Politica | News

Mes e fondi Ue, cosa ha detto Conte in Spagna

8 Luglio 2020
Mes e fondi Ue, cosa ha detto Conte in Spagna

L’incontro con Pedro Sanchez a Madrid è il secondo dei bilaterali con gli omologhi europei per fare quadrato sull’urgenza del Recovery Fund.

Sul Mes, il cosiddetto Fondo salva-Stati che farebbe ottenere all’Italia 36 miliardi di euro da spendere in sanità, Giuseppe Conte temporeggia ancora. «La mia posizione non cambia – ha detto oggi, durante la conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Pedro Sanchez -. Non credo che sia corretto dire ora lo prendiamo o no. Ora sarebbe ideologico dire ‘lo prendo, non lo prendo’. Ci aggiorneremo costantemente sulla situazione della nostra finanza pubblica, quando avremo terminato il negoziato valuteremo ciò che conviene e ciò che non conviene».

Perché Conte traccheggia sul Mes

Delle divisioni su questo strumento, interne a maggioranza e opposizione, abbiamo già detto. Ora come ora, prima del Consiglio europeo di metà luglio, a Conte conviene accantonare il problema. Questo perché al vertice del 17 e 18 luglio si discuterà del Recovery Fund (anche ribattezzato Next Generation Eu): un intervento da 750 miliardi di euro, tra trasferimenti e prestiti, proposto dalla Commissione europea di Ursula Von Der Leyen per fronteggiare la crisi scaturita dalla pandemia. Come ha precisato oggi, Conte vuole vedere cosa accadrà in quella data, prima di prendere una decisione sul Mes che tanto in difficoltà mette lo stesso esecutivo, per le divergenze di vedute tra Pd (che vorrebbe usarlo, come anche Italia Viva) e 5 Stelle (contrari).

Il premier, del resto, aveva già detto, alla vigilia delle trasferte in Portogallo e Spagna che non avrebbe fatto pressing sui suoi omologhi per convincerli a usufruire del Mes. Anche questo è un argomento di chi ritiene che i 36 miliardi non vadano presi, o almeno non per primi, né da soli, perché potrebbe essere interpretato come un segnale di debolezza dell’Italia. Va detto, comunque, che già Cipro ha annunciato di voler aderire al Mes. «Potremo anche parlarne – aveva detto Conte, nei giorni scorsi – ma non vado con questa intenzione».

La Spagna e il Mes

Che ne pensa, invece, il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez? «So che in Italia è una questione politica aperta – ha detto oggi, intervistato dal Corriere della Sera -. Credo che ogni Paese sia libero di scegliere e non vada stigmatizzato, qualunque sia la scelta. La Spagna ha un accesso adeguato al credito; quindi per ora non vediamo la necessità di ricorrere al Mes». Nei giorni scorsi, sempre il CorrSera, in un articolo di Federico Fubini, aveva ricordato che proprio Spagna e Portogallo sono tra i Paesi cui il Mes non conviene, perché «pagano già tassi d’interesse molto bassi per finanziarsi sul mercato».

Difficile, insomma, che la Spagna lo richieda, come ribadito da Sanchez dopo l’incontro con Conte: «Spero che non ne avremo bisogno, perché ciò vorrà dire che la pandemia è calata, tutto dipende dalla sua gravità. Ma non ha senso creare strumenti e poi vergognarsi di usarli».

L’asse pro-Recovery Fund

La missione di Conte in Portogallo e Spagna, più che col Mes, riguarda più direttamente il Recovery Fund. Va vista come un tentativo di compattare il fronte dei Paesi favorevoli al tesoretto europeo. Su questo Sanchez e Conte si intendono, ritenendo il prossimo vertice «un momento storico» e un’occasione di «essere la risposta», al pari di quando l’Europa, seppe affrontare la crisi del secondo dopoguerra, ha ricordato il primo ministro spagnolo. Nazionalismi (e sovranismi) da bandire, per Conte, che stamattina, in un’intervista al quotidiano La Vanguardia, ha detto che «di fronte a questa grave crisi o vinciamo tutti o perdiamo tutti» (leggi l’articolo: “Coronavirus: il monito di Conte all’Ue“).

Nessun dubbio sul fatto di poter contare sulla Spagna, provata quanto l’Italia dal Covid: l’accordo deve arrivare «entro luglio», ha puntualizzato Sanchez. La stessa urgenza è stata ribadita, ieri, dal suo omologo portoghese Antonio Costa. Conte gli fa eco: «Non possiamo indietreggiare. È una risposta ben bilanciata. Dobbiamo portarla a casa subito». Guai a parlare di «fronte del sud» Europa, ha aggiunto il presidente del Consiglio: «Siamo partiti con una posizione condivisa da 9 Paesi, adesso forse siamo anche di più». Importante sarà il prossimo bilaterale, il 13 luglio, con Angela Merkel, in cui l’Italia, sul Recovery Fund, troverà certamente una sponda.

Niente più lockdown

Da Madrid, Conte ha rassicurato anche su un’eventuale seconda ondata di cui si parla da quando abbiamo iniziato a vedere la luce in fondo al tunnel del Covid: a volte la si dà per certa, altre se ne dubita. In ogni caso, per il capo del governo appare improbabile un nuovo lockdown e, già questo, fa capire come l’ora più buia sia stata superata, a prescindere dalla circolazione del virus che continua e dai nuovi contagi.

«Dobbiamo affrontare questa nuova fase della pandemia, consapevoli che siamo più preparati – ha detto Conte -. Anche noi abbiamo potenziato, come la Spagna, la risposta del sistema sanitario. Abbiamo fatto milioni di controlli, abbiamo lavorato a un piano di monitoraggio molto sofisticato. Credo che l’Italia non sia più nella condizione di poter prefigurare una chiusura delle attività».

Prossima la modifica dei decreti sicurezza

Poi, un altro tema caldo di politica interna, come i decreti sicurezza, approvati da un pezzo dell’attuale maggioranza – il Movimento 5 Stelle – quando era al governo con la Lega.

«Stiamo già lavorando a una modifica – ha dichiarato Conte -. Lo abbiamo scritto nel progetto su cui ho chiesto la fiducia al Parlamento. C’è già un’intesa di massima tra le forze politiche. Con i capigruppo concorderemo il piano, anche perché il Parlamento sta lavorando tantissimo, ma siamo pronti a portare in Aula un decreto legge in cui potenzieremo quella che è la sicurezza».



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube