Coronavirus: l’allarme per chi è in sovrappeso

10 Luglio 2020 | Autore:
Coronavirus: l’allarme per chi è in sovrappeso

Novità sulla correlazione tra Covid-19 e obesità. La conferma arriva dagli esperti italiani. 

Quante volte gli esperti hanno ribadito che per stare in salute e prevenire numerose patologie bisogna seguire un’alimentazione sana ed equilibrata? L’obesità può essere un fattore di rischio per l’insogenza di molteplici malattie e può comportare diverse complicanze. Complicanze che possono manifestarsi anche nel caso del Covid-19. Il vice direttore medico del Regno Unito, Janny Harries, ha esortato le persone a perdere peso. Come si legge oggi sul ‘Messaggero’, secondo i ricercatori del servizio sanitario inglese, Public Health England – che di recente hanno pubblicato uno studio sulla rivista Obesity – il 75% dei pazienti in terapia intensiva è in sovrappeso. In Inghilterra circa 3 adulti su 10 sono clinicamente obesi. Da qui, il timore delle autorità sanitarie inglesi.

Anche in Italia è evidente questa correlazione tra Coronavirus e obesità: «Nella fase epidemica, da marzo ad aprile – conferma Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive dell’Ospedale policlinico San Martino di Genova – abbiamo osservato che le persone obese con alcune malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete, hanno fattori di rischio correlati a una maggiore gravità della malattia stessa».

I dati dell’obesità in Italia 

In Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, tra il 2016 e il 2019, 4 adulti su 10 sono risultati in eccesso ponderale: 3 in sovrappeso e 1 obeso. E il report Italian obesity barometer realizzato dall’Università Tor Vergata e dall’Istat, indica che il 46% delle persone obese sono adulte, quindi oltre 23 milioni, e il 24% tra gli under 18 (1,7 milioni) è in eccesso di peso. Claudio Mastroianni, direttore della clinica malattie infettive del Policlinico Umberto I di Roma spiega che «Vari studi suggeriscono una correlazione tra il Sars-Cov-2 e l’obesità. Anche quando 10 anni fa ci fu l’influenza pandemica H1N1 i soggetti che erano maggiormente a rischio e avevano un alto tasso di mortalità erano proprio gli obesi».

Il grasso in eccesso è una concausa dell’aggravamento della malattia: «Si consideri che i più a rischio hanno un indice di massa corporea tra 35 e 40. Il soggetto obeso molto spesso è diabetico, può sviluppare comorbidità che rappresentano condizioni predisponenti per un aggravamento della malattia», aggiunge.

La ragione dei maggiori rischi, dunque, è legata allo stato di salute iniziale delle persone che hanno peso in eccesso. «L’obeso – aggiunge Mastroianni – è a maggior rischio di complicanze cardiovascolari, renali e diabete. Si tratta di comorbidità che, abbiamo imparato a conoscere, causano un maggior rischio di complicanze per il Covid. La persona obesa, poi, va incontro a maggior rischio di complicanze di tipo respiratorio».

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, fino al 25 giugno, dei 33.532 (1,1%) pazienti deceduti per Sars-Cov-2 378 erano i positivi di età inferiore ai 50 anni. L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente osservata in questo campione (96,5% dei casi), seguita da danno renale acuto (21,9%), sovrainfezione (13,8%) e danno miocardico acuto (10,8%).

Perché l’obesità rappresenta un fattore di rischio?

«Perché il soggetto obeso in qualche modo sembra avere un sistema immunitario che funziona in maniera meno precisa rispetto ad un soggetto meno obeso, ha delle disfunzioni metaboliche, può essere diabetico, soffre di malattie cardiovascolari, anche renali. Ha evidentemente una serie di problemi di salute», continua.

Secondo Gianluca Iacobellis, ordinario di endocrinologia e direttore del servizio per il diabete dell’università di Miami – e autore di tre recenti studi sulla correlazione tra obesità e Covid pubblicati su Obesity e European Heart Journal – «l’obesità è un fattore di rischio indipendente per le complicanze cardiache e polmonari del Covid 19». Il virus, in sostanza, «si accumula nel tessuto adiposo viscerale che amplifica la risposta infiammatoria»

«I nuovi casi positivi negli Usa sono prevalentemente tra giovani, sotto 35-40 anni, con obesità viscerale, ma senza altre malattie cardiovascolari o metaboliche». Ecco perché sono necessarie «metodiche diagnostiche di routine, che possono aiutare a misurare il grasso viscerale e ad identificare i soggetti a maggior rischio di complicanze».


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