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10 cose da sapere se sei stato denunciato

14 Luglio 2020 | Autore:
10 cose da sapere se sei stato denunciato

Il decalogo delle cose da sapere se si è stati denunciati o querelati. Tutto ciò che si può fare anche senza avvocato. Come fare per far archiviare le indagini.

La denuncia penale è quella comunicazione che chiunque può fare alle autorità per segnalare un fatto costituente reato. La denuncia segna l’inizio delle indagini le quali, se si concluderanno con la raccolta di sufficienti prove a carico dell’indagato, sfoceranno in un processo penale vero e proprio. Il problema è che la persona denunciata, durante tutto il periodo delle indagini, non può fare molto, visto che le investigazioni sono coperte dal segreto istruttorio e ad esse non può accedere. Ciò non significa, però, che il denunciato sia del tutto inerme davanti alla giustizia. Di seguito ti elencherò le 10 cose da sapere se sei stato denunciato.

Quanto vedremo nei prossimi paragrafi vale in linea di massima anche per le persone querelate. La querela, a differenza della denuncia, può essere sporta solamente dalla vittima del reato o da un suo procuratore, e soltanto entro determinati limiti di tempo (tre mesi dal momento in cui si è avuta conoscenza del reato, ovvero sei mesi per alcuni specifici reati, come la violenza sessuale e lo stalking). A differenza della denuncia, inoltre, la querela può essere rimessa, cioè ritirata, impedendo così la celebrazione del processo. Se l’argomento ti interessa perché, ad esempio, sei stato segnalato alle autorità e non sai come muoverti, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono le 10 cose da sapere se sei stato denunciato o querelato.

Verrò informato della denuncia sporta contro di me?

La prima cosa da sapere nel caso di denuncia o di querela è la seguente: le autorità non avvertono della denuncia o della querela sporta. In altre parole, se sei stato denunciato/querelato non è detto che te ne venga dato avviso. Anzi: la maggior parte delle volte, le persone che sono sotto indagine non sanno nemmeno di esserlo.

Dunque, paradossalmente in questo momento potresti anche essere formalmente indagato dalla Procura della Repubblica ma non saperlo affatto. Ciò perché, come ricordato, la polizia giudiziaria non è tenuta ad avvisarti.

Avviso di garanzia: cos’è?

Del fatto che sei stato denunciato o querelato potresti averne notizia attraverso l’informazione di garanzia (meglio noto come avviso di garanzia).

L’informazione di garanzia[1] è la comunicazione inviata all’indagato quando è necessario che egli sappia che si stanno svolgendo delle indagini su di lui. In altre parole, l’informazione di garanzia comunica al destinatario che egli è indagato dall’autorità giudiziaria per un determinato reato.

Possiamo dunque dire che l’avviso di garanzia è quell’atto che consente all’indagato di prepararsi ad un eventuale processo a suo carico, nonché alla possibilità che la polizia giudiziaria possa compiere nei suoi confronti alcuni atti d’indagine, come ad esempio perquisizioni o ispezioni. In questa ipotesi, infatti, l’indagato avrebbe anche la necessità di farsi assistere da un difensore.

Secondo la legge, l’avviso di garanzia è notificato al compimento del primo atto a cui il difensore ha diritto di assistere e, comunque, prima di essere invitato dal pubblico ministero a rendere interrogatorio.

Per la precisione, la legge dice che solo quando deve compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere, il pubblico ministero invia per posta, in piego chiuso raccomandato con ricevuta di ritorno, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, un’informazione di garanzia con indicazione delle norme di legge che si presumono violate, della data e del luogo del fatto e con invito a esercitare la facoltà di nominare un difensore di fiducia.

Gli atti di indagine a cui il difensore ha diritto di assistere, e che pertanto richiedono la notifica dell’avviso di garanzia, sono: l’interrogatorio, l’ispezione, il confronto, l’accertamento tecnico irripetibile, la perquisizione, il sequestro e il prelievo coattivo di campioni biologici.

Istanza in Procura per sapere se c’è una denuncia

Qualora l’avviso di garanzia non sia notificato perché non c’è necessità di compiere alcun atto d’indagine che richiede l’assistenza del difensore, la persona denunciata o querelata può chiedere direttamente alla Procura della Repubblica di sapere se ci sono delle indagini in corso.

Chiunque può depositare un’istanza presso la Procura territorialmente competente per sapere se ci sono notizie di reato iscritte a suo carico [2]. Il deposito può avvenire anche telematicamente, mediante invio di una pec.

Il documento che la Procura restituirà indicherà le eventuali iscrizioni a carico del richiedente; nello specifico, gli uffici della Procura rilasciano un certificato ove c’è scritto:

  • nominativo della persona denunciata o querelata;
  • numero del procedimento;
  • reato per cui si sta procedendo;
  • data di commissione del crimine.

Il certificato non indicherà l’eventuale denunciante/querelante. Al contrario, se non risulta alcuna iscrizione nel registro degli indagati, la Procura rilascia un certificato del seguente tenore: «Non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione».

V’è da precisare che, se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine, il pubblico ministero, nel decidere sulla richiesta avanzata da colui che teme di essere stato denunciato o querelato, può disporre, con decreto motivato, il segreto sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile.

Posso chiedere alla polizia se sono stato denunciato?

Molte persone, per sapere se sono state denunciate o querelate da qualcuno, si rivolgono direttamente ai carabinieri o alla polizia per chiedere informazioni. Come detto in apertura, le forze dell’ordine non sono tenute a fornire queste informazioni.

Dunque, come regola la richiesta avanzata direttamente alle forze dell’ordine non sortirà alcun effetto; è innegabile però che, spesso, sfruttando le proprie conoscenze personali, è possibile essere favoriti da qualche “fuga di notizie”.

Memorie difensive durante le indagini preliminari

Se sei venuto a conoscenza del fatto che sei stato denunciato o querelato (ad esempio, perché ti hanno notificato l’avviso di garanzia o perché hai fatto istanza in Procura), sappi che durante tutta la fase delle indagini non è possibile accedere agli atti se non dopo il ricevimento dell’avviso di conclusione delle indagini.

Durante la fase delle indagini preliminari, puoi fare solamente due cose:

  • produrre delle memorie difensive o fare delle richieste al Procuratore della Repubblica, affinché prenda in considerazione le tue dichiarazioni;
  • incaricare un avvocato perché svolga delle investigazioni difensive, cioè delle vere e proprie indagini parallele a quelle compiute dalla Procura della Repubblica.

Potresti anche chiedere al Procuratore di essere sentito per rilasciare dichiarazioni, ma il magistrato non è tenuto ad accogliere tale richiesta.

Le investigazioni difensive

Se sei stato denunciato o querelato puoi incaricare il tuo difensore di fiducia a svolgere delle investigazioni difensive: la legge [3] consente all’avvocato di poter compiere delle indagini la cui portata è molto simile a quelle effettuate dalla Procura della Repubblica.

Ad esempio, il tuo avvocato potrà assumere le deposizioni delle persone informate sui fatti e raccoglierle in un atto scritto; può perfino accedere alla documentazione posseduta dalla Pubblica Amministrazione.

Tutti i risultati delle indagini difensive che costituiscono elementi di prova a favore dell’indagato possono essere presentati direttamente al giudice nel corso delle indagini preliminari e nell’udienza preliminare quando deve adottare una decisione con l’intervento della parte privata.

Le stesse investigazioni possono essere presentate anche al Procuratore della Repubblica incaricato delle indagini preliminari, in modo tale che possa prenderle in considerazioni per le proprie determinazioni.

L’avviso di conclusione delle indagini

L’avviso di conclusione delle indagini è una comunicazione che la Procura della Repubblica deve obbligatoriamente inviare nei confronti della persona sospettata di aver commesso un crimine quando le indagini sono terminate [4].

In pratica, l’avviso di conclusione delle indagini comunica che il pubblico ministero sta per terminare il suo lavoro e che, in assenza di novità, chiederà al giudice il rinvio a giudizio. In pratica, se ti viene notificato un avviso di conclusione delle indagini, l’atto che hai tra le mani ti sta dicendo che verrai processato per i fatti indicati nell’avviso stesso.

L’avviso di conclusione delle indagini ha una funzione importantissima, non meno fondamentale dell’informazione di garanzia, in quanto vengono comunicate all’indagato alcuni importantissimi diritti, e cioè:

  • la possibilità, per l’indagato o per il suo difensore, di prendere visione degli atti d’indagine, fino a quel momento segreti;
  • la facoltà, entro il termine di venti giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di ulteriori atti di indagine;
  • il diritto di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

L’interrogatorio davanti al pm

Ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, la persona denunciata o querelata può chiedere, entro venti giorni dalla notifica, di essere interrogato dal pubblico ministero.

A tale richiesta la Procura è obbligata a dare seguito: secondo la legge, infatti, l’interrogatorio deve essere compiute entro trenta giorni dalla presentazione della richiesta. Il termine può essere prorogato dal giudice per le indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero, per una sola volta e per non più di sessanta giorni.

L’interrogatorio deve essere reso alla necessaria presenza di un avvocato: la persona indagata non può presentarsi da sola. Trattandosi di un atto d’indagine garantito per legge, occorre per forza l’assistenza di un avvocato, eventualmente anche nominato d’ufficio.

Va precisato che, nella prassi, l’interrogatorio si svolge innanzi agli organi di polizia giudiziaria delegati dal pm. In altre parole, sebbene l’indagato chieda di essere sentito direttamente dal magistrato che guida le indagini, quasi sempre questi delega gli ufficiali di polizia o dei carabinieri ad espletare l’adempimento.

La remissione di querela

Nel caso in cui si sia stati querelati, è possibile tentare la via della conciliazione prima di andare a giudizio. Come anticipato in apertura, la querela, a differenza della denuncia, può essere ritirata, facendo venir meno l’accusa.

Dunque, se hai saputo di essere stato querelato e vuoi evitare con certezza un procedimento penale, puoi contattare la persona che ti ha segnalato alle autorità e chiedere che rimetta la querela.

La remissione della querela [5] ha come effetto quello di estinguere il reato: ciò significa che l’autore dell’illecito non potrà essere punito e, se le indagini sono ancora in corso, dovranno essere archiviate. Si noti, però, che per produrre questo effetto la remissione deve essere accettata dalla persona querelata.

La remissione della querela può avvenire mediante dichiarazione rilasciata alla polizia giudiziaria, oppure mediante atto scritto depositato in Procura. In quest’ultima ipotesi, è opportuno farsi seguire da un avvocato munito di procura speciale, il quale depositerà la remissione di querela per conto del querelante, mentre l’avvocato che segue il querelato depositerà l’accettazione della remissione.

Perché la vittima del reato dovrebbe rimettere la querela? In genere, ciò avviene quando la persona querelata ha risarcito il danno che ha causato al querelante. Dunque, per giungere a una remissione, è probabile che il querelante chieda una somma di danaro a titolo di risarcimento.

La remissione della querela può essere giustificata anche da una riconciliazione tra querelante e querelato: pensa a due familiari che, dopo un violento litigio, si sono chiariti.

Nominare un avvocato: quando non serve?

Se sei stato denunciato o querelato, la prima cosa che viene in mente a chiunque è quella di recarsi da un avvocato. È ovvio: solo un professionista del settore legale sa con precisione cosa fare in questi casi.

Se però non hai ancora intenzione di affidarti a un avvocato (cosa che però dovrai fare per forza dal momento in cui ti verrà notificato l’avviso di conclusione delle indagini o dovrai essere sottoposto ad atti d’indagine necessariamente garantiti dalla presenza di un legale), puoi fare da solo alcune delle cose che abbiamo analizzato nei nove punti precedenti. Senza avvocato puoi:

  • presentare istanza alla Procura affinché ti vengano comunicate le eventuali iscrizioni a tuo carico;
  • presentare in ogni tempo memorie difensive;
  • a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini, recarti negli uffici della Procura per prendere visione degli atti d’indagine sino a quel momento svolti;
  • tentare la conciliazione con il querelante, cercando di ottenere la remissione della querela.

note

[1] Art. 369 cod. proc. pen.

[2] Art. 335 cod. proc. pen.

[3] Artt. 391-bis ss. cod. proc. pen.

[4] Art. 415-bis cod. proc. pen.

[5] Art. 152 cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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