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Problemi di salute causati dal lavoro: cosa fare?

24 Settembre 2020
Problemi di salute causati dal lavoro: cosa fare?

Il lavoro dovrebbe essere sempre un fattore di crescita della persona ma, in alcuni casi, diventa una minaccia per la salute e la sicurezza del lavoratore.

Nella nostra società il lavoro svolge un ruolo fondamentale ed è considerato il principale fattore di successo della persona. Tuttavia, molto spesso, il lavoro diventa una minaccia per la salute e la sicurezza della persona e dell’ambiente in cui viviamo.

Basta ascoltare i telegiornali ogni giorno per sentire parlare di infortuni mortali sul luogo di lavoro o di persone che hanno contratto malattie mortali a causa dell’ambiente di lavoro in cui hanno lavorato per anni. In casi di problemi di salute causati dal lavoro: cosa fare? Come vedremo, il datore di lavoro è soggetto ad un generale obbligo di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Quando l’azienda non pone in essere tutte le misure necessarie per proteggere la salute dei dipendenti e ne deriva un danno alla salute di questi ultimi è possibile proporre un’azione per il risarcimento del danno subito se si riesce a provare il nesso causale tra il lavoro e la malattia.

Che cos’è l’obbligo di sicurezza?

Il datore di lavoro, essendo il proprietario dell’azienda presso la quale i lavoratori operano ed essendo l’unico ad avere il potere organizzativo dell’ambiente lavorativo, ha un generale dovere di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Questo dovere è direttamente previsto dalla legge e viene solitamente definito obbligo di sicurezza del datore di lavoro [1]. Si tratta di una regola generale che impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure di prevenzione necessarie ad evitare che la prestazione lavorativa possa esporre il lavoratore a rischi per la propria salute e per la propria sicurezza. In particolare, il corretto esercizio dell’obbligo di sicurezza è finalizzato ad evitare che si verifichino infortuni sul lavoro o malattie professionali nel luogo di lavoro.

Nel disegno della nostra Costituzione repubblicana, infatti, il lavoro viene considerato un’attività umana fonte di arricchimento e di progresso sia per il singolo che per la società [2] e non deve, dunque, essere una fonte di pericolo per la salute e per la vita dei lavoratori.

Cosa deve fare il datore di lavoro per proteggere i lavoratori?

L’obbligo di sicurezza che grava sul datore di lavoro esprime un principio generale. Esistono, tuttavia, delle normative specifiche che illustrano nel dettaglio quali sono le attività concrete che il datore di lavoro deve porre in essere per dare sostanza al generale obbligo di sicurezza che grava su di lui e per prevenire nel concreto i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori nell’ambiente di lavoro. La principale di queste normative è il Testo unico sulla salute e sicurezza dei lavoratori[3].

I principali obblighi che il Testo unico pone a carico del datore di lavoro sono i seguenti:

  • valutazione del rischio: per poter adottare tutte le misure necessarie a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori deve dapprima essere effettuata una analitica valutazione dei rischi presenti nello specifico contesto aziendale di riferimento. Infatti, com’è logico ed intuibile, non tutti gli ambienti di lavoro espongono i lavoratori agli stessi rischi. I rischi sono strettamente correlati alla tipologia di lavorazione posta in essere nel contesto aziendale e al tipo di produzione realizzata. Il documento che testimonia l’avvenuta valutazione dei rischi è il Dvr, acronimo di documento di valutazione dei rischi, e ogni datore di lavoro, senza alcun limite dimensionale, è obbligato ad adottare questo documento;
  • sorveglianza sanitaria sui lavoratori: nella quasi totalità delle aziende più complesse il datore di lavoro è anche obbligato a sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria. L’adempimento a questo obbligo avviene tramite la nomina del medico competente, vale a dire, di un medico del lavoro a cui il datore di lavoro affida il compito di sorvegliare sulle condizioni sanitarie dei lavoratori e sulla loro idoneità psico-fisica allo svolgimento delle mansioni previste dal contratto individuale di lavoro. L’attività del medico competente si svolge sottoponendo periodicamente i lavoratori a delle visite di controllo all’esito delle quali il medico rilascia un certificato di idoneità alla mansione. Quando, invece, accerta che il lavoratore non è in condizione di svolgere le proprie mansioni, il medico competente rilascerà un certificato di inidoneità alla mansione che può essere permanente o temporaneo, a seconda della reversibilità della inidoneità riscontrata;
  • nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione: si tratta di un tecnico specializzato nella materia della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro che deve coadiuvare il datore di lavoro nello svolgimento delle attività di prevenzione del rischio. La nomina del Rspp non è strettamente obbligatoria ma è molto consigliata anche per evitare che il datore di lavoro incorra in responsabilità civili o penali.

Quelle illustrate sono solo le principali obbligazioni poste a carico del datore di lavoro dalla normativa in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Esistono, poi, delle prescrizioni specifiche sulla base del settore in cui l’azienda opera e degli specifici rischi presenti nel contesto produttivo.

Problemi di salute causati dal lavoro: cosa fare?

Capita spesso che, nonostante la presenza di una ricca normativa volta a tutelare i lavoratori dai rischi per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, il lavoratore resti vittima di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale.

L’infortunio sul lavoro è un evento traumatico che si produce in maniera repentina sul luogo di lavoro e che determina una menomazione della salute psico-fisica del lavoratore. È il classico caso del lavoratore che cade dall’alto, oppure che si ferisce un arto utilizzando un macchinario industriale, oppure ancora che subisce un incidente mentre conduce un mezzo aziendale.

La malattia professionale, al contrario, è un’alterazione dello stato di salute psico-fisica del lavoratore che si produce in maniera lenta, nel corso del tempo, a causa dell’esposizione del lavoratore ad un agente patogeno presente nel posto di lavoro. È il caso delle patologie tumorali che derivano dalla prolungata esposizione di un lavoratore ad un agente cancerogeno utilizzato in azienda.

Quando insorge un infortunio sul lavoro o una malattia professionale il lavoratore ha una doppia tutela. Innanzitutto, contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, tutti i lavoratori sono assicurati presso l’Inail. Il lavoratore potrà, dunque, accedere alle prestazioni economiche di sostegno erogate dall’Istituto.

Inoltre, il lavoratore potrà, ove ne ricorrano i presupposti, agire in sede civile nei confronti del datore di lavoro e chiedere il risarcimento del cosiddetto danno differenziale, vale a dire, la differenza tra il danno civilistico complessivamente subito e il quantum erogato dall’Inail a titolo di danno biologico. L’Inail, Infatti, non liquida al lavoratore l’intero danno civilistico ma solo la componente del danno biologico.

Per poter invocare la responsabilità datoriale nella causazione dell’infortunio sul lavoro e della malattia professionale, tuttavia, devono ricorrere alcuni presupposti.

Innanzitutto deve essere dimostrato il nesso di causalità tra lo stato di alterazione della salute psico-fisica del lavoratore e l’ambiente di lavoro. Tale prova è più semplice nel caso dell’infortunio sul lavoro in quanto, come abbiamo detto, l’infortunio sul lavoro è determinato da un evento repentino che accade durante il lavoro. La prova del nesso causale è, invece, più ardua nel caso di malattia professionale. Infatti, secondo la giurisprudenza, può esservi nesso causale tra la patologia riscontrata e l’ambiente di lavoro solo quando la prolungata esposizione all’agente patogeno presente nell’ambiente di lavoro costituisca l’unica causa che ha determinato l’insorgere della malattia o, quantomeno, la causa prevalente.

In molti casi, infatti, il datore di lavoro contesta la sussistenza del nesso causale tra patologia e ambiente di lavoro facendo leva sulla presenza di concause che hanno contribuito a determinare la malattia.

Il caso classico è quello del lavoratore che è stato esposto nell’ambiente di lavoro a sostanze cancerogene ma che è contestualmente un fumatore. In questi casi, spesso, il datore di lavoro contesta la sussistenza del nesso causale tra patologia e ambiente di lavoro affermando che la concausa, ossia il fumo di sigaretta, ha carattere prevalente nella causazione della patologia.

Il secondo aspetto da dimostrare è la mancata adozione, da parte del datore di lavoro, delle misure di sicurezza relative alla salute e sicurezza sul luogo di lavoro. Tale prova può essere fornita sia dimostrando la mancata adozione del Dvr sia, sul piano sostanziale, dimostrando che, nel concreto, a prescindere dalla presenza formale o meno del Dvr, in azienda il datore di lavoro non vigilava sul rispetto delle misure di prevenzione.

Infine, occorre provare il danno subito. Per quanto riguarda la componente del danno biologico è sufficiente allegare una perizia medico-legale che accerti la percentuale di danno biologico subita a causa dell’infortunio sul lavoro o della malattia professionale. Utilizzando le tabelle del danno biologico redatte dal tribunale di Roma e Milano è possibile trasformare quella percentuale, associata ad altri dati come l’età anagrafica del lavoratore, in una somma di denaro.

Il lavoratore, inoltre, dovrà provare la sussistenza degli altri danni subiti come, ad esempio, il danno patrimoniale, vale a dire gli esborsi sostenuti a causa dell’infortunio sul lavoro e della malattia professionale, e il danno esistenziale o da relazione, vale a dire, le ricadute negative che la malattia professionale o l’infortunio hanno avuto sulla vita di relazione del soggetto. Questa ultima prova potrà essere fornita anche per presunzioni dimostrando, ad esempio, le modifiche dello stile di vita del lavoratore determinate dall’insorgere della malattia o dell’infortunio.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Artt. 1, 4, 35 Cost.

[3] D. Lgs. 81/2008.


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