobile e romantico possa essere il suo gesto, puoi certo denunciarlo. E non c’è bisogno di una laurea in legge per capirlo. Il reato di disturbo al riposo delle persone è caratterizzato proprio dal fatto che le vibrazioni acustiche siano insopportabili. Bada bene: anche se il Codice civile parla di “rumori”, in questo concetto vi rientra pure la musica, quella appunto di una serenata, che pertanto è da considerare illecita se supera la normale tollerabilità.

Peraltro, gridare di notte è reato perché è più facile che l’urlo giunga all’orecchio di tutti. Se è vero infatti che è impossibile dormire col ronzio di una zanzara nelle orecchie, figuriamoci se qualche vicino lascia lo stereo o la televisione ad alto volume. Col buio, insomma, l’assenza di rumori di fondo, determinati dal traffico e dal vociare dei passanti, rende qualsiasi suono insopportabile e, quindi, automaticamente illecito.

Ma cosa succede nelle ore diurne? Gridare di giorno è reato? Cerchiamo di chiarirlo qui di seguito. 

Gridare è vietato?

Parliamo chiaramente del gridare “senza una valida ragione”. Chi grida «Al ladro» oppure cerca aiuto mentre viene picchiato dal coniuge non commette alcun reato. Si tratta di un comportamento “scriminato” dal fatto di essere in uno stato di necessità.

Pensiamo invece all’ipotesi della vicina che sgrida in continuazione i propri figli o parla, fuori dal balcone, con la condomina del primo piano facendo conoscere a tutti i propri affari. Pensiamo ad alcuni ragazzi che, nel cortile sotto il palazzo, giocano e scherzano ma lo fanno a voce così alta da farsi sentire da chi abita nel quartiere. È infine l’ipotesi di chi canta perché sbronzo, di chi chiama un amico dall’altro lato della strada o gli chiede di affacciarsi dalla finestra, di chi ancora – in ricordo dei vecchi tempi – vende prodotti della terra sul furgoncino richiamando l’attenzione delle massaie. 

Dire che gridare è reato sarebbe troppo semplice e riduttivo, ma probabilmente ci avvicineremmo molto alla realtà. Difatti, all’articolo 659, il Codice penale ci dice che chiunque, con schiamazzi o rumori, oppure abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, oppure suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone (…) è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 309 euro.

La norma quindi si applica ai rumori fatti sia di giorno che di notte visto che si parla non solo di disturbo al «riposo» ma anche alle «occupazioni», di qualsiasi tipo esse siano (lavorative, domestiche, ludiche, ecc.). 

Quando un rumore diventa reato

Il punto principale è stabilire quando uno schiamazzo o un rumore supera la soglia della rilevanza penale, quando cioè diventa reato. La Cassazione ci aiuta a stabilire i confini di questo illecito: è sufficiente che tale comportamento sia tale da disturbare, anche solo potenzialmente, un numero indeterminato di individui, a prescindere poi da quanti si lamentino o dal fatto che a sporgere denuncia sia uno solo. 

Dunque, il rumore percepito da una sola persona (ad esempio, la famiglia del primo piano), inadeguato però, per la sua intensità, a raggiungere anche gli altri non costituisce reato. Questo perché la norma in commento tutela la tranquillità e la quiete pubblica (e non quella di qualche persona); «sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare».

Per far scattare l’illecito penale basta anche un’unica condotta rumorosa o di schiamazzo, purché possa ritenersi intollerabile; né come detto è necessaria la prova che il rumore abbia concretamente molestato una platea più diffusa di persone.

L’intollerabilità è data dal fatto che il rumore possa essere agevolmente avvertito all’interno delle abitazioni private, andando così a comprimere la qualità di vita dei proprietari, anche se per pochi minuti. A tal fine, non rileva solo l’intensità del rumore ma anche il tempo durante il quale si è protratto.

Sempre per fare qualche esempio tratto dalla vita di tutti i giorni, gridare fuori da un locale di ritrovo (ad esempio, un bar o una discoteca) è reato. Anzi: risponde del reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone anche il gestore del locale che non impedisce gli schiamazzi dei propri clienti. Al gestore è imposto l’obbligo giuridico di controllare che la frequenza del locale da parte degli avventori non sfoci in condotte contrastanti con la legge.



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9 Commenti

  1. I miei vicini urlano come matti dalla mattina alla sera…Insopportabili! Io cerco di evitare di lamentarmi, ma quando è troppo è troppo. Soprattutto lavorando da casa con lo smart working è difficile concentrarsi. Allora, lancio qualche frecciatina, ma sembrano aver capito la mattina e il pomeriggio punto e a capo.

  2. Io penso che l’educazione sia fondamentale nella vita condominiale per evitare inutili battibecchi. Ma è possibile che la gente non lo capisca e non se ne accorga del disturbo che può dare ai vicini?

  3. Io capisco i figli piccoli, i mille impegni stando in casa con il lockdown, ma bisogna proprio fare tutto quel rumore in prima mattina? Cioè magari la gente vuole riposare visto che è chiuso in casa dalla mattina alla sera e non può sentire il vicino che fa chiasso perché non ha rispetto per gli altri.

  4. Eh, fino a poco tempo fa c’era il rumore dei tacchi e le porte chiuse rumorosamente alle 3 di notte, perché si andava a ballare e durante la quarantena, la musica ad alto volume fino alle 4 perché bisogna vedere le serie tv. Certo…mi sembra giusto. E chi ci pensa al vicino che magari non sta a poltrire tutto il giorno e non campa sulle spalle dei genitori, ma deve svegliarsi presto e darsi da fare se vuole costruirsi un futuro con i propri sacrifici? Quanta maleducazione che c’è in giro e quanto menefreghismo.

    1. Se le molestie acustiche arrivano a tutto l’edificio e/o a quelli limitrofi scatta il reato di disturbo della quiete pubblica (si pensi al vicino che sbatte i tappeti dalla finestra o che mette la radio fuori dal balcone). In tale ipotesi, è possibile chiamare i carabinieri o la polizia oppure sporgere regolare denuncia. Viceversa, se i rumori vengono percepiti solo dagli appartamenti confinanti con il colpevole, si deve agire solo in via civile per ottenere un ordine di sospensione delle molestie da parte del giudice ed, eventualmente, il risarcimento del danno.

  5. Allora, potreste dirmi quali sono i giorni in cui la gente dovrebbe restare in religioso silenzio e rispettare il riposo altrui? Perché da me mi sembra che si sia dimenticato cosa significa il rispetto dell’altrui riposo e le regole di buon vicinato siano un optional.

    1. L’articolo 844 cod. civ. stabilisce che non si può vietare al vicino di fare quei rumori che rientrano nella «normale tollerabilità». Questo concetto può sembrare fin troppo scontato e banale: è chiaro, infatti, che tutto ciò che è tollerabile non è molesto e, quindi, non è illecito. Ma lo scopo della norma è lasciare la patata bollente al giudice: sarà lui, in caso di controversia tra vicini di casa, a stabilire cosa è legale e cosa non lo è. In particolare, il magistrato si baserà su una serie di circostanze come l’intensità dei rumori (ossia, fino a dove sono stati percepiti, eventualmente sentendo la testimonianza degli altri condomini dello stesso edificio), l’orario in cui gli stessi sono stati prodotti, le convenzioni sociali (di norma, le famiglie vanno a riposare a partire dalle 21.30/22.00), la collocazione geografica dell’edificio (ove questo si trovi in una zona residenziale e quindi particolarmente silenziosa è più facile avvertire il rumore del vicino rispetto a un centro urbano molto trafficato).La legge, dunque, non stabilisce orari per i rumori e l’inizio delle attività (come le faccende domestiche) nei condomini ma lascia tutto al buon senso delle persone o, in caso di controversie, alla valutazione casistica del giudice. A quel punto, il magistrato sarà chiamato a giudicare sulla base delle abitudini della popolazione, tenendo conto dell’uomo comune: né quello che va a letto alle 7 di sera e si alza alle 4 di mattina, né quello che va a dormire alle 2 di notte e si alza alle 11. La generalità delle persone cena verso le 20.00 e, quindi, un’ora dopo, potrebbe già essere pronta per mettersi in pigiama e riposare sul divano o direttamente al letto. Le stesse persone iniziano il turno di lavoro alle 8.00/.8.30 di mattina, sicché prima delle 7.00 non si alzano. Ebbene, nelle fasce orarie comprese in tale forbice è necessario rispettare il silenzio. Silenzio che sarà tanto più assoluto quanto più ci si spinge negli orari notturni.Tanto per fare un esempio, è normale lasciare la tv accesa alle 21 ma non lo è più – a meno di tenere un volume molto basso o usare le cuffie – alle 2 di notte; è consentito iniziare a fare le faccende domestiche alle 7.30 di mattina (specie per chi, subito dopo, deve uscire per prendere servizio), ma chi inizia alle 5 potrebbe subire una legittima contestazione da parte dei vicini.

    2. Non sempre se il vicino fa rumore è possibile presentare un esposto o una denuncia-querela. Difatti, solo quando il rumore viene percepito da tutto il circondario scatta il reato di disturbo del riposo delle persone ed è possibile chiamare i carabinieri o la polizia (si pensi al cane nel cortile che disturba i condomini dei palazzi attorno; alla festa sulla veranda e alla musica irradiata per tutta la strada; ecc.).
      Quando invece il rumore dà fastidio solo ai proprietari del piano di sopra e di sotto, o ai dirimpettai, con esclusione di tutti gli altri condomini, non c’è alcun reato. In tale ipotesi l’unica soluzione è una lettera di diffida per l’interruzione dei rumori molesti e, in caso di indifferenza, una causa civile di risarcimento del danno.L’amministratore di condominio può essere chiamato a intervenire solo se il regolamento prevede apposite norme sul rumore e non in tutti gli altri casi (il suo compito è infatti quello di far rispettare il regolamento e non la legge).

  6. Ci sarebbe da scrivere un’intera Treccani sulla “rumoris quaestio”; mi limito a dire, avendo sull’argomento una casistica ultracinquantennale, che purtroppo – come già detto da alcumi commentatori qua sopra – la villania è sconfinata. Ecco perché, in mancanza di applicazione seria della legge (provate a chiamare i CC e vedrete come arrivano all’istante…), l’unico sistema che resta è la rappresaglia… Sarà triste da digerire, ma così è! Cornuto contento e mazziato…, questo proprio NO!

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