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Autostrade: lo scontro tra il Governo e Benetton

13 Luglio 2020 | Autore:
Autostrade: lo scontro tra il Governo e Benetton

Il Presidente del Consiglio: «I Benetton non prendono in giro il presidente del Consiglio e i ministri, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani».

Le ultime ore sono decisive per il destino di Autostrade per l’Italia (Aspi). Domani, il Governo ha fissato il Consiglio dei ministri per la decisione sulla concessione. Il premier Giuseppe Conte è orientato alla revoca, in quanto non appare soddisfatto delle proposte di negoziato che la concessionaria del gruppo Atlantia ha formulato al Governo.

Ma cosa determinerebbe la revoca della concessione? L’immediato passaggio della rete all’Anas, come stabilisce l’articolo 35 del decreto Milleproroghe convertito in Parlamento a febbraio.

A due anni dal crollo del Ponte Morandi a Genova, è davvero alta la tensione tra il Governo e la famiglia Benetton (che attraverso Atlantia controlla Autostrade per l’Italia). Il premier non teme il contenzioso che potrebbe derivare dalla revoca della concessione, in quanto «quel crollo, le 43 vittime, i gravi danni causati alla comunità genovese, costituiscono un gravissimo e oggettivo inadempimento del concessionario. In aggiunta, abbiamo una lunga lista, accumulata nel tempo, di cattive o mancate manutenzioni, ordinarie e straordinarie, della rete autostradale». «Non è lo Stato che deve soldi ai Benetton, ma viceversa», precisa Conte.

In un’intervista rilasciata a La Stampa, appaiono chiare le tensioni tra la famiglia Benetton e il Governo, infatti il Presidente del Consiglio rimarca che: «I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati. I Benetton non prendono in giro solo il presidente del Consiglio ma tutti gli italiani».

Sembra quasi impossibile trovare una quadra con una proposta migliorativa da parte della società controllata dai Benetton tramite la capogruppo Atlantia.

Quali sono i punti che dividono Benetton e Governo?

In un’intervista al Fatto quotidiano, il premier Giuseppe Conte spiega che «Le varie proposte transattive fatte pervenire da Aspi non sono soddisfacenti». «Lo Stato – precisa – ha il dovere di valutarle per lo scrupolo di tutelare l’interesse pubblico nel migliore dei modi possibili. Ma adesso dobbiamo chiudere il dossier ed evitare il protrarsi di ulteriori incertezze».

«È altrettanto inaccettabile – riporta Il Corriere della Sera – la pretesa di Aspi di perpetuare il regime di favore in caso di nuovi inadempimenti degli obblighi di concessione», «anche in caso di gravissime compromissioni della funzionalità della rete autostradale imputabili ad Aspi – spiega Conte-, lo Stato non potrebbe sciogliere il contratto con Aspi, ma soltanto obbligare il concessionario a ripristinare la funzionalità della rete. Con la conseguenza che, se crollasse un altro ponte, non potremmo sciogliere la convenzione e, se mai lo facessimo, dovremmo rifondere Aspi con 10 miliardi di euro, e solo per l’avviamento. Quando ho letto la proposta ho pensato a uno scherzo».

Cosa vuole il Governo? La totale uscita dal capitale di Atlantia da Autostrade per l’Italia, sottolinea il Corriere della Sera. La capogruppo detiene l’88% della società concessionaria. Il Governo non vuole ritrovarsi ad essere consocio dei Benetton seppur restando in una posizione di minoranza. I Benetton continuerebbero ad usufruire di utili e dividendi per i restanti 18 anni della concessione. E’ questo il motivo per cui la loro proposta di diluirsi fino al 37% per non costituire un controllo di fatto della società è andato a vuoto.



1 Commento

  1. esiste pure l’autotutela della P.A…sono stati capaci di mettere il segreto di Stato su una clausola nulla per mancanza di causa,,,,pagare in caso di revoca anche
    per grave inadempimento

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