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Cosa c’è dietro le parole di Prodi su Berlusconi

10 Luglio 2020 | Autore:
Cosa c’è dietro le parole di Prodi su Berlusconi

Gli analisti divisi tra l’odore di un «patto» e l’onore delle armi tra due protagonisti della seconda Repubblica, scontratisi senza mai odiarsi.

Questione di chiavi di lettura. Piovono interpretazioni sull’ultima uscita di Romano Prodi, padre putativo del Partito democratico, che, al festival La Repubblica delle idee, ha rilasciato dichiarazioni su Silvio Berlusconi suonate come una specie di endorsement. Ne abbiamo già parlato (qui: “Il ritorno di Prodi“), ma vale la pena soffermarsi ancora perché, tra ieri e oggi, gli analisti politici hanno continuato ad arrovellarsi sulla portata di certe esternazioni da parte di chi, per tutta la seconda Repubblica, è stato l’avversario numero uno del Cavaliere.

L’antefatto

Ricapitoliamo. Prodi, da Bologna, sede del festival annuale di Repubblica, ha detto che «non è certo un tabù l’ingresso di Forza Italia in maggioranza». Una rivoluzione copernicana, se si pensa ai duelli al calor bianco di fine anni Novanta / primi dieci anni Duemila, quando le coalizioni di centrosinistra e centrodestra si alternavano all’esecutivo.

Che è successo poi? Il Movimento 5 Stelle e l’ascesa della Lega hanno scompigliato le carte, traghettando a tripolarismo e terza Repubblica. «La vecchiaia porta saggezza», ha aggiunto Prodi. E ieri pomeriggio, nel frenetico battere di agenzie con i commenti dell’uno e dell’altro esponente politico, è arrivata anche la replica del diretto interessato Berlusconi, a puntualizzare che non c’è la disponibilità a sostenere Conte, né da parte sua, né del partito.

Il patto 

La stampa di destra, tra ieri e oggi, ha metabolizzato l’intervento di Prodi come una proposta di «transazione». Secondo Il Giornale e Libero, Prodi sta preparando la sua personale ascesa al Quirinale, nell’ottica di una prossima successione a Mattarella, il cui mandato scadrà tra un anno e mezzo. Per questo avrebbe strizzato l’occhio all'(ex) acerrimo nemico Berlusconi e a Forza Italia. Magari sottintendendo che, come non sarebbe un tabù la sua entrata in maggioranza, non lo sarebbe neanche una sua nomina a senatore a vita. Libero, a questo proposito, parla proprio di «patto Berlusconi – Prodi».

In Forza Italia, però, dicono che «al di là della stima che fa sempre piacere», l’apertura del leader dell’Ulivo al presidente di FI in questa chiave non è gradita. «Berlusconi non è diventato saggio con l’età: lo era anche prima – taglia corto la fedelissima Mariastella Gelmini, intervistata dal quotidiano Il Dubbio -. Forse il fenomeno sta accadendo a Prodi, ma questo non ci fa cambiare parere su di lui. Non lo abbiamo votato per il Quirinale sette anni fa, non lo faremo neanche fra due anni». «Troppo tardi», chiosa il senatore Maurizio Gasparri, dopo vent’anni di guerra politica.

Nostalgia canaglia 

Ma in fondo, per quanto agli antipodi, Berlusconi e Prodi si somigliano in queste loro sembianze di pesci fuor d’acqua in un mare di sovranismi/populismi che non è il loro. Hanno perfino lo stesso allineamento sul Mes. Può bastare a «rompere un tabù» che ha alimentato lo scontro politico per anni?

Il sindaco di Benevento Clemente Mastella, la prova vivente che una sintesi è possibile, essendo stato ministro della Giustizia con Prodi e del Lavoro con Berlusconi, ha una sua visione che espone all’Huffington Post: «Provenivano da mondi opposti: Berlusconi, introducendo i sondaggi, ha rotto la politica compassata. Si sono combattuti aspramente ma senza odio. Certo, alleati non saranno mai. Li definirei due padri della patria che auspicano il meglio per l’Italia. Anzi, ho un’idea: nominarli entrambi senatori a vita chiuderebbe definitivamente le ostilità».

Qualcuno, specie tra i parlamentari azzurri, li ha ribattezzati «la strana coppia». E giù a citare coppie di opposti celebri che si sono respinti – quindi attratti – per tutta la vita, come fa Salvatore Merlo in un pezzo sul Foglio: «Coppi e Bartali, Togliatti e De Gasperi, Berlinguer e Almirante»… don Camillo e Peppone? Ironie a parte, c’è chi coglie il rimpianto per una seconda Repubblica ormai andata, ma anche qualcosa di più. Lo stesso Merlo, ad esempio, accenna a una precisa partita politica: quella della riforma elettorale proporzionale, che il Parlamento si appresta a discutere e, proprio in virtù della quale, quella «sinistra in difficoltà al governo ce lo vorrebbe portare davvero (Berlusconi, ndr)».


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Fonte immagine: Twitter


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