Coronavirus: il nuovo piano anti crisi del Governo

10 Luglio 2020 | Autore:
Coronavirus: il nuovo piano anti crisi del Governo

Il programma elaborato dal ministro dell’Economia per stimolare la ripresa: dai nuovi investimenti alla riforma fiscale. L’obiettivo è ottenere i fondi europei.

Arriva il Pnr, Programma Nazionale di Riforma: lo ha elaborato il Governo con l’obiettivo di obiettivo di evitare la crisi economica a seguito della pandemia di Coronavirus. Lo dice il ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, artefice del documento che è stato appena pubblicato sul sito del ministero dell’Economia e Finanze.

«È assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica sia seguita da una fase di depressione economica», scrive Gualtieri nella premessa. Ed aggiunge che «non vi è tempo da perdere e le notevoli risorse che l’Unione Europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio».

Queste affermazioni rivelano anche qual è lo scopo dell’elaborato: presentarsi a Bruxelles, nel prossimo vertice del Consiglio europeo del 17 e 18 luglio, con le carte in regola per ottenere gli aiuti europei attraverso il Recovery Fund, il nuovo piano di interventi proposto dalla Commissione per un valore complessivo di 750 miliardi di euro, di cui all’Italia dovrebbero essere assegnati circa 170, ma solo se il progetto sarà approvato dal vertice dei 27 capi di Stato e di Governo.

La strada per superare le resistenze dei Paesi “frugali” del Nord Europa è ancora lunga e così il Governo ha deciso di spianarla mettendo già adesso, nero su bianco e in un documento ufficiale, le strategie dell’Italia per la ripartenza economica.

«Bisogna fornire alle famiglie e alle imprese tutto il sostegno necessario per una ripartenza sostenibile nel tempo e da un punto di vista sociale e ambientale, sospingendo gli investimenti produttivi e realizzando riforme da lungo tempo attese», dice ancora Gualtieri, sottolineando che «la pubblicazione del Programma Nazionale di Riforma (Pnr) rappresenta un’ulteriore tappa fondamentale dello sforzo complessivo per il rilancio e la ripresa economica dell’Italia».

Ma il Pnr oltre a favorire l’ottenimento dei fondi europei sarà anche il pilastro della prossima manovra finanziaria. Quanto ai tempi, Gualtieri evidenzia che «il Governo ha scelto di presentare il Pnr successivamente al Programma di Stabilità 2020 per tenere conto dell’evoluzione della pandemia, della fase di graduale riapertura del Paese, nonché delle risposte adottate dall’Unione Europea per contrastare le conseguenze economiche dell’emergenza Covid-19».

Un documento programmatico destinato a durare, tant’è che la validità dichiarata è triennale, dal 2021 al 2023; ma il crocevia per la sua effettiva applicazione sarà la decisione che il Consiglio europeo assumerà nella prossima riunione di metà luglio o al massimo in quella successiva e straordinaria che verrà fissata prima della pausa estiva se non si raggiungerà l’accordo. Le risorse necessarie per finanziarie questi interventi dipenderanno in massima parte dai contributi di Bruxelles.

Nei contenuti, il Programma illustra le politiche che il Governo intende adottare per il rilancio della crescita, l’innovazione, la sostenibilità, l’inclusione sociale e la coesione territoriale, nel nuovo scenario determinato dal Coronavirus.

È prevista una serie di strumenti: il rilancio degli investimenti pubblici e privati, l’aumento delle spese per istruzione, ricerca e sviluppo, il rilancio delle principali filiere produttive (sanità, auto, turismo, edilizia, energia e siderurgia) e infine la riforma fiscale «che migliori l’equità e l’efficienza, riduca le aliquote effettive sui redditi da lavoro, aumenti la propensione delle imprese ad investire, creare reddito e occupazione e che incentivi la transizione ecologica, in un quadro che preveda il perseguimento di una stabile e coerente politica di contrasto all’evasione fiscale  e contributiva».

Il Governo è ottimista quando appoggia le linee di intervento del piano proprio sul Programma di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) dichiarando che lo metterà a punto subito dopo l’adozione dello Strumento Europeo per la Ripresa (Next Generation EU), attualmente oggetto di negoziato in sede di Consiglio Europeo: dunque a settembre, perché poi entro ottobre c’è da predisporre la legge di Bilancio 2021.

Intanto il ministro dell’Economia e Finanze indica già adesso la direzione, quando nel Pnr scrive che «non si tratta solo di assorbire l’impatto della recessione innescata dalla pandemia, ma di affrontare i nodi strutturali che da tempo inibiscono un pieno e armonioso sviluppo economico e sociale del Paese, accelerandone il processo di modernizzazione e riducendo le diseguaglianze sociali e territoriali acuitesi negli ultimi anni».

E da qui espone che «il Piano di Rilancio e, al suo interno, il Recovery Plan, si baseranno su un forte aumento degli investimenti, su un significativo incremento della spesa per ricerca, istruzione, innovazione e digitalizzazione e su riforme mirate ad incrementare la crescita potenziale, la competitività, l’equità e la sostenibilità sociale ed ambientale». Trovare la quadra tra le ingenti spese per questi nuovi interventi e le entrate necessarie per finanziarle non sarà facile: le prossime riunioni del Consiglio europeo saranno decisive, ma intanto l’Italia si presenta con un documento programmatico coerente con le linee stabilite a Bruxelles, dove indica anche i settori di impiego delle risorse che l’Unione europea deciderà di assegnare.



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