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Brevetto: cos’è e come funziona

18 Settembre 2020 | Autore:
Brevetto: cos’è e come funziona

Come si tutela un’invenzione. Quali prodotti o procedimenti possono essere protetti. Dove presentare la domanda e quanto dura.

Erasmo da Rotterdam diceva: «Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia». Ecco: quando la mente supera gli schemi convenzionali e giunge dove gli altri non sono ancora arrivati, scatta l’idea grazie alla quale si inventa quello che nessuno ha mai immaginato. E si aprono due strade: consegnare quell’idea ai posteri per pura generosità oppure costruirci sopra un meccanismo di guadagno. È in quest’ultimo caso che bisogna sapersi tutelare, per evitare che qualcuno riempia le sue tasche utilizzando le intuizioni altrui. Occorre fare un brevetto: cos’è e come funziona sono le prime domande da porsi.

Sarebbe l’equivalente al diritto di autore per un compositore. Immagina che ti venga in mente una bella melodia. La proponi in una serata tra amici e qualcuno la trova interessante. La registra col cellulare, la elabora a casa, ci aggiunge un testo più o meno decente (a quello non ci bada più nessuno o quasi), la presenta a un produttore che la veste con un arrangiamento che funzioni e diventa la hit dell’estate. Solo che il tuo «amico» l’ha registrata alla Siae a nome suo. Si fa un mucchio di soldi e tu non puoi dimostrare che, in realtà, l’idea ce l’hai avuta tu.

Lo stesso succede con qualsiasi altra invenzione (un brano musicale, alla fine, lo è). Pensa se fossi stato tu il padre dell’invenzione più straordinaria della storia dell’uomo: la ruota. Nulla esisterebbe oggi senza la ruota. Nulla potrebbe funzionare o muoversi oggi senza la ruota. Quanti soldi avresti fatto se avessi avuto la possibilità di brevettarla? E quanti ne avrebbe fatti chi ti avesse rubato l’idea?

Ecco, in breve sintesi, a che cosa serve un brevetto: a tutelare la proprietà di un’invenzione. Approfondiamo l’argomento e vediamo che cos’è un brevetto, come funziona e come proteggere un’idea da far fruttare prima che qualcuno se ne approfitti.

Brevetto: che cos’è?

Formalmente, e come abbiamo anticipato in modo estremamente semplice, il brevetto è un istituto giuridico che consente la tutela di un’invenzione tecnologica dalla possibile perdita della proprietà dell’invenzione stessa.

Va da sé che se hai un’idea in grado di migliorare la tua posizione professionale rispetto alla concorrenza, sia per migliorare un prodotto sia per ottimizzare un processo produttivo, devi cercare di tenerla nascosta il più possibile finché l’organo competente non certifichi che quell’idea appartiene a te e a nessun altro. Da quel momento in poi, e in linea di massima, se qualcuno vorrà utilizzarla, dovrà pagare te per poterlo fare.

Il brevetto è nato proprio a questo scopo ed è disciplinato dal Codice civile [1] e dal Codice della proprietà industriale.

Brevetto: cosa dice la normativa?

Secondo il Codice civile, «chi ha ottenuto un brevetto per un’invenzione industriale ha il diritto esclusivo di attuare l’invenzione e di disporne entro i limiti e alle condizioni stabilite dalla legge. Il diritto si estende anche al commercio del prodotto a cui l’invenzione si riferisce».

Il diritto di esclusiva interessa i due ambiti a cui abbiamo fatto riferimento prima, cioè quello che riguarda il prodotto e quello, invece, relativo al procedimento.

Per quanto riguarda il prodotto, l’autore dell’invenzione brevettata ha diritto «a vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di produrre, usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto in questione».

Sull’invenzione di procedimento, invece, si ha diritto «a vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di applicare il procedimento, nonché di usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto direttamente ottenuto con il procedimento in questione».

Le discipline del Codice civile si applicano a qualsiasi tipo di invenzione, mentre quelle del Codice della proprietà industriale riguardano solo quelle del settore della meccanica. Altri comparti, come quelli della chimica, delle biotecnologie o della tipografia, hanno le loro regole specifiche.

Brevetto: su quali invenzioni?

È sempre il Codice civile a stabilire che cosa può essere brevettato e che cosa, invece, resta a disposizione di chiunque lo voglia utilizzare. La normativa dice che «possono costituire oggetto di brevetto le nuove invenzioni atte ad avere un’applicazione industriale, quali un metodo o un processo di lavorazione industriale, una macchina, uno strumento, un utensile o un dispositivo meccanico, un prodotto o un risultato industriale e l’applicazione tecnica di un principio scientifico, purché essa dia immediati risultati industriali». Per citare alcuni esempi già esistenti (se non lo fossero, correrei a brevettarli subito), pensa al cavatappi, alla prima stampante, al processo di fabbricazione di un determinato oggetto, ecc.

Il Codice della proprietà industriale che, come detto, interviene nel settore della meccanica, stabilisce che «possono costituire oggetto di brevetto le invenzioni di ogni settore della tecnica che sono nuove e che implicano un’attività inventiva e sono atte ad avere un’applicazione industriale».

In entrambi i casi, un prodotto o un procedimento devono avere questi requisiti per poter ottenere un brevetto: la novità, l’applicazione industriale, l’originalità e la liceità.

Il requisito di novità

La logica, oltre che la normativa, dice che non sarebbe possibile brevettare una cosa non nuova, cioè già esistente. Infatti, il Codice della proprietà industriale sancisce che un’invenzione è nuova quando è esclusa dallo stato della tecnica, cioè quando non appartiene a «tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico nel territorio dello Stato o all’estero prima della data del deposito della domanda di brevetto, mediante una descrizione scritta od orale, una utilizzazione o un qualsiasi altro mezzo».

Inoltre, un’invenzione non viene ritenuta nuova se ci sono questi due elementi: l’anteriorità e la predivulgazione dell’idea. In altre parole: non è possibile brevettare ciò che già esiste, o di cui è già stata presentata domanda di brevetto, o di cui si è già parlato in modo volontario o involontario.

Il requisito dell’applicazione industriale

Il secondo requisito è quello che stabilisce che un’invenzione può avere un’applicazione industriale «se il suo oggetto può essere fabbricato o utilizzato in qualsiasi genere di industria, compresa quella agricola».

Il requisito dell’originalità

Un’invenzione si ritiene formalmente originale, secondo il Codice della proprietà industriale, quando «per una persona esperta del ramo, essa non risulta in modo evidente dallo stato della tecnica. Se lo stato della tecnica comprende documenti di cui al comma 3, dell’articolo 46, questi documenti non sono presi in considerazione per l’apprezzamento dell’attività inventiva».

Per attività inventiva si deve intendere, appunto, l’originalità. Un concetto che può essere relativo alla forma o alla struttura del prodotto oppure alla sua funzionalità. Deve essere, insomma, diverso a qualsiasi cosa di simile già conosciuta.

Per fare un esempio banalissimo: una volta esisteva il cavatappi che bisognava introdurre nel sughero a mano, girandolo, per poi appoggiarlo sul bordo della bottiglia e tirare il tappo in fuori. Finché arrivò quello che comunemente si conosce come il «cavatappi con le orecchie» o con le alette che salgono. Quello, insomma, che si appoggia sul collo della bottiglia, si gira la manopola superiore per far entrare la spirale nel sughero mentre le leve laterali salgono e poi si spingono le leve in basso per far salire il tappo. Meno elegante, più domestico ma altrettanto funzionante e più comodo per i profani. Ecco, due prodotti che hanno la stessa funzione. Ma proprio perché quest’ultimo ha un meccanismo diverso, chi l’ha inventato lo può brevettare per la sua originalità.

Il requisito della liceità

Un’invenzione può essere nuova e originale, può anche avere un’applicazione industriale, ma se non è lecita, se è contraria all’ordine pubblico e al buon costume, non è brevettabile. Per essere formalmente tutelata, insomma, deve avere un uso legalmente riconosciuto.

Brevetto: come richiederlo

La prima cosa da fare per ottenere il brevetto su un prodotto o su un procedimento è quello di poter essere riconosciuto come l’autore dell’invenzione. È il cosiddetto «diritto morale», che può essere chiesto dall’inventore o, dopo il suo decesso, dal coniuge e dai discendenti fino al secondo grado oppure, in mancanza di questi, dai genitori e dagli altri ascendenti nonché dai parenti fino al quarto grado.

L’autore dell’invenzione (facciamo che sia ancora vivo) deve presentare la domanda di persona o può delegare un consulente della proprietà industriale. La richiesta può essere effettuata solo per un’invenzione all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi oppure presso una Camera di Commercio.

La domanda deve riportare:

  • l’invenzione e la sua descrizione;
  • il suo titolo (o il suo nome):
  • la rivendicazione sulle caratteristiche specifiche dell’oggetto del brevetto;
  • i disegni che servono alla sua descrizione.

Brevetto: quanto dura

Dal momento in cui viene depositata la domanda, la tutela del prodotto o del procedimento entra in vigore per 20 anni. Non è ammessa la proroga e nemmeno il rinnovo del brevetto, a differenza del marchio. Significa che trascorsi quei 20 anni, il prodotto o il procedimento diventano di pubblica utilità.

Attenzione, però. La domanda rimane segreta per almeno 18 mesi. Nel frattempo, l’autore dell’invenzione ha la possibilità di valutare se davvero gli conviene dar corso alla procedura di brevetto, cioè se la sua invenzione è così valida come pensava. Se non viene data una conferma, la domanda si considera ritirata.

Una volta presentata la richiesta di brevetto, l’invenzione viene sottoposta alle dovute verifiche. L’Ufficio Brevetti e Marchi accerta «per le invenzioni ed i modelli di utilità che l’oggetto della domanda sia conforme a quanto previsto dalla legge, inclusi i requisiti di validità, ove sia disciplinata con decreto ministeriale la ricerca delle anteriorità e in ogni caso qualora l’assenza di essi risulti assolutamente evidente sulla base delle stesse dichiarazioni ed allegazioni del richiedente oppure sia certa alla stregua del notorio». Tradotto: l’Ufficio controlla che ci siano i requisiti sopra elencati.

Brevetto: può essere ceduto?

La normativa consente il trasferimento del diritto di brevetto tramite la cessione o con la licenza. A dire il vero, ci sarebbe una terza modalità che l’autore di un’invenzione non si augurerebbe mai: il pignoramento.


note

[1] Artt. 2584-2591 cod. civ.


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