Diritto e Fisco | Articoli

6 cose che devi sapere sulla donazione

13 Luglio 2020
6 cose che devi sapere sulla donazione

Obblighi del donante e del donatario: dall’atto notarile alla gratitudine, dagli alimenti agli accertamenti fiscali. 

Se devi fare una donazione o devi riceverla, per quanto potrà sembrarti un atto semplice e informale, devi invece conoscere alcune regole giuridiche che potrebbero crearti dei problemi, sia con il fisco che con i tuoi familiari. Alcune di queste norme infatti non possono essere violate, pena la nullità dell’atto e, quindi, del trasferimento della proprietà. Ecco allora alcune cose che devi sapere sulla donazione, di qualsiasi tipo essa si tratti (denaro, beni mobili, immobili, ecc.).

Devi andare dal notaio

Se, il più delle volte, la donazione ha ad oggetto beni di scarso valore economico, in alcuni casi può riguardare consistenti somme di denaro o immobili. In queste ipotesi, affinché la donazione sia valida è necessario recarsi dal notaio.

Più in particolare il Codice civile stabilisce per le donazioni di «non modico valore» la presenza del notaio e di due testimoni per la stipula del cosiddetto «atto pubblico», ossia l’atto di donazione. 

La “modicità” del valore della donazione viene determinata non tanto in base al valore in sé del bene quanto al rapporto che esso ha sul patrimonio del donante e del donatario e quindi all’effettivo impoverimento del primo e arricchimento del secondo. Per esempio, per una persona povera, la donazione di 10mila euro potrebbe essere considerata di “non modico valore” rispetto a una persona benestante. 

La donazione di qualsiasi immobile deve sempre avvenire dinanzi al notaio.

Una donazione che non avviene dinanzi al notaio, pur essendovene i presupposti, può essere sempre annullata anche dallo stesso donante. Sicché questi potrebbe, in qualsiasi momento – anche a distanza di numerosi anni – riprendersi ciò che un tempo era suo.

Donazione di denaro

Quando la donazione ha ad oggetto somme di denaro, sarà sempre meglio firmare un documento scritto, anche quando si tratti di importi di modico valore. Questo soprattutto per vincere eventuali contestazioni da parte del fisco che, scorgendo nel donatario un potere di acquisto superiore rispetto al reddito da questi dichiarato, potrebbe voler sapere da dove provengono le disponibilità economiche in più rispetto a quelle ufficiali.

Il semplice bonifico bancario, anche se consente di dimostrare la tracciabilità dello spostamento del denaro, non garantisce la prova della “causa” di tale trasferimento. Causa che potrebbe al limite essere anche il corrispettivo per un lavoro eseguito (come tale tassabile). Ecco perché, con una scrittura privata con data certa, si eliminano alla radice problemi di questo tipo per il donatario. Il quale potrà, in tal modo, dimostrare in qualsiasi momento all’Agenzia delle Entrate, la provenienza del denaro e lo scopo.

Una regola particolare riguarda la cosiddetta donazione indiretta. Si verifica quando un soggetto dona una somma di denaro a un altro affinché questi acquisti uno specifico bene (ad esempio una casa o un’auto) o paga direttamente il venditore affinché trasferisca la proprietà del bene al donatario. In tali casi la donazione, anche se di non modico valore, non necessita del notaio e dell’atto scritto. 

Ad esempio se un padre vuol regalare 100mila euro al figlio senza interessarsi dell’uso che ne farà dovrà andare dal notaio e stipulare l’atto di donazione. Se invece bonifica la somma sul conto corrente del figlio con la causale «Soldi per acquisto casa» o se li versa direttamente al venditore dell’immobile non c’è più bisogno del notaio e dell’atto scritto.

Obblighi del donatario

La donazione è un contratto. Sono considerati «contratti» infatti tutti i rapporti giuridici che si formano con l’incontro delle volontà di due o più soggetti. E nella donazione c’è bisogno anche della volontà del donatario, il quale deve accettare il bene offertogli (non si può costringere nessuno a ricevere qualcosa contro il suo volere). 

Questa accettazione obbligatoria non toglie che la donazione sia un contratto a titolo gratuito, a fronte cioè del quale non sia dovuta alcuna controprestazione. La donazione infatti è un gesto di generosità.

Ciò nonostante – e senza togliere alcunché alla gratuità di tale atto – il donatario resta obbligato a due prestazioni: 

  • la gratitudine nei confronti del donante;
  • gli alimenti nei confronti del donante.

L’obbligo di gratitudine del donatario

Il donatario deve essere “grato” al donante. Il concetto di gratitudine però non va inteso nel senso letterario. Per legge, infatti, si può considerare “ingrato” solo:

chi ha ucciso o tentato di uccidere il donante o il suo coniuge o un suo discendente o ascendente;

  • chi ha accusato falsamente (calunnia accertata in un processo penale) una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni; oppure ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata poi dichiarata falsa in giudizio penale;
  • chi è colpevole di grave ingiuria verso il donante;
  • chi ha arrecato volontariamente un grave pregiudizio al patrimonio del donante;
  • chi ha rifiutato indebitamente di versare gli alimenti dovuti al donante.

L’azione va proposta entro cinque anni dal momento in cui il donante ha acquisito la piena consapevolezza del comportamento illecito del donatario.

L’obbligo di versare gli alimenti del donatario

Finché il donante è in vita, il donatario resta obbligato a versargli gli alimenti nel caso in cui questi versi in una disperata condizione di bisogno economico e fisico. Succede, ad esempio, quando il donante contrae una grave malattia che gli impedisca di lavorare e le sue condizioni di reddito siano tali da metterne a repentaglio la stessa vita. In tal caso il donatario dovrà farsi avanti e aiutarlo, in proporzione alle proprie capacità economiche, in modo da “salvarlo”. Il che significa non certo mantenerlo ma offrirgli lo stretto indispensabile per il vitto e l’alloggio.

Se il donatario dovesse venir meno a quest’obbligo la donazione potrebbe essere revocata.

Dall’obbligo di alimenti si distingue la donazione dietro vitalizio. Si pensi al caso della madre che dona la nuda proprietà della casa alla figlia a condizione che questa l’assista e la curi finché non muore. Si tratta di una sorta di “controprestazione” il cui inadempimento consente di far sciogliere la donazione.

Più difficile rivendere il bene

La donazione di un immobile può implicare alcuni problemi di carattere ereditario che rendono più difficile rivendere il bene ricevuto in donazione. Si pensi al padre che doni la casa al figlio e a questi che poi voglia venderla a terzi: gli acquirenti troveranno molto più complicato ricevere un mutuo dalla banca e ciò per una ragione abbastanza semplice, che risiede nelle norme del Codice civile. La donazione può essere attaccata dagli eredi del donante se tale atto ha leso le rispettive quote di legittima.

Ci spiegheremo meglio con un esempio.

Gennaro sta per morire e, prima di passare a miglior vita, vuol assicurarsi che la propria casa (del valore di 200mila euro) vada al figlio Germano, da sempre il suo prediletto. Alle altre due figlie, Elena ed Eleonora, lascia rispettivamente un piccolo appezzamento di terra in campagna (del valore di 5mila euro) e 7mila euro sul conto corrente. Senonché, alla morte del padre, le due figlie si rivolgono contro Germano il quale, grazie alla donazione, avrebbe sottratto loro gran parte del patrimonio di famiglia. Lo possono fare perché la legge le tutela.

Per legge, infatti, gli eredi legittimari (coniuge e figli o, in assenza di questi ultimi, il genitore) hanno diritto sempre a una quota minima di eredità. Se questa viene violata, si possono aggredire le donazioni che il defunto ha fatto in vita per recuperare la propria quota di legittima.

Dunque la casa o qualsiasi altro bene donato da una persona poi deceduta può sempre essere oggetto di un’azione giudiziaria volta al recupero del bene stesso. Ecco perché le banche non finanziano con piacere l’acquisto di un immobile proveniente da una donazione: proprio per il timore che sul bene si instauri una causa (per lesione della legittima da parte degli eredi), rendendo impossibile poi soddisfarsi su di esso se l’acquirente non dovesse pagare il mutuo.

Per risolvere il problema alla radice ci sono due soluzioni:

  • si attende lo spirare dei termini entro cui possono essere sollevate le suddette contestazioni (10 anni dal decesso o 20 anni dalla donazione);
  • oppure si fa firmare agli eredi un atto di accettazione della donazione e di rinuncia preventiva all’azione di lesione della legittima


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube