Stato di emergenza: 250 giuristi si appellano a Mattarella

14 Luglio 2020
Stato di emergenza: 250 giuristi si appellano a Mattarella

Scrivono al Capo dello Stato contro la proroga preannunciata dal Governo: provocherebbe «rotture ingiustificate e gravi della legittimità costituzionale».

Un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, firmato da 250 giuristi – professori universitari, magistrati e intellettuali – contro la proroga dello stato di emergenza preannunciata dal premier Conte fino alla fine dell’anno oppure fino al 31 ottobre. L’iniziativa nasce dal gruppo “Lettera 150”, un think tank (contenitore di pensiero, laboratorio di idee e riflessioni) che ha deciso di rivolgersi al Capo dello Stato «perché non si verifichino rotture ingiustificate e gravi della legittimità costituzionale».

Nel documento, riportato dall’agenzia stampa Adnkronos, i firmatari esprimono «particolare preoccupazione» per «l’annunciata volontà del Governo Conte di prorogare al 31 dicembre 2020 lo stato di emergenza per la pandemia, tramite una semplice deliberazione del Consiglio dei ministri o, peggio, un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm)». Le «gravi preoccupazioni» derivano principalmente dal fatto che «la proroga interferisce con le programmate elezioni regionali di settembre che potrebbero subire intralci se non addirittura rinvii, atteso che le scadenze per esse previste sono disposte da leggi ordinarie cui i Dpcm emergenziali potrebbero derogare».

C’è poi una critica al Governo, che «nello smentire di avere già assunto la decisione, precisa che il provvedimento amministrativo farebbe comunque ‘un passaggio‘ in Parlamento». Secondo i giuristi, «il verbo ‘passare’ è in questo caso inopportuno e privo di significato». Si sottolinea che «la sola idea che una proroga dello stato di emergenza possa non essere deliberata dal Parlamento, e anzi gli possa essere sottoposta solo per un ‘passaggio’ dal contenuto e dalle finalità incomprensibili, è inconciliabile con il nostro ordinamento costituzionale. Il rischio è di espropriare il Parlamento dei suoi poteri legislativi, riducendolo a un semplice ‘consulente’ governativo cui far ‘passare’ in visione le norme che il Governo ha inteso introdurre».

Lettera 150 segnala che, se ciò accadesse, «si tratterebbe del primo tentativo dalla Costituzione in poi di instaurare un Governo dirigista e autoreferenziale». Ma le critiche arrivano anche nel merito dei requisiti dello stato di emergenza. Secondo i firmatari del documento, «a prescindere dall’andamento della pandemia, la fase di così detta emergenza in senso giuridico è definitivamente conclusa per lasciare il posto ad una ordinaria situazione di allerta grave. Sono quindi necessari interventi anche urgenti, magari attraverso decreti legge, ma riconducibili alla ordinaria gestione legislativa parlamentare».

«In altri termini – continua Lettera 150 – è venuta meno, definitivamente, quella condizione che ha permesso, sino ad oggi, la sospensione di diritti costituzionali fondamentali. Lo stato di emergenza, infatti, è una grave circostanza imprevista che richiede misure immediate di intervento non compatibili con i normali tempi di elaborazione e proclamazione di leggi o provvedimenti amministrativi ordinari. La Corte Costituzionale ha chiarito che tra le condizioni per la legittimità degli interventi in stato di emergenza, in eccezione ai diritti e alle procedure costituzionali, vi deve essere soprattutto la temporaneità. Ciò significa che tali misure sono strettamente connesse, nell’immediatezza, alle conseguenze improvvise dell’evento calamitoso (pandemia) e che quindi non è costituzionalmente legittimo prolungare lo stato di emergenza a tempi e situazioni in cui si possa agire con i mezzi ordinari».



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