Il Coronavirus colpisce anche i giovani in forma grave

13 Luglio 2020
Il Coronavirus colpisce anche i giovani in forma grave

I risultati di uno studio statunitense su 8mila ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni mostrano che la vulnerabilità è di circa il 33% nei maschi e del 30% nelle femmine.

Il Coronavirus non risparmia i giovani: a dimostrarlo non bastavano i Covid party, i festini di moda negli Stati Uniti dove i ragazzi giocano assurdamente a contagiarsi, con rischi anche mortali. Ora, emerge anche dai risultati della scienza che un giovane su tre può ammalarsi di Covid-19 in forma grave.

È quanto suggerisce uno studio dell’University of California di San Francisco, nel quale gli autori hanno esaminato un campione rappresentativo a livello nazionale degli Stati Uniti d’America di circa 8.400 ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 anni d’età. Il lavoro, pubblicato sul ‘Journal of Adolescent Health‘ e riportato in Italia dall’agenzia stampa Adnkronos Salute, conclude che la ‘vulnerabilità medica’ complessiva fra i giovani è del 33% per i maschi e del 30% per le femmine.

Il nuovo studio è stato condotto per approfondire una dinamica dell’epidemia in corso negli Usa. Il numero di giovani infettati dal Coronavirus Sars-CoV-2 è infatti in aumento in tutta la nazione, spiegano gli autori del lavoro, ricercatori del Benioff Children’s Hospitals (Ucsf), che avvertono: l’essere giovani potrebbe non proteggere a 360 gradi dal rischio di incorrere nella malattia in forma grave.

Fermo restando che i pazienti anziani, al di sopra dei 65 anni di età hanno una probabilità di essere ricoverati in ospedale significativamente più alta rispetto ai giovani, alcuni dati dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), non inclusi nello studio, evidenziano – confrontando la settimana del 21-27 giugno con quella del 12-18 aprile – un aumento del 299% dei ricoveri per i giovani adulti, rispetto a un aumento del 139% dei ricoveri per gli anziani.

Il team guidato dalla prima autrice Sally Adams, ha determinato la vulnerabilità dei ragazzi facendo riferimento a indicatori identificati dai Cdc: condizioni cardiache, diabete, asma, patologie autoimmuni come lupus o artrite reumatoide, condizioni epatiche, obesità e fumo nei 30 giorni precedenti. Fra le altre cose è emerso che l’impatto del fumo ha superato altri rischi meno comuni, riferiscono gli autori.



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