Come si può curare il coronavirus

14 Luglio 2020 | Autore:
Come si può curare il coronavirus

A fine anno arrivano le prime dosi del vaccino. Nel frattempo, diversi farmaci sono già in grado di trattare gli effetti del Covid.

Sono mesi che si parla di possibili cure e vaccini contro il Covid-19. Le principali aziende farmacologiche di tutto il mondo hanno messo in secondo piano qualsiasi altro progetto avessero tra le mani per dedicarsi a pieno ritmo a trovare quella sorta di «formula magica» che dica come si può curare il coronavirus.

Oggi si può affermare di essere a buon punto su diversi fronti. L’Agenzia europea del farmaco, ad esempio, sarebbe pronta ad autorizzare l’uso dell’Astrazeneca, il vaccino che sembra finora più efficace e sul quale l’Italia ha un accesso privilegiato. La sua somministrazione partirebbe a fine anno dalle categorie più a rischio, tra cui gli anziani e gli operatori sanitari. La Commissione europea è convinta che con questo siero sia stata imboccata la strada giusta. Al punto di offrire alle aziende produttrici un ombrello di tutto riguardo: in caso di contenzioso, il rischio viene coperto dallo Stato. L’unico problema, da non sottovalutare, è che per rendere efficace questo vaccino al 100% sarà necessaria una doppia dose. Il che richiederà uno stock di tutto rispetto.

Se sul fronte della prevenzione si è a buon punto con il vaccino, ci sono delle notizie incoraggianti anche per quanto riguarda la cura delle persone infettate dal coronavirus. Contrariamente a quando, a inizio anno, il Covid entrò nelle nostre vite come un nemico sconosciuto, oggi si sa molto di più sul suo conto. E questo consente ai ricercatori di cominciare a capire dove e come colpirlo per annientarlo.

Si lavora, ad esempio, sui farmaci che sono stati prodotti per curare altre patologie e che adesso vengono «riposizionati» nella lotta al coronavirus. Uno di questi è il Remdesivir, concepito per debellare l’ebola ma mai commercializzato perché ancora in fase di test. Nemmeno un mese fa, a fine giugno, l’Agenzia europea per i medicinali (l’Ema) ha autorizzato la sua somministrazione per trattare la polmonite da coronavirus con necessità di ventilazione come supporto per la respirazione. «È il primo farmaco riconosciuto come efficace contro il Covid dall’intera comunità scientifica e dalle Agenzie regolatorie», spiega in un’intervista al Corriere della Sera Filippo Drago, professore ordinario di Farmacologia e direttore dell’Unità operativa di Farmacologia clinica al Policlinico di Catania e membro dell’Unità di crisi Covid-19 della Società italiana di Farmacologia. «Sarà probabilmente approvato solo per l’uso ospedaliero, quindi non potrà essere utilizzato per i pazienti che si trovano isolati a domicilio con forme non gravi. Ma prima Remdesivir dovrà essere sottoposto ad alcuni test clinici richiesti dall’Ema».

Ci sono altre possibilità che stanno dando dei buoni risultati contro il Covid. Una di queste, spiega ancora il professor Drago, è il desametasone, un corticosteroide capace di bloccare le molecole che scatenano l’infiammazione. «È un medicinale di fascia A — spiega Drago —, quindi può essere prescritto dal medico di famiglia. Finora è stato somministrato a pochi pazienti, ma si è visto che funziona. Si candida ad essere una terapia adatta anche ai pazienti domiciliati. Con un’avvertenza: non va usato nelle prime fasi dell’infezione, perché può peggiorarne il decorso. C’è un momento preciso in cui è utile, ovvero quando dai sintomi lievi si passa ai primi segnali di insufficienza respiratoria».

La domanda che chiunque si pone è: nel caso in cui ci sia davvero in autunno la tanto temuta seconda ondata di contagi di cui si parla da tempo, e in attesa del vaccino, ci sarà una cura in grado di farci stare più tranquilli? Secondo il professor Drago, ai due farmaci citati se ne potranno aggiungere almeno altri due. Uno è l’enoxaparina, cioè un medicinale che contrasta il rischio di tromboembolismo legato all’infezione da coronavirus e causa di molti decessi. L’altro è un antinfiammatorio biologico che si chiama tocilizumab.

Non ci si ferma qui, però, con la sperimentazione a livello internazionale. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha appena promosso una specie di censimento degli animali da laboratorio che possono essere utili ad accelerare lo sviluppo di vaccini e terapie contro il Covid. Topi, furetti e guinea pig faranno da apripista e daranno il loro contributo (involontario, ma si spera efficace) alla lotta alla pandemia.



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