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Perché Trump sarebbe l’uomo più pericoloso del mondo

9 Luglio 2020 | Autore:
Perché Trump sarebbe l’uomo più pericoloso del mondo

La definizione è della nipote del presidente Usa, che così intitola la biografia più attesa e contrastata del momento. Uscirà il 14 luglio, nonostante il tentato stop alla pubblicazione. 

Qualcosa sapevamo già. Per esempio di certe manovre per evadere il fisco emerse da un’inchiesta con cui il New York Times vinse il Pulitzer. Ma anche della misoginia che, periodicamente, esplode in frasi a dir poco infelici, come «Le donne sono oggetti esteticamente piacevoli» (tratta dal libro «Trump101: la via per il successo», di Donald Trump).

C’è ancora molto da raccontare sul presidente degli Stati Uniti e la nipote Mary Trump, psicologa di 55 anni, è pronta a vuotare il sacco. Mancano pochi giorni all’uscita di quello che, dalle anticipazioni dei giornali, si annuncia come un libro choc. La Casa Bianca, per ora, fa spallucce e bolla il contenuto come «falso». Per inibirne la circolazione, Robert Trump, fratello minore del presidente, aveva avviato un’azione legale che ha funzionato solo qualche ora: l’ordine di sospensione di un giudice di New York è stato ritirato da una corte d’appello il giorno dopo. La data originaria di uscita, il 28 luglio, anticipata al 14.

E allora via libera al ritratto dello «zio Donald»: scorci di vita familiare che promettono di accendere un faro sul privato del presidente dell’«America first», per comprenderne la condotta pubblica. Titolo: «Too much and never enough. How my family created the world’s most dangerous man» («Troppo e mai abbastanza. Come la mia famiglia ha creato l’uomo più pericoloso del mondo»). L’immagine tratteggiata da Mary Trump è quella di un nucleo disfunzionale, dominato dal padre-padrone Fred: uno squalo di imprenditore che vedeva i soldi e poco altro.

Fred era anche il nome del padre di Mary, l’autrice, che certamente ha motivi da vendere per covare rabbia nei confronti del nonno e dello zio Donald. Per il padre della psicologa, infatti, l’azienda immobiliare che fece la fortuna dei Trump non era prioritaria, in controtendenza col comune sentire dei parenti. Fred junior voleva diventare un pilota di aerei e ci riuscì, tra la collera di Fred senior per un primogenito che rifiutava gli affari. È qui che entra in gioco l’erede Donald, che diventa il figlio prediletto cui affidare un patrimonio. Un ripiego, lascia a intendere Mary: «il secondogenito era un inetto viziato. La scelta era però ormai fatta e Fred non poté far altro che continuare a sostenerla foraggiandolo con ogni mezzo».

Il figlio ingrato, Fred junior, morì a 44 anni, alcolizzato e isolato dai Trump: nessuno di loro era con lui quando lo ricoverarono per un infarto legato all’abuso di alcol. Il fratello Donald, in particolare, era al cinema.

Per Mary, l’inquilino della Casa Bianca è «un mostro» forgiato dal padre, a sua immagine e somiglianza. Stesso amore per i soldi; stessa durezza e mancanza di empatia, secondo l’autrice. Nonno Fred voleva che i figli fossero dei «killer», spiega Mary Trump: obbedienti al padre, spietati col mondo.

Per la psicologa, il carattere di Trump ha risentito pesantemente di questo modello di genitore. Gli riconosce successo ma anche una propensione a mentire, raggirare, misurare tutto in dollari, compresi gli esseri umani o i traguardi personali. Quello che non si può ottenere col sudore, si compra. E qui Mary Trump racconta di quando, per passare l’esame d’ammissione all’Università della Pennsylvania, zio Donald pagò una persona che fece il test al posto suo. Perfino la sua vittoria alle elezioni a presidente Usa contro Hillary Clinton erano una manovra meramente d’immagine, secondo la nipote, che la descrive come «un colpo di fortuna», nonché «la notte peggiore della mia vita».

Dente avvelenato senz’altro, ma Mary Trump ha lavorato a lungo negli ospedali psichiatrici di Manhattan. In queste pagine c’è anche il suo sguardo di psicologa clinica, su uno zio che definisce narcisista e sociopatico: «un debole che deve rinvigorire il suo ego fragile continuamente, perché sa di non essere nulla di ciò che dice di essere».

Il libro è un tentativo di analizzare il profilo psicologico del presidente, a partire dalle radici: «In lui – scrive – si ritrovano tutti e nove i criteri usati per identificare un narcisista, ma ci sono altri gravi disordini della personalità che non sarà mai possibile identificare con precisione in modo scientifico, perché lui non accetterà mai di sottoporsi ai necessari test».

La biografia è anche il contrario di ciò che Mary aveva promesso: anni fa, firmò un accordo in cui assicurava di non rivelare mai certe vicende familiari. Partiva da qui l’azione legale naufragata di Robert Trump per lo stop al libro. Lei, però, dice che era arrivato il momento di parlare.



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