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Rinuncia all’eredità: cosa dice la legge

23 Settembre 2020 | Autore:
Rinuncia all’eredità: cosa dice la legge

Come e quando rinunciare all’eredità? Cos’è e come funziona l’accettazione con beneficio d’inventario?

I film ci hanno insegnato che la morte dello zio d’America o della vecchia prozia mai conosciuta, economicamente parlando, sono una manna dal cielo per gli eredi: cospicui conti in banca e immobili di lusso attendono i fortunati parenti superstiti. Nella realtà, invece, molte volte non è così: l’eredità che i parenti lasciano potrebbero essere piene zeppe di debiti, pronte ad essere aggredite dai creditori i quali, una volta accettata l’eredità, potrebbero prendersela anche con il patrimonio degli eredi. Ecco perché può diventare importante, perfino salvifico, rinunciare all’eredità. Cosa dice la legge a proposito?

La rinuncia all’eredità è un atto formale che, per essere valido, necessita di una procedura un po’ più complessa rispetto alla semplice accettazione dell’eredità: mentre quest’ultima, infatti, può essere anche tacita, la rinuncia all’eredità deve essere fatta necessariamente per iscritto innanzi a un pubblico ufficiale. Con la rinuncia all’eredità, la persona chiamata a subentrare nell’asse ereditario del defunto si tira completamente fuori dalla vicenda, decidendo di non diventare erede. Ciò avviene, in genere, quando l’eredità nasconde pericolose insidie (debiti, in particolare) e non ci si fida dell’accettazione con beneficio d’inventario. Se vuoi sapere cosa dice la legge a proposito della rinuncia all’eredità, prenditi dieci minuti di tempo e prosegui nella lettura.

Rinuncia all’eredità: cos’è?

La rinuncia all’eredità è la dichiarazione formale con cui la persona chiamata a succedere (per legge o per testamento) rifiuta la qualità di erede, evitando così di entrare a far parte della successione.

In pratica, la persona che rinuncia all’eredità si tira fuori dal fenomeno successorio, non acquistando mai la qualità di erede.

Rinuncia all’eredità: come si fa secondo la legge?

La rinuncia all’eredità, per essere valida ed efficace, deve essere fatta secondo le modalità prescritte dalla legge.

Secondo il codice civile [1], la rinuncia all’eredità deve farsi con dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, e inserita nel registro delle successioni.

Se la rinuncia non rispetta queste formalità, essa deve considerarsi nulla e, pertanto, completamente inefficace. La conseguenza sarebbe che il rinunciante dovrà considerarsi ancora un chiamato all’eredità.

Come funziona la rinuncia all’eredità?

Come anticipato, la rinuncia all’eredità deve necessariamente essere espressa: essa consiste in una dichiarazione nella quale si manifesta inequivocabilmente la volontà di rinunciare alla quota di eredità a cui si è chiamati a succedere.

La rinuncia all’eredità deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale e può essere fatta solamente dopo che la successione si sia aperta; una rinuncia preventiva sarebbe priva di effetto [2]: la legge infatti reputa assolutamente nulli tutti quegli atti con cui qualcuno dispone della sua futura eredità.

La rinuncia, una volta fatta, deve essere iscritta all’interno del registro delle successioni: si tratta di un registro tenuto presso la cancelleria di ogni tribunale, a cura del cancelliere, in cui sono inseriti gli estremi degli atti e delle dichiarazioni indicati dalla legge (oltre alle rinunce, vengono iscritte anche le accettazioni con beneficio d’inventario e i provvedimenti di nomina dei curatori delle eredità giacenti). Tale adempimento è ovviamente a carico del cancelliere del tribunale che ha ricevuto la rinuncia, ovvero del notaio, nel caso in cui l’atto sia stato curato dal professionista.

Il legittimario può sempre tornare sui suoi passi e revocare la rinuncia [3] fino a che l’eredità non sia stata accettata da ulteriori chiamati: in questo caso, se è stata già accettata dagli altri eredi chiamati in subordine al rinunciante, allora la rinuncia è definitiva e non più revocabile.

Rinuncia all’eredità: quando farla?

La rinuncia all’eredità è un ottimo strumento per “scansare” un asse ereditario insidioso perché composto di debiti.

Devi sapere che l’erede che accetta l’eredità (senza riserva di inventario) confonde il proprio patrimonio con quello ereditato. Da tale commistione deriva, come conseguenza, la possibilità che i creditori del defunto possano aggredire anche i beni dell’erede, il quale si troverà così direttamente esposto alle pretese dei creditori, sebbene in origine i debiti non fossero i suoi. Detto in maniera molto sintetica e pratica, chi accetta l’eredità si accolla anche i debiti che ci sono nell’asse.

Con la rinuncia, il chiamato rifiuta l’eredità e, di conseguenza, non diventando erede, non potrà essere aggredito dai creditori del defunto. In pratica, con la rinuncia il chiamato dichiara di non voler avere niente a che fare con l’eredità trasmessagli.

Come vedremo di qui a breve, per scongiurare il rischio di dover pagare i debiti del defunto si potrebbe scegliere anche un’altra strada, alternativa alla rinuncia piena: si tratta dell’accettazione con beneficio d’inventario.

Come sapere se ci sono debiti nell’eredità?

Prima di procedere alla rinuncia dell’eredità, sarebbe opportuno prima accertarsi se nell’asse ereditario ci sono debiti e, in caso positivo, a quanto ammontano. Come fare?

Per sapere se nell’eredità ci sono debiti è opportuno effettuare alcuni controlli, come ad esempio:

  • fare una visura presso la camera di commercio per sapere se il defunto ha emesso assegni o cambiali non onorate e poi protestate;
  • fare un’indagine presso la Centrale Rischi d’Intermediazione Finanziaria (cosiddetta Crif) per verificare se ci sono debiti e finanziamenti in corso;
  • chiedere un estratto di ruolo all’Agenzia delle Entrate per comprendere se ci sono cartelle esattoriali non onorate;
  • parlare con il direttore della banca con cui il defunto aveva un conto corrente per conoscere eventuali posizioni debitorie.

Quota di legittima: si può rifiutare?

Si può rifiutare la quota di legittima, cioè la quota che per legge spetta ai parenti più prossimi (figli, coniuge, genitori)? Certo che sì: nessuno può essere obbligato contro la propria volontà a diventare erede di un altro e, dunque, a ricevere parte del patrimonio ereditario.

La rinuncia all’eredità opera per qualsiasi tipo di successione, sia essa legittima o testamentaria, potendo concretarsi anche nel rifiuto della quota di eredità che la legge riserva a determinati eredi.

Accettazione con beneficio di inventario: cos’è?

L’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario rappresenta l’unica vera alternativa alla rinuncia totale della propria quota.

Con questo particolare tipo di accettazione, l’erede può pagare i debiti esclusivamente con le sostanze che ha ereditato, senza che le passività intacchino anche il proprio patrimonio personale.

Vediamo come funziona questo particolare tipo di accettazione dell’eredità.

Accettazione con beneficio di inventario: come funziona?

Come la rinuncia, anche l’accettazione con beneficio d’inventario deve essere manifestata in maniera espressa (mai tacita, dunque) e deve essere resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale del circondario nel quale si è aperta la successione [4].

Anche questa dichiarazione deve essere iscritta nel registro delle successioni e, entro il mese successivo, trascritta nei registri immobiliari.

La legge prevede nel dettaglio gli adempimenti cui è tenuto l’erede che accetta con beneficio di inventario: tra questi v’è quello di fare inventario dei beni ereditari entro un lasso di tempo stabilito e, nello specifico:

  • entro tre mesi dalla dichiarazione di accettazione, se non si trovi già nel possesso dei beni;
  • in caso contrario, i tre mesi decorrono immediatamente dall’apertura della successione.

L’inventario è un’operazione contabile che permette di conoscere le attività e le passività che fanno parte del patrimonio ereditato. L’inventario deve essere redatto dal notaio o dal cancelliere del tribunale entro i termini sopra visti.

Una volta redatto l’inventario ci sono quaranta giorni di tempo per l’erede per decidere se accettare o meno; qualora accetti, l’erede diventa una sorta di amministratore del patrimonio del defunto, con l’impegno a gestirlo nell’interesse suo e di quello dei creditori e dei legatari.

Una volta pagati i debiti e aver assolto ai legati l’erede è libero di disporre di quanto rimasto come meglio crede.

Come detto, se l’erede non è in possesso dei beni del defunto la legge prevede che abbia dieci anni di tempo per rendere la dichiarazione di accettazione con il beneficio di inventario.

Una volta che ha però reso la dichiarazione, l’erede ha tre mesi di tempo per inventariare il patrimonio, ma può anche richiedere delle proroghe. In ogni caso, una volta presentato l’inventario ci sono quaranta giorni di tempo per accettare l’eredità; se l’erede omette questo adempimento, perde ogni diritto sull’eredità stessa.

La rinuncia all’eredità deve essere ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale e può essere fatta solamente dopo che la successione si sia aperta; una rinuncia preventiva sarebbe priva di effetto: la legge infatti reputa assolutamente nulli tutti quegli atti con cui qualcuno dispone della sua futura eredità.

note

[1] Art. 519 cod. civ.

[2] Art. 458 cod. civ.

[3] Art. 525 cod. civ.

[4] Art. 484 cod. civ.

Autore immagine: Depositphotos.com


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