Dieselgate: risarcimenti ammessi in tutta Europa

9 Luglio 2020
Dieselgate: risarcimenti ammessi in tutta Europa

Il danno per gli acquirenti si manifesta dove i veicoli truccati sono stati comprati e dunque può essere azionato davanti ai tribunali nazionali.

Nuova decisione della Corte di Giustizia dell’Unione europea sul dieselgate, lo scandalo delle emissioni dei motori diesel truccate dai programmi software elaborati dai costruttori, come Volkswagen, per farle apparire meno inquinanti. Adesso la Corte europea amplia notevolmente le possibilità di risarcimento per i consumatori vittime di dieselgate, quando stabilisce che il danno subito dal proprietario dell’auto si concretizza al momento in cui la acquista pagandola ad un prezzo superiore al suo valore reale.

Questo significa che un costruttore di automobili – Volkswagen nel caso specifico deciso dai giudici – che abbia venduto veicoli «illecitamente manipolati» fuori dai confini della Germania in cui ha la sede, e dunque in altri Stati membri dell’Ue, può essere citato in giudizio davanti ai tribunali nazionali dei rispettivi Stati membri.

La Corte ha così deciso la causa promossa da un’associazione austriaca di consumatori (Vki) contro la Volkswagen. L’associazione aveva citato in giudizio Volkswagen presso il tribunale di Klagenfurt, in Austria, chiedendo il risarcimento dei danni subiti da 574 consumatori austriaci che avevano acquistato auto, nuove o usate, equipaggiate con un motore Ea 189, prima che si sapesse, il 18 settembre 2015, che quei motori erano equipaggiati con un ‘defeat device‘, un impianto illegale che consentiva di ‘truccare’ i dati relativi alle emissioni inquinanti.

Così la Vki ha chiesto ai giudici di Klagenfurt di riconoscerle 3,6 milioni di euro di danni, per conto dei consumatori, e di dichiarare la casa tedesca responsabile di tutti i danni non ancora quantificabili o destinati a prodursi in futuro. Per la Vki, se i consumatori fossero stati a conoscenza della manipolazione, o non avrebbero comprato quelle auto oppure avrebbero ottenuto un prezzo inferiore del 30%.

Siccome le auto erano difettose sin dal momento della loro uscita dalla fabbrica e dunque all’atto della prima vendita, il loro valore era nettamente inferiore al prezzo effettivamente pagato dagli acquirenti: la differenza costituisce il danno subito dai consumatori.

Ma la Volkswagen aveva contestato la competenza dei giudici austriaci, che si sono rivolti alla Corte di Giustizia, la quale adesso ha dato loro ragione. Bisogna considerare che in linea generale nell’Unione europea sono competenti a decidere le cause civili promosse dai cittadini gli organi giurisdizionali dello Stato in cui il convenuto ha il proprio domicilio; applicando questa regola, la citazione avrebbe dovuta essere effettuata in Germania.

Tuttavia, nelle cause civili il diritto comunitario attribuisce una competenza speciale al tribunale del luogo in cui si è concretizzato il danno e a quello del luogo in cui si è verificato l’evento “generatore” del danno medesimo, cioè la causa al quale il danno è riconducibile e da cui esso deriva. Per la Corte Ue, nel caso del dieselgate il luogo di questo «evento generatore», cioè l’installazione del dispositivo defeat device, è la Germania, dove le auto sono state costruite, ma il luogo in cui il danno si è concretizzato è l’Austria, dove i veicoli sono stati comprati e quest’ultimo criterio vale a radicare la competenza a decidere dei tribunali al di fuori dei confini tedeschi.

Per i giudici europei, «il danno lamentato si è concretizzato solo al momento dell’acquisto dei veicoli, per un prezzo superiore al loro valore reale». Così – osserva la Corte – il costruttore che venda autovetture in altri Stati membri «può ragionevolmente attendersi di essere citato davanti ai tribunali di questi stessi Stati». Leggi anche Dieselgate: novità sui risarcimenti ai proprietari delle auto.



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