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Badante: deve avere la residenza del datore

23 Settembre 2020 | Autore:
Badante: deve avere la residenza del datore

Assunzione di un’assistente familiare: in quali casi la lavoratrice deve risultare effettivamente convivente col datore di lavoro?

Colf e badanti possono essere assunte, come la generalità dei lavoratori domestici, con differenti inquadramenti (livelli da A sino a D superiore, in base all’esperienza ed alle mansioni affidate), con orari diversi (servizio intero, servizio ridotto) e con differenti regimi (convivenza o non convivenza).

Nell’ipotesi in cui la badante sia assunta come convivente, l’orario di lavoro settimanale è stabilito, dal contratto collettivo per il lavoro domestico, in un massimo di 54 ore, mentre è ridotto a 30 ore se assunta come convivente a servizio ridotto (nelle ipotesi in cui questo è consentito).

Ma, se assunta come convivente, la badante deve avere la residenza del datore? In buona sostanza, oltre a risultare da contratto come badante convivente, la lavoratrice deve anche spostare la residenza presso l’abitazione del datore di lavoro? Può limitarsi a spostare soltanto il proprio domicilio?

Nella generalità dei casi, la badante può essere inquadrata come lavoratrice domestica convivente, per la precisione assistente domiciliare convivente, anche se non stabilisce la residenza dal datore di lavoro.

Tuttavia, vi sono delle situazioni, che riguardano l’assunzione di una badante straniera, in rapporto ai quali sorge un vero e proprio obbligo, per il datore di lavoro, di riconoscere la residenza presso la propria abitazione, ai fini dell’iscrizione Inps del rapporto di lavoro domestico.

Queste ipotesi si verificano quando la badante non ha altra residenza in Italia, oppure quando la residenza figura presso il datore di lavoro precedente, col quale il rapporto lavorativo è cessato.

Che cosa accade se il datore di lavoro si rifiuta di concedere la residenza alla badante?

Se il datore di lavoro si rifiuta di concedere la residenza alla badante extracomunitaria che ne è priva, il contratto di lavoro domestico non può essere stipulato, quindi non è possibile iniziare un rapporto lavorativo regolare.

La badante straniera può avere la residenza all’estero?

Sia che la badante appartenga a un Paese della comunità europea, sia che risulti cittadina di uno Stato extraeuropeo, per poter essere assunta deve:

  • avere comunque un domicilio in Italia, chiedere la residenza e iscriversi all’anagrafe della popolazione residente entro 3 mesi dall’ingresso, se cittadina comunitaria;
  • se cittadina extracomunitaria, avere comunque un domicilio in Italia, dopo aver chiesto il nulla osta allo sportello unico per l’immigrazione, che ha una validità di circa 3 mesi; entro la scadenza deve chiedere la residenza e iscriversi all’anagrafe.

Come si assume la badante straniera?

La procedura di assunzione della badante straniera extracomunitaria è piuttosto articolata:

Quali obblighi se la badante stabilisce la residenza dal datore?

Se la badante stabilisce la propria residenza presso il domicilio del datore di lavoro, questi ha l’obbligo di comunicare l’ospitalità all’autorità di pubblica sicurezza entro 48 ore dall’assunzione ed inoltrare la comunicazione di cessione del fabbricato.

Inoltre, il contratto collettivo per il lavoro domestico dispone che, nei casi in cui è stato concordato l’obbligo per il datore di lavoro di fornire vitto e alloggio, questi deve garantire al lavoratore:

  • un vitto che assicuri una nutrizione sana e sufficiente;
  • un ambiente di lavoro non nocivo all’integrità fisica e morale;
  • un alloggio idoneo a salvaguardarne la dignità e la riservatezza.

Qual è l’orario di lavoro per la badante convivente?

Secondo il contratto collettivo dei lavoratori domestici, l’orario settimanale di lavoro di colf e badanti conviventi non può superare:

  • 54 ore se assunte come conviventi a servizio intero;
  • 30 ore se assunte come conviventi a servizio ridotto.

L’orario di 40 ore vale solo per i collaboratori domestici assunti come non conviventi.

A quali riposi settimanali ha diritto la badante convivente?

I riposi settimanali della badante convivente devono essere almeno pari a 36 ore, di cui 24 ore di domenica, e 12 ore in altro giorno della settimana (concordato tra le parti), nel quale si deve prestare attività per un numero di ore non superiore alla metà della durata normale giornaliera, se convivente a servizio intero.

I riposi possono essere variabili in base alla distribuzione settimanale, per le conviventi a servizio ridotto.

Per quanto riguarda i riposi giornalieri, secondo il contratto collettivo dei lavoratori domestici, l’orario giornaliero di lavoro della badante non può superare:

  • 10 ore (non consecutive) se assunta come convivente a servizio intero;
  • 10 ore non consecutive al giorno su 3 giorni settimanali se assunta come convivente a servizio ridotto; in alternativa, le ore lavorative devono essere collocate dalle 6 alle 14 o dalle 14 alle 22;

Per saperne di più su riposo settimanale, lavoro straordinario, lavoro festivo e notturno della badante convivente, puoi leggere la nostra “Guida all’orario della badante“.

Che cosa deve fare il datore convivente se finisce il rapporto?

Se il rapporto di lavoro con la badante convivente termina, il datore di lavoro, oltre a comunicare la cessazione all’Inps, deve recarsi in Comune e informare gli uffici competenti che la lavoratrice non è più alle sue dipendenze. È necessario circa un anno perché il Comune stabilisca se sia effettivamente avvenuto l’allontanamento da parte dell’ex residente.

Se è invece la badante convivente a chiedere il cambio di residenza, la pratica ha efficacia immediata.



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