Trasfusione con sangue infetto: ok al risarcimento

13 Luglio 2020
Trasfusione con sangue infetto: ok al risarcimento

Il Tar Campania si pronuncia su un caso di epatite C insorta dopo un taglio cesareo e condanna il ministero della Salute al pagamento dei danni.

Lo Stato, attraverso il ministero della Salute, dovrà pagare 695mila euro a titolo di risarcimento danni agli eredi di una donna di Napoli che 46 anni fa era stata sottoposta a trasfusioni di sangue infetto. Lo ha stabilito una sentenza del Tar Campania dell’8 luglio scorso, diffusa ora dall’agenzia stampa Adnkronos.

La donna era stata sottoposta a trasfusione nel 1974 durante una degenza in un ospedale di Napoli dove è stata sottoposta a taglio cesareo. Soltanto nel 1999, a seguito di esami medici, era emersa la sua positività all’infezione da epatite C, che aveva provocato una cirrosi e infine il decesso, avvenuto nel 2013 per epatocarcinoma e insufficienza renale.

L’anno successivo i suoi eredi conferirono incarico all’avvocato Maurizio Albachiara il quale ha avviato un procedimento nei confronti del ministero della Salute per l’accertamento della responsabilità per trasfusione di sangue infetto.

Il tribunale – si legge nel comunicato del legale – «con sentenza del 3 aprile 2018, in pieno accoglimento delle domande avanzate dagli eredi della donna, ha concluso che, anche se la trasfusione venne effettuata nel 1974, quando ancora il virus dell’Hcv non era conosciuto, il ministero della Salute dev’essere considerato responsabile dell’accaduto».

«Infatti – si legge ancora – in caso di patologie conseguenti a infezione da virus Hbv, dell’epatite B, Hiv dell’Aids e Hcv, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, sussiste la responsabilità del ministero della Salute anche per le trasfusioni eseguite in epoca anteriore alla conoscenza scientifica di tali virus e all’apprestamento dei relativi test identificativi (risalenti, rispettivamente, agli anni 1978, 1985, 1988)», poiché era già «noto il rischio di trasmissione di epatite virale ed era possibile la rilevazione (indiretta) dei virus, mediante gli indicatori della funzionalità epatica, gravando pertanto sul ministero della Salute, in adempimento degli obblighi specifici di vigilanza e controllo posti da una pluralità di fonti normative speciali risalenti già all’anno 1958, l’obbligo di controllare che il sangue utilizzato per le trasfusioni e gli emoderivati fosse esente da virus e che i donatori non presentassero alterazione della transaminasi».

«In applicazione di tale principio» il Tar Campania «ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto il ministero della Salute responsabile in relazione a una infezione da epatite C contratta in seguito a trasfusioni risalenti al 1970» e lo ha condannato al risarcimento dei danni agli eredi della vittima. Leggi anche “trasfusioni di sangue: ultime sentenze“.



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