Cronaca | News

Coronavirus, l’errore commesso dall’Italia

9 Luglio 2020
Coronavirus, l’errore commesso dall’Italia

Il giornalista del quotidiano La Stampa Francesco Grignetti ripercorre l’emergenza in un libro. E spiega cosa abbiamo sbagliato.

Quello sulla gestione italiana dell’emergenza è un dibattito che ha tenuto banco dal paziente uno di Codogno fino a oggi. Tanti i nodi critici: zone rosse (e zona rossa nazionale), strage degli anziani nelle rsa, carceri diventate polveriere, la girandola dei dpcm, decreti del presidente del C6onsiglio preferiti alla regolare attività parlamentare. Un modo di procedere che ha spaccato e continua a spaccare l’opinione pubblica tra detrattori e sostenitori del governo, trovatosi senz’altro ad affrontare la più grave crisi dal dopoguerra. Mentre riprendono i contagi e proseguono gli appelli a non abbassare la guardia, pur nella consapevolezza di non avere più un sistema sanitario al collasso, il libro di un giornalista italiano ricostruisce criticamente quello che è stato. Parliamo di Francesco Grignetti, giornalista del quotidiano La Stampa.

L’agenzia Adnkronos, come alcuni quotidiani tra i quali Huffington Post, oggi pubblica degli estratti di «Covid-19, l’errore». Sottotitolo: «Perché non attivare la Difesa civile ci ha reso impreparati contro il contagio». È il libro che Grignetti ha dato alle stampe a maggio. Il giornalista ritiene che, per una gestione migliore dell’emergenza, paragonabile a quella di Portogallo e Germania, l’Italia avrebbe dovuto far scendere in campo la Difesa civile: avrebbe fatto la differenza, a suo dire. «Invece – scrive – siamo stati considerati gli untori d’Europa».

A dispetto del titolo, che sembra concentrarsi su un’unica falla, il giornalista elenca una serie di sbagli che, secondo lui, non hanno permesso all’Italia di affrontare al meglio un’emergenza senza precedenti. «Poteva andare diversamente – spiega -. Non schivare l’epidemia, perché sarebbe assurdo pensarlo. Ma gestire meglio l’emergenza, questo sì. Si doveva intervenire prima e meglio sui focolai, chiudere tempestivamente le zone rosse, preparare meglio le scorte di mascherine e protezioni varie, garantire uguale trattamento su tutto il territorio nazionale. Invece s’è visto come è andata: alla faccia di una strategia nazionale, ci sono state risposte diverse da regione a regione, ciascuno seguendo le proprie politiche sanitarie, in un perenne conflitto tra Stato ed enti locali, e tra Regioni e Comuni».

Grignetti parla di «baillamme istituzionale e politico» dal quale è scaturita «la più incredibile delle non-decisioni, quella sulla mancata zona rossa di Nembro e Alzano, nel Bergamasco, sette giorni di scaricabarile tra governo nazionale e governo regionale, una falla nel sistema sanitario che ha permesso il dilagare del virus in due province della Lombardia ed è all’origine di una strage. E su questa non-decisione indaga ora la procura di Bergamo, sollecitata da 250 esposti di altrettante famiglie che piangono la morte di un loro caro».

Un libro inchiesta in cui Grignetti sostiene che «poteva andare diversamente» soprattutto «perché il governo avrebbe potuto e dovuto attivare da subito le procedure della Difesa civile». Quindi, a questo proposito, racconta che cos’è la Difesa civile, quali sono le differenze con la Protezione civile che, invece, è stata coinvolta fin dalla prima ora. Grignetti spiega anche per quale motivo ciò avrebbe consentito di rispondere prima e meglio al dilagare dei contagi. «E invece – scrive il giornalista – la situazione è sfuggita di mano, fino a costringere il governo a misure estreme e generalizzate, che hanno bloccato il virus, ma anche stramazzato l’economia».



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