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Sanzioni disciplinari conservative: cosa sono?

19 Settembre 2020 | Autore:
Sanzioni disciplinari conservative: cosa sono?

Richiamo verbale o scritto, multa, sospensione dal servizio e dalla retribuzione, trasferimento: quali sono e quando si applicano le sanzioni conservative.

Tra i poteri del datore di lavoro appartiene particolare rilievo il potere disciplinare, in forza del quale è possibile comminare delle sanzioni al dipendente che non rispetta i propri obblighi e doveri in relazione al rapporto lavorativo.

Il potere disciplinare, difatti, è la facoltà del datore di lavoro di sanzionare il lavoratore per l’inosservanza delle direttive impartitegli o per la violazione degli obblighi che discendono dal rapporto di lavoro.

Per comminare le sanzioni, il datore di lavoro deve rispettare lo Statuto dei lavoratori [1], che disciplina il procedimento di irrogazione delle sanzioni, il diritto di difesa del lavoratore e, infine, specifica le sanzioni provvedimenti sanzionatori che possono essere applicati (salva la possibilità di intervento del contratto collettivo).

Le sanzioni disciplinari possono essere di due tipologie: conservative e non conservative. Ma le sanzioni disciplinari conservative cosa sono? Possono consistere in provvedimenti differenti: richiamo verbale, ammonizione scritta, multa, sospensione (dal lavoro e dalla retribuzione) e trasferimento disciplinare. Nessuna di queste sanzioni determina la cessazione del rapporto lavorativo.

L’unica sanzione disciplinare non conservativa è, invece, il licenziamento, che può essere per giusta causa, quando la condotta del lavoratore è talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche temporanea, del rapporto, oppure il licenziamento per giustificato motivo soggettivo. Il licenziamento per giusta causa avviene senza preavviso, mentre il licenziamento per giustificato motivo soggettivo avviene nel rispetto del preavviso contrattuale. In entrambi i casi il licenziamento, che rappresenta la sanzione disciplinare più grave in quanto determina la cessazione del rapporto, avviene previo rispetto della procedura disciplinare.

Osserviamo ora le diverse tipologie di sanzioni disciplinari conservative, rinviando alla nostra Guida alla procedura disciplinare per maggiori dettagli sul procedimento di irrogazione delle sanzioni.

Richiamo verbale

Il richiamo verbale, detto anche rimprovero verbale, o ammonizione verbale, è la sanzione disciplinare meno grave, per la quale non è necessario il rispetto della procedura di contestazione disciplinare, in quanto il lavoratore viene, semplicemente, “sgridato”.

Di questo provvedimento non è garantita la tracciabilità, salvo che il datore non decida di convertirla in richiamo scritto (in questo caso deve però rispettare la procedura disciplinare di irrogazione delle sanzioni).

Normalmente il rimprovero verbale è previsto per le mancanze più lievi o per la prima mancanza.

Richiamo scritto

Il richiamo scritto, o ammonizione scritta, o rimprovero scritto, può essere conservato agli atti dell’azienda per consentire, eventualmente, al datore di applicare sanzioni disciplinari più gravi nelle ipotesi di recidiva.

Il datore, per applicare il richiamo scritto, deve rispettare la procedura disciplinare di irrogazione delle sanzioni: l’ammonizione per iscritto non può essere applicata prima che siano trascorsi 5 giorni dalla contestazione, sempre per iscritto, del fatto che vi ha dato causa.

Multa

Per le violazioni più gravi rispetto a quelle sanzionabili con le semplici ammonizioni, o in caso di recidiva, i contratti collettivi prevedono l’applicazione della multa: questa sanzione consiste in una trattenuta in busta paga dell’importo corrispondente a un massimo di 4 ore della retribuzione del dipendente.

Il datore, per applicare la multa, deve rispettare la procedura disciplinare di irrogazione delle sanzioni: la multa non può essere comminata prima che siano trascorsi 5 giorni dalla contestazione, per iscritto, del fatto che vi ha dato causa.

Sospensione dal servizio e dalla retribuzione

In relazione alle violazioni più gravi e nei casi di recidiva o già puniti con la multa, il lavoratore può essere punito con la sospensione dal servizio, che comporta necessariamente la sospensione dalla retribuzione. Questa sospensione, da non confondere con la sospensione cautelare, che non è una sanzione disciplinare, non può superare i 10 giorni.

Trasferimento disciplinare

Il trasferimento disciplinare è una sanzione che può essere applicata solo se espressamente prevista dal contratto collettivo. Questo provvedimento comporta lo spostamento del dipendente a un’altra sede o a un altro reparto. La sanzione deve essere connessa a mancanze o all’insubordinazione del lavoratore, che abbiano prodotto conseguenze rilevanti all’interno dell’azienda, come disorganizzazioni o disfunzioni dell’unità produttiva.

Se il trasferimento non è previsto dal contratto collettivo nazionale o dal contratto aziendale, il trasferimento del dipendente non può essere qualificato come sanzione disciplinare.

Quali sono le sanzioni conservative applicate dai contratti collettivi

I principali contratti collettivi ricollegano specifiche sanzioni disciplinari conservative a determinate condotte del lavoratore. Un elenco delle principali sanzioni conservative si trova nella nostra “Guida alle sanzioni disciplinari“, nella quale è anche specificato quando una sanzione disciplinare è illegittima.


note

[1] Art.7 L. 300/1970.


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