Coronavirus, ecco chi è più in pericolo di morte

8 Luglio 2020
Coronavirus, ecco chi è più in pericolo di morte

L’identikit con le caratteristiche dei soggetti più a rischio secondo un nuovo studio inglese.

C’è modo di tracciare un profilo che individui chi, in base ad alcune caratteristiche, abbia più da temere, nel contrarre il Coronavirus? Per la scienza sì. In particolare, secondo uno studio inglese, a partire dai dati statistici di cui disponiamo, si può capire chi è più predisposto a sviluppare l’infezione in modo grave, con esito letale.

Della ricerca veniamo al corrente grazie a una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos; è stata già pubblicata sulla rivista specializzata Nature e condotta in Inghilterra su un maxi campione di 17 milioni di adulti.

Il profilo dei pazienti più fragili

Dal lavoro degli esperti, emerge che i pazienti che rischiano maggiormente di morire per Covid sono uomini, over 80, asiatici o di colore, con malattie preesistenti come diabete e obesità e in condizioni disagiate. Già da altri studi era emerso che gli uomini hanno un rischio 1,59 volte superiore di morire per Covid-19 rispetto alle donne. O, ancora, la ricerca conferma che l’età è un fattore di rischio: secondo i dati analizzati, le persone di età pari o superiore a ottant’anni avevano un rischio di morte 20 volte più alto rispetto ai 50-59enni. Un altro fattore con un peso significativo è la «deprivazione», cioè il trovarsi in una condizione disagiata.

Fra i più esposti a un maggior rischio di morte, dunque, risultati neri e asiatici. Ma questo aumento del rischio, spiegano i ricercatori, è risultato attribuibile solo parzialmente a fattori di rischio clinici preesistenti e a situazioni di privazione. È emerso per esempio che le persone di colore e quelle di origine sud asiatica, o di origine mista, avevano 1,62-1,88 volte più probabilità di morire di Covid-19 rispetto ai bianchi. Anche i fattori socioeconomici hanno un peso. Nella coorte analizzata, le persone più svantaggiate avevano una probabilità 1,8 volte superiore di morire di Covid rispetto alle meno private. I fattori clinici hanno fornito solo un piccolo contributo a questo rischio, suggerendo che i fattori sociali hanno un ruolo, evidenziano gli autori.

È stato comunque associato a un aumentato rischio anche l’avere malattie e problematiche mediche preesistenti, tra cui obesità (in particolare un indice di massa corporea Bmi superiore a 40), diabete, asma grave e malattie respiratorie, cardiache, epatiche, neurologiche e autoimmuni croniche.

Non causali, ma fattori di complicazione del quadro clinico

Gli autori dello studio – Ben Goldacre dell’University of Oxford, Liam Smeeth della London School of Hygiene and Tropical Medicine, e colleghi – hanno sviluppato la piattaforma OpenSafely, per garantire un’analisi sicura dei dati (pseudonimizzati) di pazienti del Servizio sanitario nazionale (Nhs) in Inghilterra. E hanno rilevato che, tra le cartelle cliniche elettroniche di 17,2 milioni di adulti, sono stati registrati 10.926 decessi dentro e fuori l’ospedale collegati a Covid-19.

Un’analisi sui fattori associati alla morte per Coronavirus Sars-CoV-2 su 5.700 decessi era già stata condotta (e resa disponibile a maggio in versione pre-print) e in questa nuova ricerca gli autori hanno potuto espandere i risultati iniziali.

Gli autori fanno notare che gli effetti riportati non devono necessariamente essere interpretati come causali. Il fumo e l’ipertensione, ad esempio, avevano entrambi una leggera associazione negativa con il rischio, ma gli scienziati suggeriscono che questo potrebbe essere il risultato di interazioni con altri fattori clinici e sottolineano come siano necessari ulteriori studi per comprendere meglio queste relazioni.

Nell’analisi sono stati inclusi anche casi sospetti di Covid (da un punto di vista clinico) ma non confermati da test. Quindi, avvertono i ricercatori, alcuni pazienti potrebbero essere stati erroneamente identificati come casi Covid e, al contrario, alcuni decessi – in particolare nelle fasi precedenti – potrebbero essere stati classificati erroneamente come non-Covid pur essendoli.



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