Il grido d’aiuto dei giovani professionisti

8 Luglio 2020
Il grido d’aiuto dei giovani professionisti

Chiedono un sostegno nell’era del Coronavirus, altrimenti saranno spazzati via. I timori di tanti consulenti del lavoro, avvocati, geometri ecc. che hanno deciso di scendere in piazza.

Ignorati e abbandonati dalla politica: così si sentono i giovani professionisti che, proprio per questo, oggi manifestano in piazza Montecitorio a Roma, davanti alla Camera. Chiedono maggiori tutele per far fronte al disastro economico che l’emergenza Coronavirus ha rappresentato anche per loro. In particolare: contributi a fondo perduto, indispensabili, a detta loro, per superare questa crisi. L’Adnkronos/Labitalia li ha intervistati durante la loro protesta.

«Per la prima volta – ha spiegato ai microfoni dell’agenzia Fabrizio Bontempo, presidente nazionale dell’Associazione giovani consulenti del lavoro – i giovani professionisti scendono in piazza insieme. Questa unione è la cosa che ci rende più felici in questo momento. E siamo uniti nel chiedere interventi di sostegno subito, altrimenti i giovani professionisti verranno spazzati via. Ma non vogliamo privilegi, solo pari dignità nelle misure di sostegno per l’emergenza Coronavirus a partire dal contributo a fondo perduto».

Bontempo è tra i promotori di una protesta che mette insieme architetti, assistenti sociali, avvocati e consulenti del lavoro, geometri e ingegneri, notai e periti industriali. Tante voci e tante storie, tutte accomunate dalla libera professione e dalla richiesta di «non essere ignorati: la politica non si rende conto che se si fermano i professionisti si ferma il Sistema Paese».

Il manifesto con le cinque richieste al governo

All’Esecutivo presentano una lista di richieste. E cioè: «Non discriminare i professionisti nel riconoscimento di misure di sostegno economico alle imprese in difficoltà (contributo a fondo perduto ex art. 25 decreto Rilancio); dare ascolto ai professionisti circa la complessità normativa e le criticità operative, i professionisti devono diventare interlocutori imprescindibili del governo; che lo Stato in cui crediamo e in cui investiamo quotidianamente creda in noi e ci consideri come risorse per la crescita e il futuro del Paese su cui investire; ridurre la pressione fiscale; evitare, come sistema, il triste fenomeno dell’emigrazione professionale».

Tutto questo per dare un segnale e andare loro incontro, così da evitare che i giovani italiani siano disincentivati a fare i professionisti. «Questa è la preoccupazione maggiore – afferma il presidente dell’Associazione nazionale giovani consulenti del lavoro – anche perché riguarda quella fascia di persone che dovrebbe contribuire allo sviluppo del Paese. O interventi subito o i giovani professionisti verranno spazzati via».

Contributi a fondo perduto perché le aziende non hanno soldi

I professionisti ordinistici sono attualmente più di 2,3 milioni e rappresentano una parte rilevante del mercato del lavoro italiano, contribuendo alla formazione del 14% del prodotto interno lordo. Di questi 2,3 milioni, i giovani professionisti under sono il 40%.

«Siamo cervelli che hanno deciso di restare in Italia, abbiamo studiato, ci siamo laureati, abbiamo fatto l’esame di Stato, abbiamo investito sulla nostra professione – osserva Bontempo – e adesso ci ritroviamo a essere quelli a più rischio tra i professionisti perché ancora non abbiamo le spalle solide e studi avviati e rischiamo di rientrare nel 20% dei colleghi che si cancelleranno dagli ordini da qui a due anni, secondo le analisi delle casse di previdenza».

Durante il lockdown c’è chi si è fermato e chi ha continuato a lavorare senza sosta. «È anche vero, però – continua Bontempo – che molti colleghi hanno sì lavorato, ma gli incassi sono incerti perché le aziende che non hanno lavorato non hanno i soldi per pagare i professionisti. Noi crediamo che il contributo a fondo perduto sia assolutamente un supporto per i professionisti, per i giovani più che altro perché sono quelli che hanno patito più degli altri la pandemia».



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