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Diritto di recesso sull’acquisto di un prodotto

8 Luglio 2020
Diritto di recesso sull’acquisto di un prodotto

Spetta il ripensamento se il prodotto è stato tolto dall’imballaggio, aperto e utilizzato per qualche giorno? 

Un nostro lettore ci racconta di aver acquistato un condizionatore dopo aver visto la pubblicità in televisione. Tuttavia, dopo averlo tolto dall’imballaggio e testato per due giorni, si è accorto che l’apparecchio non garantiva le prestazioni promesse con la pubblicità. Sicché, ha scritto all’azienda per ottenere la restituzione dei soldi già spesi. Quest’ultima però ha negato il rimborso sostenendo che il diritto di recesso non equivale alla garanzia “soddisfatti o rimborsati”; esso quindi non spetterebbe se il prodotto viene utilizzato dal cliente. Il lettore ci chiede così chiarimenti sul diritto di recesso sull’acquisto di un prodotto fuori dai locali commerciali.

La vicenda è piuttosto comune e ci dà l’occasione per ricordare, ancora una volta, quali sono i diritti del consumatore tutte le volte in cui questi fa un acquisto su internet, nel corso di una televendita, quando viene raggiunto da un operatore telefonico o da un venditore “porta a porta”. Sono questi i cosiddetti contratti conclusi «fuori dai locali commerciali» che, proprio per via della tecnica aggressiva di marketing cui sono soggetti e dell’impossibilità per il cliente di visionare il prodotto in vendita prima della stipula del contratto, offrono una tutela rafforzata.

Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona il diritto di recesso sull’acquisto di un prodotto.

Diritto di recesso: in cosa consiste e quando può essere esercitato?

Per illustrare i diritti del consumatore dobbiamo aprire una piccola e preliminare parentesi sul diritto di recesso. Il codice del consumo riconosce, al privato che acquista un prodotto fuori dai locali commerciali (ossia non in un negozio fisico), il diritto di ripensamento, anche detto “diritto di recesso”. Si tratta della facoltà di recedere dal contratto proprio in virtù del fatto che il consumatore non ha potuto vedere e testare il prodotto all’atto dell’acquisto. Questo diritto può essere esercitato entro 14 giorni dalla data in cui il prodotto gli viene materialmente consegnato. Entro tale termine bisognerà spedire una raccomandata al venditore con cui gli si comunica l’intenzione di recedere dalla vendita. Lo si può fare anche con un fax, a condizione che, nelle successive 48 ore, si spedisca la raccomandata.

Per l’esercizio del diritto di recesso non è necessario fornire motivazioni. Si può quindi trattare di insoddisfazione o anche di capriccio. 

Quando non spetta il diritto di recesso

La legge indica una serie di ipotesi in cui il diritto di recesso non può essere esercitato. Tra i casi più comuni vi è l’acquisto di prodotti personalizzati (ad esempio, una maglietta con una stampa particolare) o di servizi che sono già stati resi. Leggi sul punto “Si può escludere il diritto di recesso?“.

Chiaramente, il diritto di recesso non spetta quando l’acquisto avviene in un negozio. In tal caso, l’unica possibilità per l’acquirente di ottenere la restituzione dei soldi spesi è di contestare la qualità dell’oggetto rispetto alle caratteristiche promesse o far valere la garanzia per vizi di produzione. 

La giurisprudenza ha ritenuto che il diritto di recesso non spetti neanche per le vendite avvenute in fiera, che sono equiparate a quelle all’interno del negozio.

Il diritto di recesso spetta solo a chi acquista in veste di consumatore e non quindi nell’ambito della propria attività lavorativa: pertanto, chi chiede l’emissione della fattura a seguito della vendita, fornendo la propria partita Iva, non avrà diritto al recesso neanche se acquista fuori dai locali commerciali.

Il diritto di recesso spetta se il prodotto viene aperto e usato?

Poiché scopo del diritto di recesso è di consentire al consumatore di testare un prodotto che non ha potuto visionare al momento della conclusione del contratto, esso spetta anche quando l’oggetto in questione, una volta consegnato a casa, è stato tolto dall’imballaggio e utilizzato. A dirlo è stata una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1] che abbiamo già commentato nell’articolo “Si può restituire un prodotto aperto e usato, comprato su internet?“.

Difatti, il diritto di recesso «si presume compensi lo svantaggio che risulta per il consumatore da un contratto a distanza, accordandogli un termine di riflessione appropriato durante il quale egli ha la possibilità di esaminare e testare il bene acquistato nella misura necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dello stesso». 

Che fare se il venditore non garantisce il diritto di recesso?

Se, nonostante ciò, il venditore non dovesse riconoscere all’acquirente il diritto di recesso, seppur spettantegli per legge, questi ha la possibilità di citarlo in un giudizio civile. A tal fine, però, dovrà prima avviare un tentativo di mediazione, presso un organismo (privato) situato nella propria città. Tale esperimento servirà per tentare un bonario componimento tra le parti dinanzi a un terzo conciliatore. A tal fine, bisognerà comunque incaricare un avvocato civilista. 

Bisogna tuttavia considerare che non sempre i costi di un giudizio giustificano la contestazione poiché spesso superano lo stesso vantaggio. Chi comunque non vuol rinunciare ai propri diritti potrà quantomeno tentare la carta della diffida, inviando una raccomandata a.r. o una pec al venditore e mettendo, in copia, l’Agcm ossia l’Autorità Garante per il commercio. 

Approfondimenti

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note

[1] C. Giust. UE causa n. C-681/17 del 27.03.2019.

[2] Direttiva 2011/83/Ue 


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