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In quanto tempo si prescrivono le tasse dello Stato?

13 Luglio 2020
In quanto tempo si prescrivono le tasse dello Stato?

Cartelle esattoriali: la notifica non fa scattare la prescrizione di dieci anni ma di cinque. 

Una recente pronuncia della Commissione Tributaria Regionale del Lazio [1] ripresenta un annoso interrogativo: in quanto tempo si prescrivono le tasse dello Stato? Per quanto semplice possa sembrare la domanda – a cui ci si aspetterebbe quindi una risposta altrettanto immediata e diretta – le cose non stanno così e solo da poco tempo le aule dei tribunali sono arrivate a sposare una tesi a favore del contribuente. 

Anche la stessa Cassazione ha iniziato a seguire il nuovo indirizzo. Lo ha fatto inizialmente con una pronuncia a sezioni unite [2], per poi ribadirlo in successive decisioni [3]. Sicché, è più facile stabilire quali sono i termini massimi entro cui l’Agenzia Entrate Riscossione – l’ente pubblico preposto alla riscossione appunto delle imposte dovute all’erario – può riscuotere le somme riportate nelle cartelle esattoriali. Cartelle che, dunque, dopo un po’ di tempo, “scadono” al pari dei cibi lasciati nel frigo senza essere consumati. 

Ma procediamo con ordine e vediamo in quanto tempo si prescrivono le tasse dello Stato, intendiamo quelle cioè «già iscritte a ruolo», ossia “passate” all’Agenzia delle Entrate Riscossione per la formazione e la notifica delle cartelle esattoriali.

La prescrizione di 10 anni delle cartelle

La tesi tradizionale, in tema di prescrizione delle tasse, ha sempre voluto che il termine per i tributi dovuti allo Stato fosse di 10 anni mentre per quelli dovuti agli enti locali (Comuni, Province, Regioni) fosse invece di cinque. Un termine che trova nel bollo auto l’unica eccezione, essendo questo soggetto a una prescrizione di soli tre anni.

Questa sostanziale distinzione è stata seguita a lungo dai tribunali italiani sino a quando qualche giudice di primo grado ha iniziato a sostenere che anche le tasse erariali fossero soggette al termine di prescrizione quinquennale.

Dove risiede la distinzione? In una norma del Codice civile, l’articolo 2948, in base alla quale si prescrivono in cinque anni tutte le somme dovute periodicamente, almeno una volta all’anno o in frazioni più brevi. E di certo l’Imu, la Tari e tutte le imposte locali devono essere versate una volta ogni 365 giorni.

Invece – si diceva – per quanto riguarda l’Irpef, l’Irap, l’Ires e l’Iva – tipiche imposte statali – il presupposto di imposta, ossia la base imponibile costituita dal reddito del contribuente, varia ogni anno; pertanto, sebbene anche queste dovute ogni anno, non è possibile stabilirne in anticipo il relativo ammontare come invece per le imposte locali. Di qui, l’applicazione del termine di prescrizione lungo di 10 anni.

Il discorso coinvolge non solo la tassa in sé ma anche le relative cartelle esattoriali che vengono emesse in caso di omesso versamento.

La prescrizione delle tasse dello Stato in cinque anni

Senonché l’interpretazione appena accennata è stata via via scalfita dai giudici tributari e oggi gran parte delle sentenze prevede una prescrizione di cinque anni anche per le cartelle esattoriali dovute a tasse dello Stato.

La Ctr Lazio, in linea con l’indirizzo sancito di recente dalla Cassazione, ha quindi ribadito che il termine prescrizionale per i tributi erariali e non erariali è comunque di cinque anni. La notifica della cartella esattoriale non ha la funzione di trasformare tale termine in quello più lungo decennale, come invece avviene a seguito della pronuncia della sentenza conseguente a contenzioso. Difatti, solo in caso di ricorso contro la cartella esattoriale e di successivo rigetto dello stesso, il titolo (ossia la giustificazione) per la richiesta del pagamento non è più la cartella ma la sentenza del giudice e, come tutti gli atti giudiziari, questa ha una prescrizione di 10 anni. Considerato ciò, non conviene quasi mai fare ricorso contro una cartella che sta per prescriversi.

La novità della pronuncia della Commissione Regionale del Lazio è dunque rappresentata dall’estensione dell’ambito applicativo della prescrizione breve (5 anni) alla notifica di atti relativi a tributi erariali per i quali invece si è sempre concordato per una prescrizione lunga (10 anni).

Pertanto, stando a tale nuovo orientamento, sia tributi locali (circostanza sulla quale non c’erano mai stati dubbi), sia quelli erariali (ossia dovuti allo Stato) si prescrivono nel termine di cinque anni dal giorno in cui il tributo è dovuto o dal giorno dell’ultimo atto di sollecito di pagamento (in quanto avente la funzione di interrompere la prescrizione e farla decorrere nuovamente da capo). 

La prescrizione quinquennale è giustificata da un ragionevole principio di equità, secondo cui il debitore viene sottratto all’obbligo di corrispondere quanto dovrebbe per prestazioni già scadute, tutte le volte che queste non siano tempestivamente richieste dal debitore.  


note

[1] Ctr Lazio sent. n. 1471/3/2020.

[2] Cass. S.U. sent. n. 23397/2016.

[3] Cass. sent. n. 30362/2018.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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