Stato d’emergenza fino al 31 dicembre: cosa comporterà

10 Luglio 2020 | Autore:
Stato d’emergenza fino al 31 dicembre: cosa comporterà

Il premier Conte conferma la volontà di estenderlo: così potrà emanare nuovi Dpcm e altri provvedimenti urgenti, come le ordinanze della Protezione civile.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, conferma le indiscrezioni che abbiamo anticipato stamattina sulla proroga dello stato di emergenza oltre la scadenza del 31 luglio: «ragionevolmente ci sarà», dichiara il premier all’Adnkronos, durante il punto stampa al termine della cerimonia per il Mose di Venezia. Ma precisa subito che «la decisione sarà collegiale, andrà presa in Consiglio dei ministri».

Cosa comporterà per i cittadini, per la pubblica amministrazione e per la vita del Paese la proroga dello stato di emergenza? Qui Conte si è limitato a fare solo «una riflessione anticipatoria: l’eventuale proroga dello stato d’emergenza significa che siamo nella condizione di adottare misure necessarie, anche minimali».

Lo stato d’emergenza significa, innanzitutto, la possibilità per il presidente del Consiglio di continuare ad emanare i Dpcm, i Decreti che durante la fase acuta dell’emergenza Coronavirus hanno regolato la vita degli italiani con le misure di contenimento della pandemia: dal lockdown imposto a marzo fino ai successivi allentamenti disposti nella Fase 2 ed ora nell’attuale Fase 3, con tutte le prescrizioni che continuano a regolare i normali momenti di vita quotidiana, come l’ingresso al supermercato o dal parrucchiere, un viaggio in treno o in autobus, i pranzi al ristorante, gli spettacoli, le manifestazioni, i concerti e le gite al mare, in montagna o nei parchi.

Non bisogna dimenticare infatti che anche l’attuale fase è disciplinata dal Dpcm in vigore [1] per tutto quanto riguarda gli spostamenti dentro e fuori il territorio nazionale, il mantenimento delle distanze, l’uso dei dispositivi di protezione personale, il divieto di assembramenti e le altre norme sanitarie per la prevenzione dei contagi, come l’isolamento domiciliare obbligatorio per chi è risultato positivo al Covid-19.

I Dpcm sono lo strumento ideale per disciplinare in maniera puntuale tutti questi aspetti: infatti, il presidente Conte ne ha fatto sinora ampio uso per limitare, in via eccezionale e con una durata transitoria, la libertà di circolazione e di soggiorno dei cittadini sul territorio nazionale. Questa libertà non è incomprimibile: è sancita in via generale dall’art. 16 della Costituzione, il quale però fa salve «le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza».

E il Dpcm, pur essendo un atto amministrativo, trae la forza legislativa, necessaria per derogare al precetto costituzionale, dai Decreti Legge [2] di volta in volta emanati dal Governo (alcuni dei quali sono già stati convertiti in legge dal Parlamento), che forniscono il quadro ed il perimetro entro il quale il premier può muoversi per introdurre e specificare le misure di contenimento da adottare di volta in volta.

Ma durante il periodo in cui lo stato di emergenza è in vigore è anche possibile emanare le ordinanze della Protezione civile e di dotare specifiche figure di poteri straordinari: è il caso del Commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri, che in questi giorni è stato nominato anche “Commissario per la ripartenza” delle scuole, con il compito, tra l’altro, di procurare il necessario fabbisogno di mascherine, gel e arredi. Proprio la normativa emergenziale in vigore consente al Commissario di agire in maniera rapida, attingendo ad un apposito «Fondo per le emergenze nazionali» che opera in un regime di contabilità speciale.

Ora, sulla base delle dichiarazioni rilasciate dal premier Conte, è prevedibile che il Consiglio dei ministri varerà, prima della scadenza dell’attuale stato di emergenza disposto il 31 gennaio con validità fino al 31 luglio, la proroga fino al 31 dicembre 2020. Questo doterebbe il Governo di un’ampia flessibilità nel decidere le future misure da adottare a seconda delle circostanze, soprattutto in vista di un’eventuale seconda ondata di contagi in autunno che al momento non si può escludere.

«Non dovete sorprendervi, se non fosse prolungato non avremmo i mezzi necessari per intervenire, anche su territori circoscritti», ha detto oggi Conte, che evidentemente punta ad avere le mani libere per arginare con provvedimenti restrittivi i nuovi focolai che dovessero presentarsi.

Ma le opposizioni già insorgono: «la libertà non si cancella per decreto», proclama il leader della Lega, Matteo Salvini. «Il governo usa la calamità del virus per mettere il bavaglio all’opposizione», aggiunge il senatore della Lega Roberto Calderoli. «Basta con la logica dei pieni poteri a Conte e la totale esclusione del Parlamento», afferma la presidente dei senatori di Forza Italia, Annamaria Bernini. E qualche nota di dissenso giunge anche dalla maggioranza: «Se il Governo vuole prorogare lo stato di emergenza venga prima in Parlamento a spiegarne le ragioni», dice Stefano Ceccanti, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, che chiede maggiori indicazioni «sulla durata della proroga e sulle concrete modalità» dei poteri emergenziali.


note

[1] Decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 11 giugno 2020, “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19“.

[2] D. L. 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, con modificazioni, in Legge 5 marzo 2020, n. 13; D.L. 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, in Legge 22 maggio 2020; D.L. 16 maggio 2020, n. 33,pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 17 maggio 2020, n. 126.


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