L’appello accorato per pagare più tasse

13 Luglio 2020
L’appello accorato per pagare più tasse

«Per favore: fateci pagare». La petizione di un gruppo di milionari ai governi: i loro soldi possono fare la differenza nella lotta al virus. 

Stavolta, non serve Robin Hood: i ricchi – o almeno alcuni di loro – sono pronti a dare ai poveri da soli, senza «ladri dal cuore d’oro» che facciano da intermediari. È un gruppo di Paperon De’ Paperoni a lanciare il manifesto per pagare più tasse e aiutare chi soffre: lo hanno sottoscritto 83 facoltose personalità, che chiedono «un aumento fiscale permanente» sulle grandi fortune, che sia immediato, sostanzioso ed eterno. In sostanza, una patrimoniale sugli ingenti capitali di chi accetta.

Per ora, come ci racconta una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, nel gruppo si contano, per lo più, imprenditori di nazionalità americana, tedesca, olandese e britannica. Tra loro anche nomi conosciuti, come Abigail Disney, pronipote di Walt Disney ed erede dell’impero dei cartoni animati più amati dai bambini (e non solo da loro), o Jerry Greenfield, co-fondatore di Ben & Jerry. Hanno firmato la petizione e l’hanno indirizzata ai governi mondiali perché, in un momento di estrema difficoltà per tutto il mondo, sentono di voler dare il proprio contributo, avendo – letteralmente – la fortuna di poter agire.

«Millionaires for humanity», milionari per l’umanità, il loro motto. Perché «l’umanità – dicono – è più importante dei nostri soldi». Le risorse che verrebbero raccolte tassando i ricchi – e cioè loro – con un aumento fiscale permanente, potrebbero andare a vantaggio dei sistemi sanitari impegnati nella lotta al Coronavirus. Un modo per rendersi utili ed essere al fianco dei camici bianchi che combattono la pandemia in prima linea, in corsia. Ma l’obiettivo non è solo quello di aiutare gli ospedali: le conseguenze della pandemia sono indubbiamente sanitarie, ma gli effetti indiretti sono anche di altro tenore e ugualmente devastanti, come quelli sull’occupazione.

Una mano tesa a tutto tondo, insomma, che a queste persone, in fin dei conti, «non costa nulla» data la consistenza dei loro patrimoni. Gli 83 benefattori spiegano il perché del loro gesto proprio utilizzando una metafora economica: «Abbiamo un enorme debito nei confronti delle persone che lavorano in prima linea in questa battaglia globale – scrivono nella petizione -. Non siamo noi (miliardari) a prenderci cura dei malati nelle stanze di terapia intensiva. Non guidiamo le ambulanze che porteranno i malati negli ospedali. Non stiamo rifornendo gli scaffali dei negozi o consegnando cibo porta a porta».  Lavori tutti essenziali, eppure spesso sottopagati, rispetto ai tanti rischi che affrontano ogni giorno.

Contributo sì, ma non è un modo di «fare la carità», avvertono. Donazioni periodiche avrebbero un impatto relativo sulle difficoltà che la pandemia pone a tutti i governi. Proprio per questo chiedono un intervento strutturale che li coinvolga in prima persona: la responsabilità di raccogliere risorse e ripartirle è politica. E la politica, dicono, può attingere da loro a piene mani. Una patrimoniale di questo tipo aiuterebbe a finanziare adeguatamente non solo i sistemi sanitari, ma anche quelli scolastici e di sicurezza «attraverso un aumento permanente delle tasse sulle persone più ricche del pianeta».

«A differenza di decine di milioni di persone in tutto il mondo, non dobbiamo preoccuparci di perdere il nostro lavoro, le nostre case o la nostra capacità di sostenere le nostre famiglie – concludono -. Quindi, per favore: fateci pagare le tasse, è la scelta giusta e l’unica opzione».



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