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Concorso in magistratura: come prepararsi al meglio

11 Luglio 2020 | Autore:
Concorso in magistratura: come prepararsi al meglio

Come si diventa magistrati: i metodi per acquisire le conoscenze e competenze, non solo giuridiche, necessarie per affrontare e superare le prove concorsuali.

Tra gli sbocchi più prestigiosi della laurea in giurisprudenza c’è la carriera in magistratura. Per diventare magistrato occorre però superare un severo concorso, che richiede una adeguata preparazione, non solo tecnica. Il patrimonio di conoscenze giuridiche necessario per superare le prove, infatti, va ben al di là delle nozioni di base apprese durante gli studi universitari. Occorre un intenso percorso di studio successivo alla laurea, ma soprattutto serve un metodo specifico, calibrato sulle prove concorsuali e sul ruolo che il futuro magistrato andrà a svolgere.

In questo articolo ti spiegheremo come funziona il concorso per l’accesso in magistratura, in cosa consistono le prove e come prepararsi al meglio per riuscire a superarlo.

Il concorso in magistratura

La disciplina attuale del concorso pubblico per magistrato ordinario è stabilita dalla legge [1]. È un concorso per esami, articolato in una prova scritta e in una prova orale. Di norma ne viene bandito uno ogni anno; in alcuni periodi si sono svolti a cadenze più rarefatte, in altri anni c’è stata un’accelerazione, per colmare i consistenti vuoti di organico presenti nella magistratura ordinaria italiana.

Chi può partecipare

Si tratta di un concorso di primo grado, al quale possono partecipare i laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza, conseguito al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni (salvo che non si tratti di seconda laurea) e che, in aggiunta, hanno conseguito il diploma presso le scuole di specializzazione per le professioni legali (Sspl) [2] o il dottorato di ricerca in materie giuridiche, oppure hanno concluso positivamente lo stage presso gli uffici giudiziari o hanno svolto il tirocinio professionale per 18 mesi presso l’Avvocatura dello Stato.

Sono ammessi anche a partecipare anche:

  • i magistrati amministrativi e contabili e i procuratori dello Stato;
  • i dipendenti dello Stato, di altre pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici nazionali o locali, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell’area C prevista dal vigente CCnl – comparto Ministeri, con almeno 5 anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;
  • i docenti universitari di materie giuridiche, laureati in giurisprudenza e che non abbiano riportato sanzioni disciplinari;
  • i magistrati onorari (giudici di pace, giudici onorari di tribunale, vice procuratori onorari e giudici onorari aggregati) con 6 anni di funzioni senza demerito, revoca e sanzioni disciplinari;
  • gli abilitati all’esercizio della professione forense, ossia coloro che hanno superato gli orali dell’esame di avvocato anche se non sono iscritti all’albo; se già iscritti all’albo degli avvocati, non devono essere incorsi in sanzioni disciplinari.

I requisiti ulteriori

A fattor comune per tutte le categorie descritte, per accedere al concorso occorrono anche questi ulteriori requisiti: la cittadinanza italiana, il possesso dei diritti civili e politici e l’aver tenuto una condotta incensurabile.

Infine, esiste una condizione particolare, che è quella di non essere stati dichiarati per tre volte non idonei nel concorso per esami alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda. Questo rende il concorso ancora più arduo: esiste un limite massimo di tentativi che è possibile compiere.

Le prove d’esame

Come ti abbiamo anticipato in apertura, il concorso in magistratura è articolato in una prova scritta e in una prova orale.

La prova scritta

La prova scritta è la prima in ordine di tempo ed è lo scoglio più arduo da superare. Consiste nello svolgimento di tre elaborati teorici, che vertono, rispettivamente, sul diritto civile, sul diritto penale e sul diritto amministrativo. Si tratta, all’evidenza, di materie estremamente ampie e tutte di carattere sostanziale.

Nel corso degli anni, le tracce assegnate hanno riguardato talvolta temi generali e altre volte argomenti molto specifici, che hanno messo a dura prova i candidati. A questo deve aggiungersi il fatto che le tracce dei temi non sono quasi mai “monotematiche”, ossia corrispondenti a un istituto giuridico o argomento tracciato con il corrispondente titolo nei manuali, bensì sono “trasversali” e composte in modo da abbracciare una pluralità di problematiche, definizioni e casi.

Il tempo per svolgere ciascuna prova è limitato ad 8 ore dal momento della dettatura della traccia; non è possibile portare con sé codici commentati o annotati o dizionari giuridici, ma soltanto la legislazione, generale e speciale.

Alla correzione, la commissione esaminatrice attribuisce il punteggio a ciascun elaborato (l’anomimato è garantito dal fatto che i nomi dei concorrenti sono contenuti in una busta separata, che viene aperta solo dopo l’assegnazione del voto).

Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di dodici ventesimi di punti (cioè 6 decimi) in ciascuna delle materie della prova scritta. Dunque, per essere ammessi alla fase successiva occorre superare tutte e tre le prove, raggiungendo la sufficienza del voto in ciascuna di esse. Così il punteggio complessivo minimo per arrivare all’orale sarà di 36 punti (cioè 12 punti per ciascuno dei 3 elaborati), mentre il massimo teorico raggiungibile è di 60 punti: 20 per ciascuno dei 3 temi svolti.

La prova orale

I candidati che hanno superato la prova scritta vengono ammessi all’orale che si terrà in presenza davanti alla commissione esaminatrice. La prova orale è anch’essa molto ampia ed articolata nei contenuti e precisamente verte sui seguenti 10 gruppi di materie:

  • a) diritto civile ed elementi fondamentali di diritto romano;
  • b) procedura civile;
  • c) diritto penale;
  • d) procedura penale;
  • e) diritto amministrativo, costituzionale e tributario;
  • f) diritto commerciale e fallimentare;
  • g) diritto del lavoro e della previdenza sociale;
  • h) diritto comunitario;
  • i) diritto internazionale pubblico e privato;
  • l) elementi di informatica giuridica e di ordinamento giudiziario.

Inoltre, è previsto il colloquio su una lingua straniera, scelta dal candidato tra inglese, spagnolo, francese e tedesco.

Per superare la prova orale bisogna riportare un voto non inferiore a 6 decimi in ciascuno dei 10 gruppi di materie; mentre, per il colloquio sulla lingua straniera, è necessario “un giudizio di sufficienza” che non viene espresso in punti (mentre l’insufficienza è motivata con la sola formula ‘non idoneo’) .

In definitiva, conseguono l’idoneità finale, i candidati che ottengono una votazione complessiva non inferiore a 108 punti, ottenuta sommando la votazione negli elaborati della prova scritta e nelle materie della prova orale. Quello ottenuto sarà il punteggio di classificazione in base al quale verrà stilata la graduatoria dei vincitori, sulla base dei posti messi a concorso. In caso di parità di punti, si applicano le disposizioni generali vigenti per quanto concerne i titoli di preferenza per le ammissioni ai pubblici impieghi.

I vincitori e la nomina

Al termine del concorso così espletato, saranno nominati magistrati ordinari, con decreto ministeriale, i primi classificati entro il limite dei posti messi a concorso (e di quelli risultanti dall’eventuale aumento di un decimo).

Nella pratica, generalmente accade che il numero dei candidati che arrivano alla prova orale e la superano è già inferiore al numero dei posti messi a concorso, così di fatto, salvo sorprese, chi ha superato la prova scritta ha ampie possibilità di arrivare al traguardo, una volta sostenuto con esito positivo anche l’esame orale.

Concorso in magistratura: come prepararsi

Da quanto ti abbiamo sinteticamente descritto, avrai compreso che il concorso in magistratura non è certo una passeggiata e non si può confidare sulla sola preparazione universitaria di base, per quanto solida sia. Non bastano neppure i corsi di specializzazione post-laurea, i tirocini svolti o o gli stage frequentati; non si può confidare neanche sulle esperienze lavorative maturate, per chi già le ha, e neppure sul “pizzico di fortuna” che, se anche ci fosse, non potrà assistere con continuità il candidato nello svolgimento delle tre complesse tracce scritte e nella successiva esposizione dei dieci gruppi di materie orali.

Occorre, quindi, acquisire una conoscenza giuridica profonda e questo richiede un adeguato tempo di preparazione. Non è possibile predeterminare in astratto e in maniera valida per tutti il periodo di tempo necessario per ottenere la preparazione necessaria a superare le prove: molto dipende da fattori strettamente personali, come il livello di preparazione di base universitaria, la capacità di metabolizzazione dei contenuti, il talento nello scrivere, la capacità logica ed argomentativa e molti altri aspetti ancora.

In via generale, però, ipotizzando che non si svolgano altre attività e che tu ti possa dedicare a tempo pieno allo studio per la preparazione al concorso, dovresti preventivare un periodo di almeno due anni di intenso studio quotidiano per arrivare ad assimilare e padroneggiare tutte e le tre materie oggetto delle prove scritte: diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo.

L’esperienza quotidiana dimostra che gli studi universitari di diritto non sono adeguati al grado di preparazione richiesta per l’ingresso in magistratura. Nella maggior parte dei casi, gli studenti che hanno raggiunto il traguardo della laurea non hanno ancora sviluppato proprio quelle abilità fondamentali di esposizione scritta delle cognizioni acquisite e di inquadramento sistematico di fattispecie concrete.

In altre parole, la laurea e le specializzazioni giuridiche successive non bastano per affrontare il concorso: l’aspirante magistrato deve andare oltre la preparazione teorica e compiere un duro lavoro di approfondimento, studiando l’evoluzione della giurisprudenza, i nuovi approdi dottrinali e l’applicazione concreta degli istituti. Inoltre, sotto l’aspetto pratico dovrà anche acquisire una specifica tecnica per la redazione degli elaborati e disporre di un metodo per la disamina delle questioni giuridiche.

Sono abilità che il percorso di studi universitario non offre occasione di acquisire e di sviluppare e che neppure le esperienze successive maturate nel mondo di altre professioni giuridiche consentono di padroneggiare con la pienezza che occorre nell’ottica del concorso in magistratura.

Considera che le tracce assegnate al concorso solitamente presentano un duplice livello di difficoltà: da un lato, impongono l’inquadramento teorico generale degli istituti, che devono essere conosciuti in modo puntuale ed approfondito, e dall’altro richiedono la capacità di connessione logico-argomentativa di quegli stessi istituti. Si può arrivare a questo livello solo attraverso il veicolo della giurisprudenza aggiornata, di cui occorre conoscere percorsi e linee evolutive, ma serve anche l’ulteriore dimensione di saper inquadrare i problemi interpretativi ed applicativi in un’ottica sistematica.

Le scuole di preparazione al concorso

Esistono da anni in Italia alcune valide scuole di preparazione al concorso in magistratura, che aiutano l’allievo ad acquisire le abilità indispensabili che ti abbiamo indicato. Non è un caso che la maggior parte dei vincitori del concorso provengano da taluna di queste scuole: il metodo che si acquisisce si rivela fondamentale per superare le prove.

Tra le scuole esistenti, merita una menzione particolare il Centro di Studi Giuridici Lex Iuris. È un ente che si propone di dare un’impronta nuova al mondo della cultura giuridica, valorizzando il ruolo della formazione come momento fondamentale dello studio del diritto e della successiva professione.

Le difficoltà derivanti da uno scollegamento sempre più marcato tra formazione universitaria e post-universitaria, hanno spinto la Scuola ad ideare ed offrire una formazione completa, capace di coniugare maggiormente il mondo universitario a quello del lavoro, o, se si preferisce, la teoria alla pratica, superando lo scollamento che si registra attualmente e che penalizza proprio chi ambisce a diventare magistrato.

I corsi di preparazione al concorso in magistratura organizzati da Lex Iuris sono modulati sulle diverse esigenze soggettive dei candidati e i percorsi di studio vengono personalizzati. Il percorso prepara gli allievi non solo a padroneggiare gli istituti delle materie oggetto delle prove scritte – al fine di evidenziare i possibili collegamenti e ricostruire l’evoluzione giurisprudenziale degli stessi – ma anche a sviluppare le capacità di ragionamento e di risoluzione delle problematiche giuridiche.

In questo percorso di crescita e maturazione del proprio bagaglio di conoscenze giuridiche, il fine principe è quello di accompagnare gli studenti nell’acquisizione di una metodologia giuridica, cioè a padroneggiare i concetti ed i principi sui quali essi poggiano. Scrivere un elaborato giuridico, qual è appunto la traccia di uno dei temi assegnati per il concorso in magistratura, rappresenta metaforicamente la costruzione di uno spazio architettonico: la costruzione deve essere armonica ed ordinata e, soprattutto, ogni tassello deve essere saldamente poggiante su quello antistante o precedente, senza spazi vuoti ed intercapedini di sorta.

Le commissioni giudicatrici sono molto severe con i “salti logici” di cui i candidati sviluppando la traccia non si rendono talvolta neanche conto e non perdonano le costruzioni pindariche o mancanti di una solida argomentazione. Così, l’obiettivo e il vantaggio del corso organizzato da Lex Iuris è quello di fornire un metodo di preparazione che tenga conto di tutte le componenti in cui si struttura l’apprendimento, la memorizzazione e l’esposizione in forma scritta degli argomenti trattati.

Le lezioni teoriche vengono tenute da rinomati magistrati e professori universitari e i futuri magistrati sono coadiuvati dai percorsi fruibili tramite la piattaforma dedicata di e-learning di Lex Iuris, che dal momento dell’iscrizione è accessibile online da ogni allievo. Questo metodo intende realizzare il connubio tra teoria e pratica del diritto che potenzia le capacità ed il ruolo dell’interprete, rendendolo capace di navigare nelle acque agitate dei problemi giuridici in ogni ambito.

Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi e facilitare l’apprendimento, la Scuola fornisce man mano ai propri iscritti anche numerosi materiali selezionati, che sono preziosi per approfondire i più rilevanti casi giurisprudenziali e i temi di volta in volta assegnati; evitando, però, che la fornitura si trasformi in una pioggia alluvionale di nozioni dispensate: invece, è sempre presente la “bussola” di orientamento fornita dall’insegnante che aiuta lo studente a destreggiarsi nell’intricato labirinto. Infatti, senza le adeguate spiegazioni dei docenti, l’ampio materiale fornito potrebbe causare smarrimento nel concorsista.

Il piano di studi è attagliato alle prove da svolgere: si struttura attraverso continue esercitazioni in presenza in aula oppure a distanza, per gli iscritti al corso online che altrimenti sarebbero impossibilitati a raggiungere le sedi del corso. Questa fase è necessaria per sviluppare ed affinare l’esercizio della scrittura e della tecnica redazionale dei temi ed anche per calibrare il proprio tempo in sede di svolgimento effettivo della prova di esame.

Gli argomenti selezionati per la composizione delle tracce assegnate ai frequentatori sono il frutto di un meticoloso e attento giudizio del Comitato Scientifico di Lex Iuris che, finora, ha sempre individuato e proposto all’interno dei propri corsi le tracce che poi i candidati hanno affrontato in sede di concorso.

Le esercitazioni comprendono sempre tre ambiti, in modo da far conseguire all’allievo tutte le abilità necessarie al superamento delle prove concorsuali: la trattazione di uno o più istituti fondamentali, la capacità di collegamento e di ricostruzione degli istituti e la conoscenza dell’evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali per ciascuno degli istituti trattati.

Ogni corsista è seguito da più tutors selezionati, che sono operatori del diritto già qualificati: ricercatori universitari, notai, dottori di ricerca, avvocati e neo-magistrati, tutti specializzati in una delle materie oggetto delle prove di concorso e dotati anche di una qualificata esperienza umana. Proprio il confronto costante con i tutors rende più sopportabile la solitudine che spesso si avverte in uno studio lungo ed intenso, come quello di preparazione al concorso ed aiuta a superare le inevitabili incertezze.

In ogni incontro di tutorato, c’è una correzione delle esercitazioni svolte, con una spiegazione approfondita che aiuta l’allievo a capire come andava svolto l’elaborato, a focalizzare le questioni problematiche inerenti la traccia affrontata, a individuare gli istituti di carattere sostanziale e processuale coinvolti e a cogliere le possibili varianti e gli sviluppi alternativi. La correzione dei temi svolti è sempre individuale.

Grazie ad un corso di preparazione qualificato e mirato come quello di Lex Iuris, gli aspiranti magistrati potranno acquisire tutti quegli strumenti logico-argomentativi che renderanno fertile e proficuo il loro impegno. L’obiettivo è quello di mettere il candidato in grado di andare ben oltre la conoscenza pura e nozionistica degli istituti, arrivando a riconoscere, nelle pieghe del caso pratico oggetto delle tracce proposte, le peculiarità della fattispecie, creando connessioni e modellando gli istituti alle esigenze dell’interprete chiamato a dare vita al diritto, trovando una soluzione nell’ampio ventaglio applicativo che l’esperienza giuridica presenta.

Così il duro lavoro di studio per il concorso in magistratura può anche diventare affascinante: e forse solo questo può sostenere i lunghi e intensi sforzi necessari. Diventare magistrato richiede una profonda vocazione ed una forte motivazione, non può essere una mera scelta materialista, dettata dal solo interesse di ottenere una pur ottima sistemazione professionale.

Il magistrato amministra la Giustizia nel suo continuo e concreto svolgersi e il suo lavoro richiede non solo una adeguata preparazione tecnica, ma anche e prima di ciò un sapere umano più ampio e profondo, capace di compenetrare gli istituti giuridici attraverso la lente di ingrandimento di discipline marcatamente diverse (dalla psicologia alla letteratura, dalla bioetica all’informatica) e con un bagaglio cognitivo personale di adeguato spessore, che ponga al centro “l’Uomo” ed il ragionevole dubbio che deve animare qualsiasi giudizio sulla complessità dell’esperienza umana e sul delicato ruolo che il magistrato è chiamato ad affrontare verso i cittadini e nella società.


note

[1] D.Lgs. 5 aprile 2006, n. 160, emanato in attuazione della delega prevista dall’art. 1, comma 1, lettera a) della Legge delega 25 luglio 2005, n. 150 e modificato dalla Legge 30 luglio 2007, n. 111.

[2] Previste dall’art. 16 del D.Lgs. 17 novembre 1997, n. 398 e s.m.i.

[3] Art. 5, comma 4, D.P.R. 9 maggio 1994 n. 487.


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