Morbo di Parkinson, arriva una speranza per la cura

14 Luglio 2020
Morbo di Parkinson, arriva una speranza per la cura

L’esperimento, per ora, è stato condotto su animali. Se dovesse funzionare anche nell’uomo, avremmo un metodo con cui «invertire la rotta» di questa malattia degenerativa.

Sempre più vicini a curare il morbo di Parkinson. La buona notizia arriva dalla California e ci parla di un esperimento andato a buon fine, per ora soltanto sui topi e su cellule umane in laboratorio, attraverso il quale si arriva al cuore del problema. Se, infatti, il Parkinson è una malattia degenerativa causata dalla morte dei neuroni, gli scienziati hanno capito che era qui che bisognava agire, tentando di dare nuova vita a queste cellule, in modo da impedire tremori e altre conseguenze della patologia, come depressione e demenza.

L’esperimento si inscrive perfettamente nel solco della medicina rigenerativa. Uno dei suoi obiettivi è proprio quello di sostituire i neuroni persi a causa di patologie neurodegenerative e promuovere l’integrazione di nuovi neuroni.

Cos’è il Parkinson

La malattia o morbo di Parkinson è caratterizzata da una perdita di neuroni dopaminergici, cioè che contengono una sostanza chiamata dopamina, in una regione del cervello responsabile della ricompensa e del movimento. La dopamina si occupa proprio di questo: in qualità di neurotrasmettitore, permette di controllare i movimenti.

Per questo si dice che il Parkinson rientra tra i disturbi del movimento, perché chi ne è affetto fatica a tenerlo sotto controllo. Da qui, il tipico tremore delle mani, ma anche altre conseguenze che riguardano la progressione della malattia, come la difficoltà a mantenersi in equilibrio, la lentezza dei movimenti in genere, i problemi nella coordinazione e poi anche ansia, demenza, disturbi cognitivi e dell’umore. Si parla di una malattia che, in Italia, riguarda qualcosa come almeno 500mila persone, secondo stime riportate da siti specializzati.

La ricerca

L’Adnkronos oggi ci mette al corrente della pubblicazione, sulla rivista scientifica Nature, dei risultati dell’esperimento di un team dell’Università della California, a San Diego, coordinato da Xiang-Dong Fu. Ma come «far rinascere» le cellule neuronali? Impossibile dare una vera e propria seconda vita ai neuroni morti. Quello che, però, gli scienziati dell’università di San Diego sono riusciti a fare è stato «rimpiazzare» i neuroni vecchi e usurati con dei nuovi. Il metodo usato dal team di ricerca consiste nel trasformare cellule cerebrali non neuronali in neuroni perfettamente funzionali. In questo modo si possono invertire i sintomi della malattia di Parkinson.

I ricercatori mostrano che gli astrociti, cellule del sistema nervoso centrale, possono essere trasformati in neuroni dopaminergici funzionali. Gli astrociti sono cellule cerebrali non neuronali che producono una proteina chiamata PTBP1, che impedisce loro di diventare neuroni. La «semplice» rimozione di PTBP1 li converte in neuroni perfettamente funzionanti che ripopolano i circuiti neuronali persi, ripristinano i livelli di dopamina ed evitano deficit motori nei topi modello della malattia di Parkinson, come spiegano i ricercatori.

Anche la soppressione transitoria del PTBP1 con oligonucleotidi antisenso, una classe di farmaci che si è mostrata promettente nel trattamento delle malattie neurodegenerative, si è rivelata efficace. Lo studio, dunque, mostra un nuovo approccio rigenerativo per il trattamento delle malattie neurodegenerative. Gli autori avvertono però che «sono necessarie ulteriori ricerche prima che questo approccio possa essere applicato all’uomo». Ma una volta sviluppato ulteriormente, potrebbe essere utile non solo contro il Parkinson, ma anche nel caso di altri disturbi neurodegenerativi.



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