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8 cose che non puoi fare a scuola

14 Luglio 2020 | Autore:
8 cose che non puoi fare a scuola

Le principali condotte vietate dalla legge e dai regolamenti d’istituto: dagli spinelli all’occupazione, passando per l’uso dello smartphone.

Gli istituti scolastici sono i luoghi adibiti all’apprendimento delle nuove generazioni, ove forgiare giovani menti pronte ad affrontare al meglio il futuro. Le scuole sono anche il posto in cui i ragazzi trascorrono molta parte del loro tempo, socializzando, dedicandosi all’attività fisica e al confronto. Gli istituti scolastici sono luoghi in cui vigono regole da rispettare che, se infrante, conducono a severe sanzioni, perfino all’espulsione. Di seguito vedremo quali sono le 8 cose che è proibito fare a scuola.

È quasi inutile dire che a scuola non è possibile commettere reati: ciò che è illegale al di fuori delle mura scolastiche lo è, ovviamente, anche all’interno di esse. La scuola non è un luogo di immunità. Forse non tutti sanno che nelle scuole vige un regolamento d’istituto che impone delle regole da rispettare sia agli alunni che ai docenti. È dunque in questa cornice che si inseriscono le cose che non si possono fare a scuola. Ad esempio: si può fumare una sigaretta nel cortile scolastico? Si può fumare uno spinello? Ci si può lasciar andare ad effusioni, ad esempio tra fidanzati? Si può usare il telefonino? Prosegui nella lettura: troverai le risposte a questi quesiti.

Ci si può baciare a scuola?

Tra i banchi di scuola, si sa, è facile che scoppi l’amore. Soprattutto alle scuole superiori è molto frequente che gli studenti si innamorino e intraprendano delle relazioni sentimentali.

Il punto è che le giovani coppiette non sempre riescono a tenersi a freno: è così possibile che nelle aule, nei corridori, nei bagni e nei cortili degli edifici scolastici si intravedano giovani fidanzatini lasciarsi andare a effusioni, carezze e tenerezze varie. Ci si può baciare a scuola?

La risposta a questa domanda dipende dalle previsioni del regolamento d’istituto, cioè dal testo normativo che la scuola adotta per regolare la vita all’interno delle proprie mura.

Il regolamento d’istituto è deliberato dal Consiglio d’istituto,  il quale rappresenta, insieme al Collegio dei docenti e ai Consigli di classe, il massimo organo collegiale della scuola, con il compito di deliberare sull’organizzazione e la programmazione della vita e dell’attività dell’istituto.

In linea di massima, possiamo dire che non è vietato baciarsi a scuola; tuttavia, è possibile che un regolamento d’istituto particolarmente rigido vieti ogni tipo di effusione (e perciò anche i baci) all’interno della struttura e in tutte le sue pertinenze (palestre, cortili, atri, ecc.).

Se ai baci si accompagnano altre azioni (tipo lo sfregamento delle parti intime o palpeggiamenti), allora v’è il concreto rischio che la condotta possa essere qualificata come reato di atti osceni [1].

Secondo la Corte di Cassazione [2], non possono considerarsi oscene quelle manifestazioni di reciproco affetto, visibili in pubblico, che non turbano la sensibilità dell’uomo comune, il quale rimane indifferente alla visione di baci ed abbracci tra soggetti consenzienti, mentre atti che sono brutale espressione dell’istinto sessuale, quali baci sulla bocca e il toccamento di parti intime, integrano il reato di atti osceni.

Si può fumare una sigaretta a scuola?

Un altro comportamento (purtroppo) diffuso negli ambienti scolastici è quello di fumare le sigarette. Si tratta di una cattiva abitudine non solo dei ragazzi, ma anche dei docenti. Si può fumare la sigaretta a scuola?

La risposta a questa domanda non va cercata nel regolamento d’istituto, ma direttamente nell’ordinamento giuridico. Com’è noto, in Italia vige una legge [3] che vieta nella maniera più assoluta di fumare all’interno degli edifici della pubblica amministrazione.

Ciò significa, dunque, che negli istituti scolastici nessuno può fumare, né gli studenti minorenni né quelli maggiorenni, tantomeno professori, genitori o personale scolastico.

Il divieto di fumare a scuola si estende anche alle aree esterne alla stessa ma che siano pertinenze di essa. In pratica, non solo non si può fumare nei locali chiusi delle scuole, ma nemmeno nelle zone aperte, come il cortile e il giardino dell’istituto. Anche in questo caso, il divieto è assoluto e riguarda tutti.

Chi viene colto nell’atto di fumare a scuola o nelle pertinenze di essa (giardino, cortile, ecc.) incorre nella sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 27,50 a 275 euro [4]. La sanzione è raddoppiata in caso di violazione commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o di lattanti o bambini fino a dodici anni (dunque da 55 a 550 euro).

Non solo. Alle sanzioni amministrative previste dalla legge possono aggiungersi quelle previste dal singolo regolamento approvato dal Consiglio d’istituto: ad esempio, chi viene colto a fumare a scuola potrebbe ricevere il rimprovero formale del dirigente scolastico, la comunicazione scritta ai genitori circa la trasgressione, nonché l’abbassamento del voto in condotta.

Nei casi più gravi, ad esempio di violazione ripetuta del divieto, potrebbe perfino essere prevista la sospensione dalle lezioni.

Si può fumare la sigaretta elettronica a scuola?

È noto a tutti che l’alternativa alla sigaretta classica è quella elettronica: l’atto di “svapare” attira molte persone, soprattutto fumatori incalliti che vogliono allontanarsi dal vizio della nicotina e giovani curiosi. Si può fumare la sigaretta elettronica a scuola?

Secondo la legge [5], non si può fumare la sigaretta elettronica nei seguenti luoghi pubblici:

  • centri per l’impiego o per la formazione professionale
  • ospedali
  • scuole di comunità di recupero o di istituti di correzione minorili
  • istituzioni scolastiche (paritarie o statali).

La legge è dunque chiara sul punto: non si può fumare la sigaretta elettronica nelle scuole. Il divieto riguarda ovviamente tutti: studenti, docenti, personale ata, genitori, ecc.

Posto che è chiaro il divieto di fumare sigarette elettroniche negli ambienti scolastici chiusi (aula, corridoi, bagni, ecc.), può dirsi lo stesso delle zone che si trovano all’aperto, tipo i cortili e i giardini dell’istituto scolastico?

La legge dice che è vietato l’utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie. Dunque, a differenza di quanto previsto per le tradizionali sigarette, non esiste un espresso divieto legislativo di poter fumare le sigarette elettroniche nei cortili e nei giardini delle scuole.

V’è da dire, però, che in moltissime scuole il regolamento d’istituto prevede il divieto di fumare le sigarette elettroniche anche negli ambienti esterni delle scuole. Dunque, sarà bene prendere visione dello stesso per esser certi di non incorrere in sanzioni.

Scuola: si possono fumare spinelli?

In Italia assumere sostanze stupefacenti non costituisce di per sé un reato; lo è invece cederle ad altri, anche gratuitamente, ovvero coltivarle (se si superano certi limiti), detenerle per la vendita, ecc.

Fumare canne e spinelli (e, più in generale, fare uso di droghe) costituisce sempre un illecito amministrativo, punito con le sanzioni stabilite dal Prefetto (sospensione passaporto o patente di guida, ritiro porto armi, ecc.). Per approfondire questa tematica, ti rinvio alla lettura dell’articolo Droga uso personale: sanzioni.

In breve, la droga per uso personale non costituisce reato, ma illecito amministrativo. Alla luce di ciò, si possono fumare gli spinelli a scuola?

Possiamo affermare che fumare marijuana a scuola non è reato, in quanto valgono le norme generali per cui chi fa uso di droga solamente per sé non commette alcun crimine.

Tuttavia, all’interno degli istituti scolastici è vietato fare uso di qualsiasi droga. Le sanzioni possono essere molto severe, come ad esempio la sospensione dalle lezioni o l’abbassamento del voto in condotta.

Dunque, lo spinello a scuola può comportare delle conseguenze negative sul piano disciplinare (ad esempio, la sospensione) oppure amministrativo, ma non su quello penale.

Diverso è invece il caso dell’alunno che venga colto nell’atto di cedere della droga: in tale circostanza ricorrerebbero gli estremi del reato di spaccio di droga.

Ricapitolando, la classica condotta dello studente che si apparta in un angolo del cortile scolastico oppure nei bagni per fumare una canna non costituisce reato, ma trattasi comunque di comportamento punibile sia da un punto di vista amministrativo che disciplinare.

Al contrario, è sempre un crimine cedere la droga ad altre persone, per esempio ai compagni di classe.

Smartphone a scuola: si può usare?

I ragazzi possono usare lo smartphone mentre sono a scuola, in aula o per i corridoi?

Secondo la legge italiana [6], è proibito agli studenti utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche. La violazione di tale dovere comporta l’irrogazione delle sanzioni disciplinari appositamente individuate da ciascuna istituzione scolastica, nell’ambito della sua autonomia, in sede di regolamentazione di istituto.

L’uso del cellulare, quindi, è vietato durante le lezioni, fermo restando che il docente può autorizzarne l’utilizzo, ad esempio qualora vi siano esigenze di comunicazione tra studente e famiglia in caso di urgenze, oppure per motivi legati prettamente all’apprendimento.

In caso di uso scorretto del cellulare, in ogni caso, la scuola può procedere, se previsto dal regolamento di istituto, al ritiro temporaneo del dispositivo che sarà restituito, poi, o al termine dell’attività scolastica (in casi particolari si può prevedere anche di riconsegnare il cellulare direttamente nelle mani dei genitori).

La scuola  non può provvedere al sequestro dello smartphone oltre il termine dell’orario di lezione.

L’uso del cellulare, in ogni caso, è vietato non soltanto per gli studenti ma anche per i docenti durante l’orario delle lezioni.

L’utilizzo dello smartphone al di fuori dell’aula ove si svolgono le lezioni non sembra essere vietato dalla legge; tuttavia, come ricordato, il regolamento d’istituto potrebbe prevedere un divieto assoluto di utilizzo di cellulari e smartphone anche nei corridori e nelle pertinenze della scuola.

Scuola: si possono effettuare riprese e registrare audio?

Quanto detto nel precedente paragrafo ci ricollega a un altro problema: quello delle riprese video e audio effettuare in prevalenza con i moderni smartphone. Si possono effettuare videoriprese e registrare audio a scuola?

Se il regolamento d’istituto pone un divieto assoluto di utilizzo di dispositivi elettronici, è chiaro che la risposta al quesito sarà negativa.

Tuttavia, poiché questa ipotesi è da scartare, si deve ritenere che siano possibili riprese e registrazioni solamente se non ledono la privacy altrui.

Secondo il Garante della privacy, l’uso di smartphone e tablet è consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone. Spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare o se vietare del tutto l’uso dei cellulari.

Resta il divieto di diffondere immagini, video o foto sul web se non con il consenso delle persone riprese. Si deve sempre ricordare che la diffusione illecita di filmati e foto che ledono la riservatezza e la dignità delle persone può far incorrere lo studente in sanzioni disciplinari e pecuniarie o perfino in veri e propri reati.

Non violano la privacy le riprese video e le fotografie realizzate da parenti e genitori durante gli spettacoli, le rappresentazioni, le gite e i saggi scolastici. In queste ipotesi, le immagini devono essere raccolte a fini esclusivamente personali e destinati ad un ambito familiare; nel caso in cui si intenda pubblicarle o diffonderle in rete, anche sui social network, è necessario ottenere il consenso delle persone presenti nei video o nelle foto.

Il docente può divulgare il contenuto dei compiti in classe?

il Garante ha stabilito che non viola la privacy il docente che assegna ai propri alunni lo svolgimento di compiti in classe riguardanti il loro mondo personale. Il problema si pone soprattutto per i temi la cui traccia chiede agli studenti di rivelare alcuni aspetti della propria vita.

Trattandosi di un elaborato personale, nessuna violazione è imputabile all’insegnante che ha assegnato un tema di quella natura.

Secondo il Garante, potrebbe commettere illecito l’insegnante che decidesse di  leggere alla classe intera il lavoro dell’alunno, qualora le informazioni in esso contenute possano violare la riservatezza del suo autore. In pratica, lo studente che decide di aprirsi al docente potrebbe non volere che quelle informazioni vengano offerte a tutti.

Si può occupare la scuola?

Concludiamo l’elenco delle 8 cose che non si possono fare a scuola parlando del sogno di molti studenti: l’occupazione scolastica.

La giurisprudenza ha escluso che le agitazioni studentesche che si tramutano in occupazioni scolastiche possano costituire il reato di invasione di terreni o edifici [7]: ciò perché questo reato presuppone la volontà, da parte degli occupanti, di prendere possesso del bene invaso in maniera duratura, comportandosi da proprietari. L’occupazione studentesca, invece, è mossa da ben altri intenti, e cioè da uno scopo di protesta.

Secondo la Corte di Cassazione [8], inoltre, l’edificio scolastico, pur appartenendo allo Stato, non costituisce una realtà estranea agli studenti, i quali non ne sono dei semplici frequentatori, ma soggetti attivi: pertanto, non si ritiene che sia configurato un loro limitato diritto di accesso all’edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l’attività scolastica in senso stretto.

Se la giurisprudenza sembra orientata ad escludere il reato di invasione di edifici nel caso in cui gli studenti decidano di occupare la scuola, bisogna però precisare che l’occupazione, di solito, non comporta solamente una presa di possesso, ma anche l’interruzione delle lezioni e di ogni altra attività scolastica.

Il codice penale punisce con la reclusione fino a un anno chi, fuori dei casi previsti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità. I capi, i promotori e gli organizzatori sono puniti con pena molto più severa: da uno a cinque anni [9].

Secondo i giudici [10], se l’occupazione della scuola da parte degli studenti avviene senza modalità invasive, e cioè consentendo lo svolgersi delle lezioni e l’accesso degli addetti, non è configurabile il reato di interruzione di pubblico servizio, neanche se l’attività didattica si svolge con difficoltà (ad esempio, a causa della confusione).

Da tanto si evince, però, che se l’occupazione scolastica impedisse il compimento dell’ordinaria attività scolastica, allora vi sarebbe il rischio concreto di incorrere nel reato appena enunciato, cioè quello di interruzione di un pubblico servizio.


note

[1] Art. 5217 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 7234/1998.

[3] Legge n. 3/2001.

[4] Art. 7 della legge 11 novembre 1975, n. 584.

[5] Decreto legge n. 104 del 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla L. 8 novembre 2013, n. 128.

[6] Art. 3, D.P.R. n. 249/1998; Direttiva n. 104/2007.

[7] Art. 633 cod. pen.

[8] Cass., sent. del 30 marzo 2000.

[9] Art. 340 cod. pen.

[10] Trib. Siena, 29 ottobre 2001.

Autore immagine: Depositphotos.com


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