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Lotta al razzismo: come sta cambiando la tecnologia

14 Luglio 2020 | Autore:
Lotta al razzismo: come sta cambiando la tecnologia

Anche i linguaggi di programmazione dei computer si adeguano al politically correct.

Le teorie razziste risalgono ai tempi del Medioevo. Viviamo nel ventunesimo secolo e, ancora oggi, non siamo riusciti a superare ideologie e preconcetti. Gli episodi di razzismo, i crimini di odio, le azioni di ostilità verso gli stranieri, le aggressioni a sfondo xenofobo, i cosiddetti “hate speech” sui social sembrano essere aumentati in maniera preoccupante. Siamo ancora lontani dal superare del tutto questi episodi, ma a piccoli passi si può arrivare verso l’inclusione.

Tra le numerose iniziative focalizzate al superamento di certi stereotipi e pregiudizi, è importante notare i passi in avanti che sta facendo la tecnologia nella lotta al razzismo. La notizia è stata pubblicata oggi sull’Ansa e riguarda la decisione adottata da numerose aziende informatiche, come Linux, di eliminare i riferimenti che possono far pensare al razzismo, tra queste aziende sono comprese anche Google e Microsoft.

La lotta all’uso delle parole razziste e il politicamente corretto passano, dunque, dai software.

La lingua si evolve e sulla scia delle proteste del movimento ‘Black Lives Matter’, l’informatica si adegua. L’ideatore della famiglia di sistemi operativi Linux, Linus Torvalds, ha suggerito di non usare più parole come ‘master’, ‘slave’, ‘blacklist’, ‘whitelist’ nello scrivere i programmi o le relazioni, in quanto si tratta di termini intrinsecamente razzisti.

Da oggi in poi, nei laboratori di Linux nei codici sorgente si cavalcherà l’onda del politically correct. Nelle linee guida stilate dal fondatore – spiega il sito ZdNet – si suggeriscono una serie di alternative. Al posto di ‘master’ e ‘slave’, letteralmente ‘padrone e schiavo’, usato per indicare un hardware principale e uno che dipende da questo, si potranno usare da ‘primary/secondary’ a ‘leader/follower’.

Per quanto riguarda i termini ‘whitelist‘ e ‘blacklist‘, vale a dire le liste di chi può (o non può) accedere a una certa risorsa, Linux suggerisce di accantonare la vecchia associazione ‘nero = cattivo’ e ‘bianco = buono’ e propone nuove alternative come ‘denylist‘ e ‘allowlist‘ o ‘blocklist’ e ‘passlist’.

Anche il prestigioso Mit di Boston ha messo offline un enorme database usato per ‘addestrare’ le intelligenze artificiali, in quanto conteneva parole razziste e misogine.



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2 Commenti

  1. Molto interessante. Una rivoluzione tecnologica insomma. Io ricordo che poco tempo fa si parlava anche di un movimento contro Facebook di alcune società perché dicevano che i social non frenano i contenuti razzisti o ricordo male?

    1. La coalizione Stop Hate for Profit ha chiesto alle aziende di interrompere la pubblicità su Facebook per il mese di luglio, accusando il gigante social di non essere riuscito a combattere i contenuti e la disinformazione razzisti, violenti o odiosi.Sono state numerose le aziende leader di mercato (come Adidas, Starbucks, E.On, Coca Cola) che hanno deciso di ritirare la loro pubblicità per luglio, bloccando tutti gli annunci, i post e le campagne sui due social network (Facebook e Instagram) e prendendo una chiara posizione contro tutto quanto alimenta l’odio, la discriminazione e l’intolleranza di ogni genere. Puoi trovare maggiori informazioni nel mio articolo Facebook bocciato sui contenuti razzisti https://www.laleggepertutti.it/414349_facebook-bocciato-sui-contenuti-razzisti

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