Decreto sicurezza: la Corte Costituzionale boccia una norma

9 Luglio 2020
Decreto sicurezza: la Corte Costituzionale boccia una norma

La Consulta ha dichiarato incostituzionale il divieto di iscrizione anagrafica agli stranieri richiedenti asilo. Reagisce Salvini: «I giudici fanno politica».

La Corte Costituzionale ha bocciato la norma contenuta nel primo “Decreto Sicurezza[1]  introdotto dal Governo Conte 1, su iniziativa del leader della Lega Matteo Salvini. La Consulta, nella seduta di oggi, ha ritenuto incostituzionale la norma che preclude l’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo.

In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte, in una nota riportata dall’Adnkronos, fa sapere che la disposizione censurata non è stata ritenuta dalla Corte in contrasto con l’articolo 77 della Costituzione sui requisiti di necessità e di urgenza dei decreti legge; tuttavia, ne ha dichiarato l’incostituzionalità «per violazione dell’articolo 3 della Costituzione sotto un duplice profilo: per irrazionalità intrinseca, poiché la norma censurata non agevola il perseguimento delle finalità di controllo del territorio dichiarate dal Decreto Sicurezza; per irragionevole disparità di trattamento, perché rende ingiustificatamente più difficile ai richiedenti asilo l’accesso ai servizi che siano anche ad essi garantiti».

L’art. 3 della Costituzione, invocato dalla Corte per stabilire l’incostituzionalità della norma del Decreto Sicurezza, esprime il principio di uguaglianza, stabilendo che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dai tribunali di Milano, Ancona e Salerno sulla disposizione che preclude l’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo.

«La Corte Costituzionale conferma l’assurdità di alcune delle scelte propagandistiche volute dall’ex ministro Salvini. Escludere dall’iscrizione anagrafica i richiedenti asilo era irragionevole e controproducente, oltre che incostituzionale», dichiara a caldo il viceministro dell’Interno, Matteo Mauri, che aggiunge: «Nel lavoro che stiamo facendo sul Decreto Immigrazione, ci sia già scritto nero su bianco che verrà reintrodotta l’iscrizione all’Anagrafe. Su questo e su altro stiamo lavorando a un provvedimento per affrontare con pragmatismo il fenomeno dell’immigrazione e per azzerare gli effetti negativi dei Decreti Salvini».

Ma arriva immediata anche la reazione dell’ex ministro dell’Interno: «Anche sui Decreti Sicurezza qualche giudice, come accade troppo spesso, decide di fare politica sostituendosi al Parlamento. Un ‘richiedente asilo’ in oltre il 50% dei casi viene riconosciuto come clandestino dalle commissioni prefettizie, senza quindi nessun diritto di rimanere in Italia: secondo la Corte dovremmo quindi premiare chi mente e infrange la legge? La sicurezza e il benessere degli Italiani, degli immigrati perbene e dei veri richiedenti asilo, vengono prima di tutto», dichiara Matteo Salvini.


note

[1] Decreto Legge n. 113 del 4 ottobre 2018, convertito in Legge 1 dicembre 2018, n.132 “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica”.


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