Congedo parentale Covid: le nuove regole

9 Luglio 2020 | Autore:
Congedo parentale Covid: le nuove regole

Circolare (tardiva) dell’Inps: permessi di 30 giorni al nucleo familiare anche se ci sono più figli.

Metà del congedo parentale Covid, cioè 15 dei 30 giorni previsti, può essere fruita al posto del bonus bebè previsto per l’emergenza coronavirus, ma solo se di quest’ultima indennità è già stata chiesta non più della metà del suo valore, cioè fino a 600 euro o fino a 1.000 euro a seconda del settore in cui si lavora. Lo ha precisato l’Inps, confermando in questo modo la possibilità di utilizzare l’una o l’altra agevolazione ma non tutte e due insieme.

Un chiarimento che arriva al foto-finish, visto che il congedo di 30 giorni è usufruibile fino al 31 luglio, cioè scade, praticamente, fra 20 giorni. Ad esempio, non è più possibile utilizzarlo per la sospensione delle scuole, visto che l’anno scolastico si è già concluso. E nemmeno si possono prendere, ormai, i 12 giorni in più concessi per i lavoratori con handicap grave o per i familiari che li accudiscono, di cui si parla nella circolare appena pubblicata ma relativa ai mesi di maggio e giugno.

Quello che, invece, interessa è che il congedo parentale di 30 giorni per i dipendenti del settore privato, gli iscritti alla gestione separata dell’Inps e gli autonomi è valido per il nucleo familiare, anche se ci sono più figli. L’Istituto sottolinea anche che per le domande presentate dal 29 marzo, non opera più la conversione d’ufficio da congedo ordinario a quello Covid-19, considerato che da quel giorno si può scegliere la tipologia di astensione dal lavoro al momento della richiesta.

La conversione resta possibile solo per chi ha fatto domanda tra il 4 e il 19 maggio, cioè tra la conclusione del periodo di fruizione del congedo di 15 giorni introdotto dal decreto Cura Italia e l’entrata in vigore dell’attuale versione a 30 giorni. Ad ogni modo, il cambio deve essere richiesto dall’interessato presentando una nuova domanda di congedo per coronavirus e contestuale comunicazione al datore di lavoro (che lo deve indennizzare al 50% della retribuzione invece che al 30%).



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