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Ferie: quando se ne perde il diritto?

9 Luglio 2020 | Autore:
Ferie: quando se ne perde il diritto?

Il lavoratore dipendente che non fruisce del periodo di vacanza spettante entro un determinato termine può perderlo?

Il diritto alle ferie riveste un’importanza primaria, per i lavoratori dipendenti, tant’è che risulta non solo garantito dalla legge [1], ma anche dalla Costituzione [2]. Le ferie, infatti, hanno la fondamentale funzione di garantire al lavoratore non solo il recupero psicofisico, ma anche il recupero dei rapporti familiari e sociali, nonché dei momenti di svago.

Il decreto sull’orario di lavoro [3] prevede, per la generalità dei dipendenti, il diritto a un minimo di 4 settimane di ferie l’anno, delle quali due devono essere fruite nel corso dell’anno di maturazione, possibilmente in modo continuativo; quelle restanti devono essere fruite, invece, entro 18 mesi dalla maturazione, salva diversa previsione del contratto collettivo.

Il datore di lavoro che non consente al lavoratore di fruire delle ferie previste per legge può subire delle pesanti sanzioni ed essere condannato al risarcimento del danno per il pregiudizio subito dal lavoratore.

Ma che cosa accade se è il lavoratore a non voler fruire delle ferie? Queste giornate di vacanze retribuite vanno perdute? E se passa molto tempo dalla maturazione delle ferie, le assenze si possono fruire ugualmente? Si possono convertire in indennità? In altre parole, riguardo alle ferie, quando se ne perde il diritto? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo innanzitutto considerare che le ferie “non sono tutte uguali”: le giornate di ferie previste dalla legge non sono monetizzabili, cioè non possono essere convertite in un’indennità, salvo il caso di cessazione del rapporto e fatta eccezione per quei rapporti con durata inferiore all’anno. Le giornate di ferie aggiuntive, rispetto a quelle minime disposte dal decreto sull’orario di lavoro, che eventualmente sono previste dal contratto collettivo, possono invece essere monetizzate.

In ogni caso, nel nostro ordinamento non è contemplata una “perdita assoluta” delle ferie: o si fruiscono, o si beneficia dell’indennità. Vi sono però delle particolarità per quanto riguarda i dipendenti pubblici, che non possono beneficiare della monetizzazione. Inoltre, un orientamento innovativo è stato recentemente esposto dalla giurisprudenza europea.

Ferie dipendenti pubblici: si possono convertire in indennità?

Nel dettaglio, per quanto riguarda i dipendenti pubblici, un recente parere del dipartimento della Funzione pubblica [4], perseguendo la finalità generale del taglio della spesa pubblica, ha previsto che le ferie spettanti al lavoratore debbano essere necessariamente godute, anche in caso di cessazione del rapporto, quindi che non diano luogo all’erogazione d’indennità economiche sostitutive.

Fanno eccezione a questa previsione soltanto le seguenti ipotesi:

  • cessazione del rapporto di servizio per decesso del lavoratore;
  • dispensa dal servizio in base ad accertamenti medico-legali;
  • altri casi di cessazione del rapporto di lavoro, se risulta impossibile godere delle ferie secondo le tempistiche dell’ordinamento di appartenenza.

Ad ogni modo, se il caso concreto rientra in una delle rare ipotesi in cui le ferie non possono essere godute, il dipendente non le perde.

Che cosa succede se il datore di lavoro non concede le ferie?

Se il datore si rifiuta di concedere le ferie al lavoratore entro i termini massimi previsti dalla legge o dal contratto collettivo, il dipendente non ha il potere di assentarsi, mancando un accordo per la fruizione delle assenze. Può, tuttavia, denunciare l’accaduto all’Ispettorato del lavoro, nonché chiedere il risarcimento del danno subito.

L’Ispettorato può obbligare il datore di lavoro a collocare il dipendente in ferie, con prescrizione ad adempiere. Peraltro, per non aver consentito al dipendente di godere delle ferie, il datore è soggetto a delle severe sanzioni amministrative.

In ogni caso, il dipendente non perde le ferie non godute: queste gli devono essere comunque liquidate al termine del rapporto.

Che cosa succede se il dipendente non vuole andare in ferie?

Può accadere che sia il dipendente a non voler fruire delle ferie, magari per “garantirsi un gruzzolo” alla fine del rapporto, in aggiunta alla liquidazione. In questi casi quali sono le conseguenze?

È vero che il datore di lavoro, avendo “l’ultima parola” in materia di ferie, ben potrebbe collocare il dipendente forzatamente in vacanza. Ne abbiamo parlato in: “Ferie forzate“. Tuttavia, imponendo le ferie forzate, il datore di lavoro potrebbe essere accusato di averle utilizzate in modo distorto ed esporsi dunque al rischio di contenzioso.

A questa problematica ha risposto la giurisprudenza europea [5]: se il lavoratore evita di assentarsi per ferie, pur essendo messo in condizione di esercitare il proprio diritto, può perdere il diritto sia alle assenze che alla relativa indennità.

Il datore di lavoro deve, però, dimostrare che il dipendente, pienamente consapevole delle conseguenze, si sia astenuto dal fruire dalle proprie ferie annuali, pur essendo stato messo nella condizione di godere delle assenze retribuite.

Il datore deve inoltre provare di aver invitato il lavoratore a beneficiare delle ferie, nonché di averlo informato della perdita delle ferie non godute al termine del periodo di riferimento o di un periodo di riporto autorizzato.


note

[1] Art. 2109 Cod. civ.

[2] Art.36 Cost.

[3] Art.10 D.lgs. 66/2003.

[4] Dip. Funz. Pubb., Parere n. 40033 del 8/10/2012.

[35] Corte di Giustizia europea, cause C-619/16 e C-684/16.


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