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Stress lavoro correlato: cosa fare

22 Settembre 2020 | Autore:
Stress lavoro correlato: cosa fare

Obblighi del datore di lavoro per evitare di esporre i dipendenti al rischio stress: redazione del Dvr e del fascicolo, organizzazione, orari.

Tutti i lavoratori sono esposti allo stress: il termine, in sé, non deve ingannare, in quanto lo stress non è sempre negativo. Esiste infatti uno “stress positivo”, o “eustress”, che è costituito dalla risposta positiva a stimoli esterni (sollecitazioni alle quali l’interessato è in grado di rispondere) e che sono utili al miglioramento delle capacità personali.

Lo stress positivo va però distinto dallo stress negativo, o “distress”, che è costituito dalla reazione negativa a stimoli esterni, ai quali l’interessato non è in grado di rispondere in modo positivo: eccessivo carico di lavoro, demansionamento o sovramansionamento, mobbing, difficoltà nella conciliazione dell’attività lavorativa con la vita privata ne costituiscono solo alcuni.

Se queste problematiche sono prolungate nel tempo, il lavoratore non è più in grado di rispondervi e subentrano conseguenze negative di tipo fisico (emicranie, ipertensione, problemi alla tiroide, problemi digestivi…), di tipo psicologico (dall’ansia alla depressione, sino ad arrivare alla depressione maggiore) e comportamentale (disturbi del sonno, inattività o iperattività…).

Il datore di lavoro deve evitare di esporre i dipendenti al rischio stress, in quanto ha l’obbligo di garantire la salute e sicurezza dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi alla loro vita professionale, inclusi i fattori psicosociali e di organizzazione del lavoro [1].

Il datore deve dunque valutare il rischio stress lavoro-correlato: ma che cos’è? La definizione maggiormente accreditata di stress lavoro correlato lo identifica come una condizione di squilibrio, che si verifica quando il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative.

Ma in relazione allo stress lavoro correlato cosa fare? Quali comportamenti deve introdurre il datore di lavoro, quali sono gli adempimenti obbligatori, le azioni, le regole da seguire?

Tra i principali obblighi del datore di lavoro connessi ad evitare il rischio stress vi sono, innanzitutto, la valutazione dello stress lavoro-correlato ed un’equa distribuzione dei carichi di lavoro. Sono altrettanto importanti anche la prevenzione ed il blocco delle azioni di mobbing, una formazione dei lavoratori adeguata alla mansione ed ai carichi di lavoro ed il rispetto della normativa in materia di orario di lavoro (riposi, ferie, congedi, lavoro supplementare e straordinario).

A questo proposito, si osserva che il Testo unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro mostra, rispetto al passato, una visione più ampia della prevenzione della salute e sicurezza sul lavoro [2]: il concetto di salute, in particolare, non è più inteso solamente come assenza di infermità, ma come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

Valutazione del rischio da stress lavoro-correlato

Con riferimento a tutti i lavoratori, compresi dirigenti e preposti, il datore di lavoro è obbligato a effettuare la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato. Questa valutazione, parte integrante del Dvr, cioè del documento di valutazione dei rischi, è finalizzata:

  • a stabilire il livello di rischio stress connesso alle mansioni svolte dai dipendenti, all’organizzazione aziendale, ai turni ed agli orari in genere, alla formazione impartita;
  • ad individuare le misure di correzione e le azioni di miglioramento da intraprendere per ridurre il rischio stress.

Alla valutazione partecipano:

  • il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp);
  • i dirigenti o i preposti;
  • i lavoratori, i collaboratori o le persone collegate all’azienda che possono fornire informazioni utili;
  • il medico competente, se nominato;
  • il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls oppure Rlst).

Come si valuta il rischio stress?

Ma, per evitare il rischio stress, il datore di lavoro è obbligato ad esaminare i dipendenti ad uno ad uno, per capire le loro reali problematiche, magari anche personali o familiari?

Naturalmente no, sarebbe impossibile pretendere da qualsiasi azienda, anche se strutturata, un’indagine di questo tipo (che, peraltro, solleverebbe non pochi interrogativi in materia di privacy e di trattamento di dati personali ed informazioni sensibili).

Pertanto, la valutazione del rischio stress prende in esame non singoli lavoratori, ma gruppi omogenei di lavoratori (i cosiddetti Gol), che risultano esposti a rischi dello stesso tipo, sulla base dell’effettiva organizzazione aziendale (la suddivisione può avvenire per esempio per mansioni o divisioni organizzative: turnisti, dipendenti di un determinato settore, addetti alla stessa mansione, etc.).

La valutazione del rischio stress si suddivide in due fasi:

  • valutazione preliminare, sempre necessaria;
  • valutazione approfondita: quest’ultima è una fase eventuale, da attivare solo nel caso in cui la valutazione preliminare riveli elementi di rischio da stress lavoro-correlato, oppure se le misure di correzione adottate dal datore di lavoro risultano inefficaci.

Che cosa scrivere nel Dvr?

Nel Documento di valutazione dei rischi Dvr, il datore di lavoro deve riportare l’intero percorso di valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato che l’azienda ha seguito, secondo lo schema esposto di seguito:

  • descrizione dell’azienda e dell’attività lavorativa: deve contenere gli elementi utili a giustificare il criterio di individuazione dei gruppi omogenei di lavoratori;
  • criteri e metodi di valutazione: è necessario descrivere i parametri di valutazione del rischio stress utilizzati e le modalità con la quale sono stati consultati i lavoratori;
  • figure aziendali coinvolte: bisogna descrivere la formazione dei ruoli aziendali coinvolte;
  • comunicazione, informazione e formazione: il datore deve descrivere le eventuali informazioni e comunicazioni fornite a tutti i lavoratori;
  • analisi del rischio e risultati: il datore è tenuto a descrivere le fasi relative alla valutazione preliminare del rischio stress, alla verifica dell’efficacia degli interventi adottati ed all’eventuale valutazione approfondita;
  • misure di prevenzione: il datore deve descrivere le misure preventive in atto e da adottare con interventi correttivi, in base all’esito della valutazione del rischio stress;
  • piano attuativo delle misure e degli interventi: in relazione al piano attuativo, è necessario descrivere il programma con cui saranno attuate le azioni di contrasto al rischio stress, indicando le figure che vi devono provvedere;
  • monitoraggio: si deve infine descrivere, nel Dvr, la pianificazione del monitoraggio nel tempo e l’aggiornamento periodico previsto.

Come si valuta lo stress lavoro correlato?

Per ottenere un’analisi approfondita del rischio stress lavoro correlato, il datore di lavoro può chiedere ai lavoratori di rispondere a un questionario-tipo, nel quale potrebbero essere indicate delle informazioni chiave riguardo:

  • all’azienda: dati sull’assenteismo, richieste di cambio mansione, dimissioni, assenze per malattia;
  • alla persona del lavoratore: mansioni, tipologia di contratto, orario di lavoro, rapporti interpersonali (conflitti, discussioni);
  • all’ambiente di lavoro: illuminazione, condizioni igieniche, livelli di sicurezza, temperature, spazi;
  • ad altri fattori di rischio oltre allo stress, a loro volta fonte di stress, come l’esposizione al rischio biologico, chimico, cancerogeno.

Quali sono i principali fattori di rischio stress?

Osserviamo, nella seguente infografica, quali possono essere considerati i principali fattori di rischio stress:

Quali sono le conseguenze dello stress?

Lo stress lavoro correlato può produrre, innanzitutto, effetti negativi sull’azienda:

  • scarso impegno del lavoratore;
  • scarse prestazioni e produttività del personale;
  • incidenti causati da errore umano;
  • tassi di assenza per malattia;
  • elevato ricambio del personale o abbandono precoce.

Con il passare del tempo, uno stress non controllato o controllato male può portare a conseguenze gravi:

  • fisiche: frequenti e intense emicranie, tensioni muscolari, problemi digestivi e formazione di ulcere, diarrea, colite, malfunzionamento della tiroide, facilità ad ammalarsi, ipertensione e disturbi cardiaci;
  • psicologiche: cattivo umore, noia, depressione, affaticamento, attacchi di ansia, scarsa stima di sé, mancanza o difficoltà di concentrazione, distrazioni frequenti, continui pensieri negativi su sé stessi;
  • comportamentali: ad esempio, possono verificarsi disturbi del sonno, tendenza a bere e fumare più del solito, alimentazione disordinata, difficoltà a rilassarsi e a stare fermi, iperattività.

note

[1] Art. 6 Co. 8 Lett. m-quater), Art. 28 Co. 1-bis, Art. 286-quater D.lgs. 81/2008.

[2] Art.2 D.lgs. 81/2008.


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