Minori su internet: i nuovi rischi

8 Luglio 2020
Minori su internet: i nuovi rischi

I pericoli per bambini e ragazzi che navigano soli e senza filtri sul web e sono esposti ad abusi e violenze. Le tutele in arrivo illustrate dal Garante privacy.

Cyberbullismo, vessazioni, insulti, revenge porn (la diffusione di immagini erotiche per vendetta) ma anche discriminazioni, emarginazione e isolamento di chi non la pensa come la maggioranza: la rete internet è sterminata quanto ormai lo sono i possibili fenomeni di abuso che attraverso essa i minori rischiano di subire.

Oggi, sul delicato tema è intervenuto il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, dove si sta svolgendo un’indagine conoscitiva sulle forme di violenza fra i minori e ai danni di bambini e adolescenti. L’agenzia stampa Adnkronos ha seguito il suo intervento.

Soro si è soffermato sulle «implicazioni dell’uso distorsivo della rete» e le ha definite «ancor più drammatiche perché coinvolgono minori». Per il Garante, la rete internet «da veicolo di straordinarie opportunità di crescita ed emancipazione, rischia, se vissuto in assenza della necessaria consapevolezza, di esporre a pericoli sottostimati ragazzi sempre più fragili, nello iato tra illusione di autonomia e introiezione di regole, esperienza della libertà ed esercizio di responsabilità».

I pericoli per i minori sul web

Questo accade «anche perché – continua Soro – la rete è lo spazio dove oggi lasciamo più soli i minori: proprio coloro che nelle strade delle nostre città accompagniamo, con apprensione, passo passo, già molto prima hanno ‘navigato’, tanto autonomi quanto vulnerabili. E la solitudine che concediamo ai nostri figli sul web non è la stessa cui consegnavamo i bambini di fronte alla tv: lì bastava selezionare i programmi; in rete non ci sono filtri adeguati e, soprattutto, esiste una continua interazione da cui i bambini andrebbero protetti».

I minori navigano soli e senza filtri: così sono più esposti ai rischi

Soro sottolinea come «il contesto in cui gli abusi in danno di minori maturano e si amplificano – in una sorta di ostensione compiaciuta della violenza – è sempre più spesso la rete, che nella vita dei ragazzi ha un’incidenza determinante». Questo fenomeno ora «impone nuove esigenze di tutela, a fronte dell’inadeguatezza delle categorie tradizionali del diritto a normare fenomeni in continua evoluzione, come le tecnologie che li plasmano».

Il Garante è preoccupato dagli esiti di una ricerca della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) presentata in occasione del Safer internet day, che riferisce come: «Oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni avrebbe subito episodi di bullismo e tra chi utilizza quotidianamente il cellulare (85,8%), ben il 22,2% sarebbe stato vittima di cyberbullismo, oltre che di ‘trolling‘ da parte di coetanei, percepite come particolarmente umilianti».

«La rete è, infatti, anche il luogo – ha spiegato Soro – in cui, nell’illusione dell’anonimato, minori violano altri minori. Dalla violenza carnale – agita off-line e poi esibita on-line – all’hate speech; dalla ‘servitù volontaria’ cui si espone la ragazza che si vende in rete, al cyberbullismo. Proprio questo è, forse, l’aspetto più tragico dell’uso violento della rete: in cui cioè l’autore e la vittima partecipano della stessa fragilità e della stessa inconsapevolezza del ‘risvolto’ reale e concretissimo di ogni nostra azione nel digitale. Ed è l’espressione forse più paradigmatica dell’ambivalenza del digitale e dei suoi pericolosi fraintendimenti».

Il codice di regolamentazione dei social

Dopo questa premessa sui dati del fenomeno, il Garante ha illustrato le iniziative concrete ed ha annunciato che «è prossimo all’adozione il codice di coregolamentazione previsto dalla legge e alla cui redazione l’Autorità ha fornito un contributo rilevante. Esso promuoverà un’ulteriore responsabilizzazione dei gestori dei social network e degli altri operatori internet, vincolandoli ai fini dell’adesione al rispetto di un livello significativo di garanzie e sensibilizzandoli rispetto all’esigenza di rimuovere contenuti illeciti presenti sulle loro piattaforme».

Tik Tok

Il Garante privacy si è soffermato sul social network Tik Tok, diventato molto popolare tra i giovanissimi, ma che pone «rischi anche molto pesanti»: allarma soprattutto «la velocissima crescita esponenziale di adesioni in tutto il mondo e che vede come utenti in larga prevalenza i minori nell’ordine di centinaia di milioni in Europa, di miliardi nel mondo».

Soro ha annunciato che «è stato posto il problema ai colleghi europei e da qualche settimana si è insediata una task force europea guidata dall’autorità italiana» per esaminare il fenomeno. «Dobbiamo costruire un sistema di regole e di filtri che consentano di avere presidi virtuali», ha affermato.

«Bisogna, ad ogni modo, accendere i riflettori tutte le volte che è possibile su un mondo largamente inesplorato in cui c’è una certa facilità nel ricorso all’utilizzo di un social che tende a diventare consueto nella vita dei ragazzi con scarsa vigilanza», ha aggiunto il Garante, rimarcando che «per molto tempo nessuno si è posto il problema di quali fossero i rischi di una vita priva di filtri e protezione nella quale minori ma anche adulti si infilano con grande facilità».

Il bullismo e le violenze

«Il bullo – ha rilevato Soro – si illude di potersi celare dietro l‘anonimato o comunque sottovaluta la portata di quello che fa, non avendo la percezione di come un click possa portare con sé la distruzione di una vita. Pubblicare un insulto anche gravissimo in rete, o la ripresa di un’indegna violenza su un bambino malato è molto più facile: perché non si deve fare i conti con l’idea della ‘sanzione sociale’ – prima ancora che giuridica -, con lo stigma cui invece esporrebbe quella condotta se commessa off-line, sotto gli occhi di tutti».

Ma le conseguenze di quell’azione incauta e irriflessiva «sono devastanti, perché quella violenza resta lì tendenzialmente per sempre, alla portata di chiunque a qualsiasi latitudine: non ha fine, non dà mai tregua alla sua vittima perché è onnipresente».

Soro a tal proposito ha ricordato che «importanti tutele sono già state introdotte con la legge sul cyberbullismo» e evidenzia che «la principale misura riparativa consiste nella particolare procedura d’urgenza per la rimozione dei contenuti lesivi». Per irrobustire questo quadro di tutela ora sono in arrivo anche le nuove regole per i gestori dei social network.

L’adescamento di minori sul web

In merito al «proliferare» dell’adescamento dei minori in rete, il Garante privacy ha evidenziato come l’identificazione dei soggetti abusanti «non sia sempre agevole, dovendo superarsi – talora con notevole difficoltà – lo schermo dell’anonimato in rete»: un istituto che, secondo Soro, «va certamente salvaguardato in quanto funzionale, tra l’altro, alla libertà di espressione, ma di cui va impedito ogni abuso, soprattutto se si traduce in un’agevolazione alla commissione di reati in danno dei soggetti più fragili».

Si dovrebbe allora – suggerisce – «riflettere sulla regolazione dell’uso dell’anonimato sul web, rendendolo realmente reversibile così da consentire agli organi inquirenti l’accertamento delle effettive responsabilità degli illeciti realizzati sotto questo schermo».

L’educazione digitale

Il Garante ha sottolineato anche che «una reale educazione, etica e civica, al digitale è lo strumento indispensabile per consentire ai ragazzi di trarre dalla rete tutte le sue straordinarie risorse per essere consapevoli cittadini digitali, come sottolineano le Linee guida del Consiglio d’Europa sui diritti dei minori nell’ambiente digitale»; da qui propone «un’alleanza educativa» tra ragazzi e adulti, «che serva anche a noi adulti per riflettere sulla evoluzione virale del rancore che un certo uso della rete rischia di produrre».

Le segnalazioni di emergenza

Soro si è poi soffermato sul disegno di legge in esame al Senato, che contrasta il fenomeno del bullismo, sia online sia offline, e ha rappresentato che «particolare attenzione dovrà essere prestata alla realizzazione sia dell’app offerta dal servizio emergenza infanzia 114 per l’assistenza delle vittime, sia alle piattaforme di formazione e monitoraggio del fenomeno, messe a disposizione delle scuole dal ministero dell’Istruzione», perché «entrambi questi sistemi coinvolgerebbero un flusso di dati delicatissimi, inerenti minori anche vittime di reato»; dunque «è necessario delinearne l’architettura in modo da garantire la massima riservatezza delle informazioni trattate, per evitarne esfiltrazioni o accessi indebiti, suscettibili di determinare fenomeni di vittimizzazione secondaria da non sottovalutare».



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