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Quando si perde l’indennità di accompagnamento?

22 Settembre 2020 | Autore:
Quando si perde l’indennità di accompagnamento?

Assegno di accompagnamento: quali sono i requisiti per ottenerlo, quando viene sospeso, quando si decade dal sussidio.

Al lavoratore con invalidità civile del 100%, o inabile, vengono riconosciuti dallo Stato diversi benefici, in quanto la sua capacità lavorativa è azzerata e ha per questo forti difficoltà nel procurarsi autonomamente un reddito.

In particolare, lo Stato riconosce all’invalido civile totale in età lavorativa, cioè tra i 18 ed i 67 anni, un sussidio, la pensione di inabilità civile [1], pari a 286,81 euro mensili, qualora l’interessato abbia un reddito annuo proprio sino a 16.982,49 euro (valore 2020). L’assegno mensile, erogato dall’Inps, sarà a breve aumentato a 651,51 euro, qualora il reddito non superi i limiti in vigore per la spettanza dell’incremento al milione, attualmente pari a 8.469,63 euro annui.

C’è però un ulteriore sussidio che lo Stato riconosce agli invalidi civili totali, ugualmente erogato dall’Inps, che è slegato da qualsiasi requisito reddituale: si tratta dell’indennità di accompagnamento, o accompagno [2]. Le condizioni per fruire dell’accompagno sono maggiormente favorevoli, rispetto a quelle previste per la pensione d’inabilità civile, in quanto per ottenere questo ulteriore sussidio non è sufficiente il solo riconoscimento dell’invalidità civile del 100%: è necessario anche il riconoscimento della non autosufficienza.

Ma quali sono nel dettaglio i requisiti per l’accompagno? Quando si perde l’indennità di accompagnamento?Va innanzitutto osservato che l’indennità di accompagnamento, dell’importo di 520,29 euro mensili (valore 2020), ha una finalità parzialmente differente rispetto a quella prevista per la pensione d’invalidità civile: mentre questo sussidio, difatti, ha lo scopo di sostenere il reddito dell’invalido, in quanto non in grado di lavorare, l’accompagno ha lo scopo di assicurare all’invalido totale e non autosufficiente un’assistenza continuativa. Ecco perché l’indennità è slegata dalla prova dei mezzi, cioè dai requisiti di reddito.

Quando l’invalido non è autosufficiente?

L’invalido civile totale è considerato non autosufficiente quando:

  • non è in grado permanentemente di compiere in modo autonomo, cioè senza assistenza, gli atti quotidiani della vita;
  • non è in grado permanentemente di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore.

Quali altri requisiti sono previsti per l’accompagnamento?

Per beneficiare dell’accompagno all’interessato sono richiesti, oltre al riconoscimento (da parte di un’apposita commissione medica Asl) della non autosufficienza e dell’invalidità civile del 100%, ulteriori condizioni personali.

Nel dettaglio, l’interessato deve risultare:

  • cittadino italiano;
  • in alternativa, cittadino straniero comunitario iscritto all’anagrafe del Comune di residenza;
  • in alternativa, cittadino straniero extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno di almeno un anno.

Il beneficiario dell’indennità di accompagnamento deve inoltre avere residenza stabile e abituale sul territorio nazionale.

È, infine, richiesto che il beneficiario non sia ricoverato, per oltre 30 giorni di seguito, presso un istituto di lungodegenza a carico dello Stato.

Quando viene sospesa l’indennità di accompagnamento?

L’accompagno è sospeso qualora l’interessato risulti, per più di 30 giorni, ricoverato gratuitamente in un istituto a carico dello Stato. Si tiene conto dei periodi di ricovero pari o superiori ai 30 giorni [3]. Non si considera come ricovero il day-hospital, né si considerano i ricoveri presso strutture pubbliche ospedaliere resi necessari da situazioni temporanee.

L’accompagno può dunque spettare all’invalido civile totale anche durante il ricovero in ospedale, se le prestazioni assicurate dalla struttura ospedaliera stessa non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana [4].

Sono invece da considerare, ai fini della sospensione dell’accompagno, i soli casi di lungodegenza e terapie riabilitative [5].

Il ricovero si intende gratuito se la retta-base risulta a totale carico di un ente o di una struttura pubblica, anche se eventualmente l’invalido ricoverato o i suoi familiari effettuano dei versamenti supplementari per ottenere un trattamento migliore presso la struttura.

Quando si perde l’indennità di accompagnamento?

L’invalido non autosufficiente subisce la revoca dell’accompagno nei seguenti casi:

  • se vengono meno le condizioni sanitarie alla base del diritto all’assegno, ossia l’inabilità o la non autosufficienza, a seguito di un nuovo accertamento da parte dell’apposita commissione medica;
  • a seguito del trasferimento all’estero, a meno che lo spostamento non avvenga per cure mediche autorizzate; in questo caso, la revoca avviene perché l’accompagnamento richiede una stabile ed effettiva residenza in Italia.

Per ulteriori approfondimenti sul sussidio puoi leggere:


note

[1] Art.12 L. 118/1971.

[2] L. 18/1980.

[3] Messaggio Inps 18291/2011.

[4] Cass. sent. 2270/2007.

[5] Cass. sent. n.18437/2006.


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