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Fine convivenza: si ha diritto a vedere l’animale domestico?

19 Settembre 2020 | Autore:
Fine convivenza: si ha diritto a vedere l’animale domestico?

Affidamento dell’animale domestico a seguito di separazione dei coniugi o di fine della coppia di fatto: regole, accordi, giurisprudenza.

La fine di una convivenza tra due persone può avere ripercussioni non solo sull’eventuale prole, ma anche sugli animali domestici che, nel frattempo, sono entrati a far parte della vita familiare a tutti gli effetti. È cosa nota a tutti coloro che, almeno una volta, hanno posseduto un animale quanto possa essere importante l’affetto che sono in grado di donare ai proprietari. A chi affidare il proprio animale domestico dopo la separazione dei suoi padroni? Al termine della convivenza si ha diritto a vedere l’animale domestico?

La domanda può sembrare poco importante se si pensa alle gravi conseguenze che possono derivare dalla fine di un’unione. In realtà, il tema dell’affidamento dell’animale domestico a seguito della fine di una relazione è molto sentito dalle coppie che, durante la convivenza, ne hanno posseduto uno. Se la coppia si separa, a chi va affidato l’animale d’affezione? La persona non affidataria conserva il diritto a vederlo, proprio come avviene con i figli? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: ti basteranno pochi minuti per trovare le risposte che cerchi.

Affidamento animale domestico: cosa dice la legge?

Purtroppo la legge italiana non prevede alcuna norma specifica a tutela degli animali domestici a seguito della separazione dei proprietari. Pertanto, occorrerà affidarsi agli accordi privati tra le parti o, in mancanza, alla decisione del giudice, quando la coppia che si separa è sposata. Vediamo come.

Separazione: che fine fanno gli animali?

Il primo problema da affrontare riguarda la sorte degli animali da compagnia dopo la separazione. A chi va assegnato l’animale da affezione quando la coppia si è lasciata?

Devi sapere che gli animali, nonostante siano parte integrante della vita di chi li possiede e godano di una specifica tutela anche in ambito penale, sono considerati dalla legge degli oggetti giuridici. Ciò significa che essi possono essere oggetto di un negozio giuridico (una compravendita, una donazione, ecc.) esattamente come qualsiasi altro bene.

Tanto premesso, quando la coppia si separa, dovrà stabilire anche a chi andrà affidato l’animale d’affezione, magari inserendo la previsione direttamente all’interno di un accordo scritto. Non sarà assolutamente possibile abbandonarlo, in quanto tale condotta costituisce un illecito penale. È invece possibile che l’animale venga affidato a terze persone in grado di accudirlo al meglio.

Come vedremo, il problema dell’affido dell’animale domestico a seguito della fine della convivenza è di più semplice risoluzione quando la coppia è sposata: in tal caso, infatti, la custodia dell’animale può essere contemplata direttamente nell’accordo oppure nel ricorso, passando al vaglio del giudice.

Nel caso di coppia di fatto, invece, non si vede altro rimedio se non un accordo (scritto od orale) tra le parti.

La prova della proprietà dell’animale domestico

Al termine di una convivenza si dovrà decidere chi si dovrà prendere cura dell’animale da compagnia. A tal proposito, poco rileva a chi risulti formalmente intestato l’animale presso l’anagrafe nazionale (ad esempio, l’anagrafe canina).

In altre parole, la proprietà formale dell’animale non necessariamente legittima il possesso a seguito della fine della convivenza. L’intestazione del cane a un soggetto non dimostra per forza la proprietà.

Chi vuole ottenere l’affidamento dell’animale domestico pur non essendone il titolare formale può provare la proprietà con ogni mezzo (testimonianze, pagamenti per sostenere le spese veterinarie, ecc.).

Se c’è poi un accordo scritto tra le parti, è possibile tutelare i propri diritti per vedere e provvedere ancora al proprio animale domestico. Per mettersi al riparo da future eventuali ripicche da parte del proprio partner è sufficiente una semplice dichiarazione, sottoscritta da entrambi, con la quale si stabilisce che la responsabilità di accudire l’amico a quattro zampe è da intendersi condivisa o affidata a uno di essi.

Separazione dei coniugi e affidamento dell’animale

Nel caso in cui la fine della convivenza avvenga all’interno di una coppia sposata, i coniugi potranno prevedere l’affidamento dell’animale domestico direttamente all’interno del regolamento che disciplina le condizioni della separazione.

Insomma: come viene regolata la sorte degli oggetti e degli altri beni mobili, così si dovrà fare anche per l’assegnazione dell’animale d’affezione e per il diritto di visita.

Poiché trattasi, come detto, di bene giuridico destinatario di una specifica tutela, il giudice potrebbe intervenire nel regolamento predisposto dalle parti e decidere a chi assegnare l’animale d’affezione, tenendo conto di tutte le circostanze e, soprattutto, della disponibilità data dai coniugi.

Come vedremo, la giurisprudenza prevalente è orientata ad applicare le norme sull’affido condiviso dei figli anche agli animali domestici: di conseguenza, è ben possibile che il giudice ritenga equo che l’animale trascorra il proprio tempo in maniera equa con un proprietario e con l’altro.

Fine della convivenza di fatto e animale domestico

Se a finire è la convivenza tra due persone non sposate, allora l’accordo sull’affidamento dell’animale domestico può essere trovato verbalmente oppure mediante un patto scritto.

Nel caso della coppia di fatto, non trovando applicazione le norme sulla separazione e sul divorzio, spetterà alle parti stabilire a chi assegnare l’animale domestico.

Se c’è dissenso poiché entrambi gli ex partner vogliono tenere con sé l’animale, allora deve ritenersi prevalente la volontà di colui che riesca a provare (al di là dell’intestazione formale presso l’anagrafe) la proprietà dell’animale domestico.

Diritto di vedere l’animale domestico

Il partner che non ha ottenuto l’affidamento ha diritto di andare a trovare l’animale domestico? Anche in questa circostanza molto (se non tutto) dipende dall’accordo raggiunto dalle parti:

  • nel caso di separazione personale dei coniugi, è molto probabile che il diritto di vedere il proprio animale domestico affidato all’altro coniuge sia contemplato direttamente all’interno delle condizioni della separazione. Spesso il giudice stabilisce un affido al 50%, cosicché ciascun proprietario potrà tenere con sé l’animale domestico;
  • nel caso di fine della convivenza della coppia di fatto, le condizioni per poter vedere l’animale affidato all’altro sono rimesse al libero incontro di volontà delle parti.

Diritto di vedere l’animale domestico: giurisprudenza

Esistono diverse sentenze che affrontano il caso dell’affidamento e del diritto di visita all’animale domestico.

Secondo una sentenza [1], si è ritenuto che il regime giuridico in grado di tutelare l’interesse del cane fosse l’affido condiviso con divisione a metà delle spese per il suo mantenimento. Dal procedimento era emerso che il cane si era abituato a vivere, dopo la fine della convivenza, a periodi alterni con entrambi i padroni, in abitazioni e luoghi diversi e che entrambe le parti avevano provveduto alle cure necessarie per lo stesso.

Secondo altra giurisprudenza [2], in sede di separazione dei coniugi il giudice deve omologare il verbale di separazione consensuale nel quale si stabilisce, oltre all’affido condiviso dei figli minori e l’assegnazione della abitazione familiare al genitore collocatario, che il cane di famiglia vi resterà fino a quando i figli convivranno con il genitore, stabilendo a carico dell’altro genitore un contributo economico per mantenere l’animale, contributo che pertanto si somma a quello disposto in favore dei minori.

Quanto, invece, al rapporto affettivo con l’animale domestico, le disposizioni inserite nell’accordo, rifacendosi alle clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori, sono tese ad assicurarne a ciascun comproprietario la frequentazione alternata, con conseguente responsabilità durante il periodo di affidamento.


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 5322/2016.

[2] Trib. Modena, sent. dell’8 gennaio 2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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