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Differenza tra trasferta e trasferimento del lavoratore

9 Luglio 2020
Differenza tra trasferta e trasferimento del lavoratore

Indennità di trasferta: quando va pagata al lavoratore dipendente? 

Con una recente ordinanza la Cassazione ha chiarito qual è la differenza tra trasferta e trasferimento del lavoratore, una differenza essenziale per comprendere a chi e quando va corrisposta la cosiddetta «indennità di trasferta» prevista eventualmente dal contratto collettivo o individuale di lavoro. 

Secondo la Corte, la cosiddetta trasferta si distingue dal trasferimento perché è caratterizzata dalla temporaneità dell’assegnazione del lavoratore ad una sede diversa da quella abituale. 

Risultato: l’indennità di trasferta non spetta a chi esplica in maniera fissa e continuativa la propria attività presso una determinata località, anche se la sede di servizio risulti formalmente fissata in luogo diverso, dove, peraltro, il lavoratore non ha alcuna necessità di recarsi per l’espletamento delle mansioni affidategli.

Ciò che bisogna fare quindi per comprendere se si ha diritto all’indennità di trasferta – che, come intuibile dal nome stesso, spetta solo a chi lavora in trasferta – è verificare se vi sia o meno coincidenza tra il luogo di assunzione ed il luogo di prestazione dell’attività lavorativa. Pertanto, laddove i lavoratori non eseguano la prestazione al di fuori della sede lavorativa abituale e non vi sia una scissione tra sede lavorativa e luogo di espletamento del lavoro, l’indennità non spetta. 

Ricordiamo che «la trasferta è emolumento corrisposto al lavoratore in relazione alla prestazione effettuata per un limitato periodo di tempo e nell’interesse del datore di lavoro al di fuori dell’ordinaria sede di lavoro, volto proprio a compensare al lavoratore i disagi derivanti dall’espletamento del lavoro in luogo diverso da quello previsto».

Differenza tra trasferta e trasferimento: ultime sentenze 

Configurabilità della trasferta del lavoratore: presupposti e accertamento giudiziale

Ai fini della configurazione della trasferta del lavoratore (da cui consegue il suo diritto a percepire la relativa indennità) che si distingue dal trasferimento (il quale comporta l’assegnazione definitiva del lavoratore ad altra sede diversa dalla precedente), è necessaria la sussistenza del permanente legame del prestatore con l’originario luogo di lavoro, mentre restano irrilevanti, a tal fine, la protrazione dello spostamento per un lungo periodo di tempo e la coincidenza del luogo della trasferta con quello di un successivo trasferimento, anche se disposto senza soluzione di continuità al termine della trasferta medesima. L’accertamento degli inerenti presupposti è riservato al giudice del merito ed è incensurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.

Tribunale Milano sez. lav., 18/02/2020, n.130

Lavoro subordinato – Trasferta del lavoratore -Temporaneità dell’assegnazione ad un sede diversa da quella abituale – Indennità -Sussiste

La trasferta è caratterizzata dalla temporaneità dell’assegnazione del lavoratore a una sede diversa da quella abituale, con la conseguenza che non spetta l’indennità di trasferta a chi esplica in maniera fissa e continuativa la propria attività presso una determinata località, anche se la sede di servizio risulti formalmente fissata in un luogo diverso, dove, peraltro, il lavoratore non ha alcuna necessità di recarsi per l’espletamento delle mansioni affidategli.

Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 8 luglio 2020 n. 14380

Lavoro subordinato – Indennità – Di trasferta e missione – Trasferta – Presupposti 

Ai fini della configurazione della trasferta del lavoratore (da cui consegue il suo diritto a percepire la relativa indennità) che si distingue dal trasferimento (il quale comporta l’assegnazione definitiva del lavoratore ad altra sede diversa dalla precedente) è necessaria la sussistenza del permanente legame del prestatore con l’originario luogo di lavoro, mentre restano irrilevanti, a tal fine, la protrazione dello spostamento per un lungo periodo di tempo e la coincidenza del luogo della trasferta con quello del trasferimento, anche se disposto senza soluzione di continuità al termine della trasferta medesima.

Corte di cassazione , sezione lavoro, sentenza 14 settembre 2007 n. 19236

Trasferta e trasferimento – Differenze

La trasferta è caratterizzata dalla permanenza di un legame funzionale del dipendente con il normale luogo di lavoro da cui egli proviene, in relazione al diverso luogo della sua attuale contingente prestazione (in trasferta); nella logica della sua collocazione aziendale, questa permanenza conferisce al luogo attuale l’aspetto della provvisorietà e della subordinazione funzionale. L’indicata permanenza deve essere letta non tanto nella formale qualificazione dell’atto, ma nella sua materiale effettività, che può emergere anche dalla strumentalità delle mansioni assegnate nel nuovo luogo di lavoro (come corsi di formazione), in relazione al lavoro svolto o previsto nel luogo di provenienza. Questo legame consente di distinguere la trasferta dal trasferimento, ove, per la definitività della nuova collocazione aziendale, il legame con il luogo di provenienza resta definitivamente travolto.

Corte di cassazione , sezione lavoro, sentenza 21 marzo 2006 n. 6240

Lavoro – Lavoro subordinato – Categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro – Mansioni – Trasferimenti.

La trasferta si caratterizza per il fatto di comportare un mutamento temporaneo del luogo di esecuzione della prestazione, nell’interesse e su disposizione unilaterale del datore di lavoro che la dispone, sicché esulano dalla sua nozione sia la volontà del lavoratore, nel senso che è irrilevante il suo eventuale consenso o disponibilità, sia l’identità o difformità delle mansioni espletate durante la trasferta rispetto a quelle abituali nella sede di lavoro; la trasferta pertanto si distingue dal trasferimento, che comporta assegnazione definitiva del lavoratore ad altra sede diversa da quella precedente, per la persistenza del rapporto con il normale luogo di lavoro, mentre resta irrilevante, ai fini del riconoscimento del diritto all’indennità di trasferta, l’identità tra il luogo della trasferta e quello del successivo trasferimento, anche se disposto senza soluzione di continuità al termine della trasferta.

Corte di cassazione , sezione lavoro, sentenza 5 luglio 2002 n. 9744

Lavoro subordinato – Trasferta – Temporaneità dell’ assegnazione del lavoratore a sede diversa da quella abituale

La cosiddetta trasferta si distingue dal trasferimento perché è indefettibilmente caratterizzata dalla temporaneità dell’assegnazione del lavoratore a una sede diversa da quella abituale, con la conseguenza che non spetta l’indennità di trasferta a chi esplica in maniera fissa e continuativa la propria attività presso una determinata località, anche se la sede di servizio risulti formalmente fissata in luogo diverso, dove, peraltro, il lavoratore non ha alcuna necessità di recarsi per l’espletamento delle mansioni affidategli. (Principio affermato in relazione a dipendenti di un Consorzio di Trasporti Pubblici e con riguardo all’art. 20 R.D. n. 148 del 1931 e all’art. 20 ccnl del 1976).
•Corte di cassazione , sezione lavoro, sentenza 14 agosto 1998 n. 8004

Lavoro subordinato: il criterio discretivo tra trasferta e trasferimento riposa sull’elemento temporale

In un rapporto di lavoro subordinato, il criterio discretivo tra trasferta e trasferimento riposa sull’elemento temporale: la prima , infatti, viene definita come temporanea dislocazione del lavoratore rispetto al luogo di abituale svolgimento della prestazione, mentre il secondo si fa consistere nella modificazione stabile del luogo di lavoro che, come tale, comporta una nuova collocazione aziendale del dipendente. Più precisamente, un elemento caratterizzante la trasferta, in aggiunta alla durata prefissata dello spostamento, è stato individuato nella certezza del futuro rientro nella abituale sede di lavoro.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 04/02/2020, n.1486

Requisiti della trasferta del pubblico dipendente

Ai fini della configurazione della trasferta del pubblico dipendente, cui consegue il suo diritto a percepire la relativa indennità – che si distingue dal trasferimento, il quale comporta l’assegnazione definitiva del lavoratore ad altra sede diversa dalla precedente – è necessaria la sussistenza del permanente legame del prestatore con l’originario luogo di lavoro, mentre restano irrilevanti, a tal fine, la protrazione dello spostamento per un lungo periodo di tempo e la coincidenza del luogo della trasferta con quello di un successivo trasferimento, anche se disposto senza soluzione di continuità al termine della trasferta medesima.

Consiglio di Stato sez. IV, 03/10/2017, n.4591

Spetta l’indennità di trasferta in caso di trasferimento cautelare?

Non ricorrono i requisiti previsti dall’art. 42 C.C.N.L. 11/07/2007 per il riconoscimento del diritto all’indennità di trasferta ed al rimborso delle spese di viaggio, vitto ed alloggio, qualora si sia in presenza di trasferimento cautelare del dipendente (di Poste Italiane S.p.A., per accuse rivelatesi infondate) e non, quindi, in casi di trasferimento ex art. 2103 c.c. e di temporanei allontanamenti del lavoratore dal posto di lavoro per ragioni di natura organizzativa: non è condivisibile la tesi secondo cui sussiste un rapporto di collegamento tra l’art. 42 e l’art. 58 C.C.N.L., in base al quale, qualora le esigenze cautelari non abbiano trovato conferma all’esito del procedimento penale e/o disciplinare, l’“assegnazione provvisoria del lavoratore ad altro ufficio” si “trasformerebbe” automaticamente in una vera e propria “trasferta”, pur in difetto dei presupposti analiticamente indicati nell’art. 42 C.C.N.L.

Corte appello L’Aquila sez. lav., 04/06/2015, n.683

Indennità in genere, prestazione lavorativa svolta all’estero, trasferta o trasferimento 

La qualificazione dell’assegnazione di un lavoratore ad una sede estera in termini di trasferta o trasferimento, al pari di quella relativa alla natura retributiva, risarcitoria o mista dei trattamenti economici aggiuntivi attribuiti, è riservata al giudice di merito, la cui valutazione costituisce giudizio di fatto che, se congruamente motivato, non è censurabile dal giudice di legittimità’.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto, con riferimento a corrispondente estero di testata giornalistica italiana, trattarsi di trasferta, in ragione della previa fissazione della durata della destinazione estera – con previsione alla scadenza dell’assegnazione ad una nuova e diversa sede – e del permanente legame del corrispondente con l’originaria sede di servizio, con conseguente natura mista delle somme corrisposte per canone locativo, biglietti aerei per ferie, spese scolastiche per i figli, spese assicurative e pagamento di utenze domestiche).

Cassazione civile sez. lav., 01/09/2014, n.18479

L’art. 4, comma 11, l. 23 luglio 1991 n. 223, ha carattere speciale poiché, nel prevedere che, nel corso delle procedure di mobilità, gli accordi sindacali possono stabilire, per garantire il reimpiego di almeno una parte dei lavoratori, che il datore di lavoro assegni, in deroga all’art. 2103 c.c., mansioni diverse da quelle svolte, non pone alcuna preclusione all’assegnazione di mansioni anche inferiori o peggiorative – ivi compreso il trasferimento o la trasferta del lavoratore da una unità produttiva all’altra – trattandosi di rimedio volto ad evitare il licenziamento dei lavoratori, fermo restando che questi non sono vincolati alla deroga poiché possono rifiutare la dequalificazione affrontando il rischio del licenziamento.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto legittimo, in quanto precipuamente finalizzato a tutelare l’interesse dei lavoratori alla conservazione del posto, un accordo aziendale che prevedeva la trasferta di alcuni lavoratori, senza rimborso della relativa indennità per alcuni mesi).

Cassazione civile sez. lav., 01/07/2014, n.14944


note

[1] Cass. ord. n. 14380/20 dell’8.07.2020.


2 Commenti

  1. posso sapere se l’indennità di trasferta è dovuta in caso si tratti di lavoro svolto per l’azienda c/o i clienti (manutenzioni periodiche) nell’ambito della regione con andata e ritorno in giornata dalla sede della stessa, che paga comunque i pasti e gli eventuali costi ?

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