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L’allarme del ministro dell’Interno sul rischio tensioni

9 Luglio 2020
L’allarme del ministro dell’Interno sul rischio tensioni

Luciana Lamorgese dice di temere per la tenuta degli equilibri sociali, visto il gran numero di persone rimaste disoccupate dopo l’emergenza. 

Strascichi sulla salute fisica e mentale e, per molti, il dissesto economico. È l’eredità pesante del lockdown: due mesi e mezzo di chiusura di cui l’Italia raccoglie i cocci. E il peggio potrebbe non essere ancora arrivato. Sembra di leggere questo tra le righe delle dichiarazioni odierne del ministero dell’Interno Luciana Lamorgese. Intervistata durante la trasmissione di Rai 3 Agorà Estate, non ha detto nulla di diverso da ciò che probabilmente ci aspettavamo ma che, comunque, resta allarmante. Per il ministro, riporta una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, «il rischio di tensioni sociali in autunno è concreto perché a settembre-ottobre vedremo gli esiti di questo periodo di grave crisi economica».

Qualche numero sulla crisi

Il 17 agosto scadrà il divieto licenziamenti, introdotto con il decreto Cura Italia e prorogato dal decreto Rilancio. Secondo un’indagine di Confcommercio, il 28% delle attività economiche rischia di non riaprire. Chi ha rialzato la saracinesca, sta affrontando un crollo degli incassi disarmante. Roma, la capitale, è la cartina di tornasole: ricavi diminuiti del 20-30% in centro, fino al 70% in periferia, secondo l’analisi di Lilli Garrone per il Corriere della Sera. Un panorama desolante che non sfugge – non può sfuggire – al ministro dell’Interno.

«Vediamo negozi chiusi – ha detto, ancora, ad Agorà – cittadini che non hanno nemmeno la possibilità di provvedere ai propri bisogni quotidiani. Il governo ha posto in essere tutte le iniziative necessarie per andare incontro a queste esigenze, il rischio (di tensioni sociali, ndr) è concreto e vedo un atteggiamento di violenza nei contro le forze di polizia assolutamente da condannare».

Due milioni i lavoratori che, da marzo, aspettano ancora la cassa integrazione. La Caritas ha registrato un +34% di «nuovi poveri», persone che, finora, non avevano mai avuto bisogno di andare a mangiare alla mensa di chi è in difficoltà o comunque di rivolgersi alla rete della Cei. «Tante persone hanno perso il lavoro e c’è l’esigenza che le risorse arrivino con immediatezza, per far fronte ai bisogni quotidiani», ha proseguito Lamorgese. Ma non devono solo arrivare. Devono anche «cadere nelle mani giuste – ha sottolineato il ministro ai microfoni di Rai Parlamento -. Io ho dato una direttiva ai prefetti perché venga attuato un attento monitoraggio e ascolto delle dinamiche sul territorio. Su questo i prefetti stanno rispondendo bene con le forze di polizia. È necessaria la celerità dei pagamenti e fare i necessari controlli antimafia, sia pure fatti successivamente».

Gli allarmi e le polveriere 

Non è il primo allarme tensioni sociali dall’inizio dell’emergenza. Il rischio eventuale si è trasformato in pericolo concreto più di una volta. A cominciare dalle rivolte nelle carceri. Ce ne dimentichiamo, oppure non le preferiamo non annoverarle tra le tensioni di cui parla Lamorgese, ma sono state il primo episodio di violenza scaturito dalla pandemia, dopo la riduzione dei colloqui dei detenuti con i parenti. Un’ulteriore restrizione che è stata il detonatore dei tumulti, in un sistema penitenziario già al collasso causa sovraffollamento.

E ancora: le forze dell’ordine a presidiare i supermercati di Palermo, dopo che la gente, esasperata, minacciava di il saccheggio. Era la fine di marzo. Repubblica dava notizia di un report riservato dell’intelligence, indirizzato all’esecutivo, che metteva in allerta su un «potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia dove l’economia sommersa e la capillare presenza della criminalità organizzata sono due dei principali fattori di rischio».

Per non parlare di Mondragone (Caserta), dov’è servito l’esercito per contenere la guerriglia tra bulgari e italiani. Un concentrato di disagio e paure: quella dei contagi per il nuovo focolaio, ma anche di gente – i braccianti bulgari che abitano nei palazzi ex Cirio – considerata da alcuni mondragonesi «una mina vagante, che se ne deve andare». Dall’altra parte, l’esasperazione dettata da una vita già dura nei campi e il terrore di perdere perfino un «lavoro» senza tutele. La zona rossa, a Mondragone, è finita ieri.

La replica

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Mariastella Gelmini ha risposto a Lamorgese che questa situazione si poteva prevedere. «L’allarme del ministro Lamorgese sul rischio di tensioni sociali in autunno era facilmente preventivabile: il governo però deve assumersi le sue responsabilità. Non è il Covid di per sé, infatti, a poter fare da amplificatore del malcontento popolare, ma la lentezza e l’inadeguatezza delle soluzioni messe in campo dall’esecutivo per superare la crisi economica».

E ancora: «Da parte nostra non ci sarà mai indulgenza verso la violenza, meno che mai se questa si indirizzasse verso le forze dell’ordine che hanno tutta la nostra solidarietà e vicinanza: ma è di plastica evidenza che il governo Conte ha preferito in questi mesi la strada dell’autosufficienza. Non è stata una scelta lungimirante».



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