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Conte torna a parlare del Mes

9 Luglio 2020
Conte torna a parlare del Mes

Il presidente del Consiglio assicura che non sta temporeggiando: la decisione arriverà a tempo debito.

«Non è un tabù», assicura, mentre in tanti gli muovono l’accusa di prendere tempo. Semplicemente, in questo momento, il Mes, per il capo del governo Giuseppe Conte, non è in cima alla lista delle priorità. Questo ha detto il presidente del Consiglio durante un’intervista al canale spagnolo Nius. Ieri, aveva incontrato il primo ministro Pedro Sanchez per un bilaterale sul Recovery Fund, nel tentativo di compattare lo schieramento dei cosiddetti paesi «antifrugali», che sostengono che l’Europa debba intervenire in modo economicamente massiccio per rispondere alla crisi scatenata dal Coronavirus.

Conte: non puntiamo sul Mes

Il ricorso al Mes «non è mai stato un tabù – ha spiegato Conte all’emittente spagnola -: ho semplicemente detto che non puntiamo sul Mes perché non è la risoluzione dei nostri problemi. Noi abbiamo bisogno del Recovery fund, dopo valuteremo se è nell’interesse dell’Italia usare anche il Mes. E valuteremo in modo trasparente la regolamentazione della linea di credito del Mes». Il Mes, lo ricordiamo, è un ente intergovernativo che esiste dal 2012, per fornire assistenza finanziaria ai Paesi europei in difficoltà, attraverso un apposito fondo. In Italia, sul suo eventuale utilizzo, sono spaccati tanto il governo (Pd e Italia Viva dicono sì; 5 Stelle no) quanto l’opposizione (contrari Lega e Fratelli d’Italia; a favore Forza Italia).

«Ogni Stato deve misurarsi con la propria opinione pubblica e il proprio Parlamento. Non è che non voglio parlare di Mes per non affrontare il problema e fuggire alle mie responsabilità – assicura Conte – è che affrontarlo adesso significa fare una battaglia astratta, che addirittura può diventare ideologica. In Italia c’è chi dice sì al Mes per principio e chi dice no al Mes per principio. A me interessa un approccio pragmatico e quel che serve alla comunità nazionale». Sul fatto che la decisione rischiasse di essere in questo momento «ideologica», Conte si è soffermato anche ieri, durante la conferenza stampa congiunta con Sanchez (ne abbiamo parlato qui: “Mes e fondi Ue, cosa ha detto Conte in Spagna“).

«Una volta finito il negoziato avremo gli strumenti, li studieremo uno per uno – ha proseguito il premier -, aggiorneremo la valutazione anche con i flussi di cassa e io andrò in Parlamento a fare una proposta. Alla luce della situazione attuale, credo che queste sono le proposte e se ci sono delle alternative le proporrò e ne discuterò con il Parlamento in modo molto trasparente. Mi assumerò la responsabilità di fare anche una proposta».

Popolarità aumentata durante il lockdown

L’emittente spagnola gli chiede di quei sondaggi che danno la sua popolarità alle stelle. «Sicuramente è cresciuta – ha detto Conte -, rispetto al fatto che di fronte al lockdown, le persone sono state in casa, hanno rispettato le indicazioni che il presidente del Consiglio dava, hanno aspettato, si sono collegate spesso a questi appuntamenti in cui il capo del governo, di volta in volta, spiegava con piena trasparenza alla popolazione quale era l’evoluzione della situazione epidemiologica e quali misure venivano adottate. Quei sondaggi a cui lei fa riferimento segnalano un rapporto di fiducia tra il governo e i cittadini, ma la fiducia, al di là dei sondaggi che lasciano il tempo che trovano, è anche nel fatto che i cittadini hanno rispettato le regole, la comunità nazionale italiana ha offerto una reazione di grande responsabilità, coraggio, determinazione. Si è sviluppato ancora di più – esisteva ma era un po’ latente – quel senso di appartenenza a una medesima comunità. Sono stato e sono orgogliosissimo di essere il presidente del Consiglio del popolo italiano».

La riforma del fisco e l’abbassamento dell’Iva

Poi le sue intenzioni in politica interna, a prescindere dal Covid. «In Italia abbiamo un problema: la riforma più organica del fisco risale a cinquant’anni fa, oggi la disciplina fiscale è iniqua e inefficace. Dobbiamo intervenire per riformarla, digitalizzare tutto e riordinare tutto perché abbiamo tante contribuzioni, agevolazioni, deduzioni. Alla fine, quando andremo a intervenire razionalizzando, potremo anche alleggerire, per quanto di ragione, la pressione fiscale».

E sull’abbassamento dell’Iva, ipotesi sul quale c’è dibattito, ha chiarito che, data l’incertezza della situazione, «non c’è un’unica misura su cui puntare. Abbassare l’Iva è molto dispendioso, farlo come ha fatto temporaneamente la Germania richiede uno sforzo economico notevole. Può servire a far ripartire i consumi. Ma l’ipotesi cui stiamo lavorando è collegare un lieve abbassamento dell’Iva, semmai temporaneo, a pagamenti digitali, per cui chi paga con moneta elettronica può beneficiare di un piccolo sconto. Questo incentiverebbe molto i pagamenti digitali con la conseguenza che potremo recuperare un’economia in parte sommersa, per cui tutti pagano le tasse, tutti pagano meno».

La squadra dei ministri non si cambia

Nei progetti del governo, informa Conte, non c’è nessun rimpasto dopo le regionali fissate. «Sono soddisfatto della squadra dei ministri – commenta -. Abbiamo appena approvato un decreto molto importante per l’Italia, il Dl semplificazioni che taglia la burocrazia, consente di accelerare la spesa per gli investimenti, sblocchiamo tantissimi cantieri. Abbiamo individuato circa 130 opere strategiche per le quali vogliamo correre molto speditamente, abbiamo un piano di rilancio condiviso con tutta la società italiana, stiamo lavorando a questo, siamo molto concentrati, non vedo rimpasti all’orizzonte».



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