Truffe online: così agiscono oggi gli hacker

13 Luglio 2020 | Autore:
Truffe online: così agiscono oggi gli hacker

Nei primi 4 mesi sono stati commessi gli stessi attacchi di tutto il 2019 con nuove tecniche per il furto di dati personali, la nuova miniera d’oro dei pirati.

Si sapeva che durante il lockdown i pirati informatici si erano dati un gran da fare. Forse perché costretti alla quarantena anche loro, cercavano di impegnare così la loro giornata e di tirare sera in questo modo. Quello che non si sapeva, invece, è che si fossero dati così tanto da fare, non solo nella quantità di attacchi informatici portati a termine ma anche nell’utilizzare nuove strategie per riempirsi le tasche con i soldi altrui: dalla violazione dell’home banking all’invio di e-mail o alle telefonate costruite a regola d’arte sul profilo della vittima alla quale sono stati rubati i dati personali, allo scopo di convincerla ad autorizzare un bonifico o un pagamento. Fino all’intromissione nei rapporti commerciali tra imprese o tra dirigenti della stessa azienda per riuscire a «deviare» delle somme consistenti verso altri conti correnti.

Talmente sono stati impegnati i pirati che nei soli primi quattro mesi del 2020 è stato denunciato praticamente lo stesso numero di reati dell’interno 2019: oltre 4.200 tra attacchi informatici, phishing, malware e via piratando. Tradotto in soldi, significa 20 milioni di euro sottratti (di cui quasi 9 recuperati) contro i 21 milioni dello scorso anno. Un record che potrebbe essere ancora più importante se tutti i cittadini o tutte le imprese rimaste vittime degli hacker avessero presentato una denuncia.

Non si tratta, come si diceva, soltanto di «fregare» un numero di carta di credito o un account abbinato ad un conto corrente. Durante la quarantena, non sono mancate le e-mail o le telefonate in cui si cercava di «toccare» l’animo sensibile degli italiani chiedendo loro di partecipare a qualche raccolta fondi per una buona causa, ovviamente buona soltanto per il truffatore che l’aveva architettata. C’è, invece, chi spediva dei messaggi di posta elettronica apparentemente da un ministero o da un’istituzione e, in realtà, insieme al messaggio lasciava un virus nel dispositivo dell’ignara vittima. Perfino l’Inps ha denunciato tentativi di phishing da parte di chi chiedeva di aggiornare le domande sul coronavirus.

Uno dei fenomeni in continua ascesa, ad esempio, è quello del voice phishing, noto anche come vishing. È quello a cui si faceva cenno prima. Il malintenzionato entra in possesso dei dati personali della vittima e, sulla base di quelli, ci costruisce una storia. Poi, invia un messaggio al cellulare o all’indirizzo e-mail che, all’apparenza, arriva dalla banca, in cui si dice che è stata rilevata un’operazione sospetta e si allega un link ad un sito Internet fasullo. Se la vittima clicca, riceve una telefonata da parte di qualcuno a conoscenza di codici segreti o di informazioni che solo il cliente può conoscere, in modo di rendere il tutto più credibile. Lo scopo della chiamata sarà quello di entrare in possesso di ulteriori codici per autorizzare dei bonifici o dei pagamenti. Si può immaginare chi sarà il beneficiario.

Ecco perché i dati personali sono una risorsa preziosa per i pirati del web e vengono, addirittura, comprati o scambiati tra i malviventi. La Polizia postale raccomanda sempre di non aprire allegati o siti che arrivano via sms o e-mail, di non comunicare password, codici o login di qualsiasi tipo. Anche perché una banca non lo chiederà mai per telefono o per posta elettronica, quindi chi si presenta come impiegato di un istituto di credito in questo modo è sicuramente un truffatore. Attenzione, infine, ai documenti che si allegano quando si fa un’operazione sul web o quando si fa un acquisto su Internet: c’è sempre chi è pronto a trafugarli per mettere a segno un colpaccio.



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