Cronaca | News

Come il Coronavirus ha bloccato la sanità italiana

14 Luglio 2020
Come il Coronavirus ha bloccato la sanità italiana

In poco più di due mesi di emergenza abbiamo accumulato «arretrati» per centinaia di migliaia di operazioni, rinviate a data da destinarsi.

Paralizzati dal lockdown. Per tutto il periodo in cui il Coronavirus ci ha costretti a restare blindati in casa, la preoccupazione principale è stata la pandemia. Il pericolo era il collasso del nostro sistema sanitario, per l’afflusso massiccio di pazienti Covid nei reparti di terapia intensiva. Ci siamo chiesti se avremmo retto: ce l’abbiamo fatta. Gli strascichi sulla sanità italiana, però, restano pesanti.

Se ne è parlato oggi, nel corso del webinar, seminario online, dal titolo «La fase 3 dell’emergenza Covid -19: percorso per un ritorno alla normalità delle strutture ospedaliere del Servizio sanitario nazionale». L’iniziativa, sulla quale ci ha aggiornati, come sempre, l’agenzia di stampa Adnkronos, è a cura del Collegio italiano dei chirurghi (Cic).

L’entità dell’arretrato

Secondo il direttore dell’unità di Chirurgia in emergenza e urgenza dell’Umberto I, Filippo La Torre, in dieci settimane di crisi pandemica, «non sono stati eseguiti trecentomila interventi chirurgici, di cui circa cinquantamila oncologici. Il recupero di tutto questo sarà problematico. E ulteriori problemi li vedremo nel breve, medio e lungo periodo».

Un problema non solo italiano considerato che «nel mondo sono stati, in sette settimane di pandemia, tra i 28 e i 35 milioni gli interventi non eseguiti, di cui quattro o cinque milioni sono oncologici», ha detto ancora La Torre.

Le conseguenze sui pazienti

Era inevitabile che molte operazioni venissero rinviate. Il lockdown ha imposto di rimandare tutto quello che poteva essere rimandato senza danneggiare il paziente. Ma abbiamo visto come, in parecchi casi, l’interruzione dei servizi sanitari abbia penalizzato comunque alcuni malati o persone che necessitavano di assistenza urgente (pensiamo, ad esempio, alle donne che volevano eseguire un intervento di interruzione della gravidanza).

Il timore maggiore, oltre al difficile smaltimento degli arretrati, è anche quello di conseguenze addirittura letali, per esempio per chi è affetto da Aids, malaria e tubercolosi (ne abbiamo parlato approfonditamente qui: “Come il Coronavirus aumenterà i morti per Aids e malaria“).

La riorganizzazione necessaria

Introducendo il webinar Marco Piemonte, presidente del Collegio italiano dei chirurghi, ha ricordato che «i chirurghi, nella fase pandemica, hanno fatto la loro parte, si sono prestati nelle attività di assistenza e molti di noi si sono cimentati nella chirurgia su pazienti Covid positivi, non facile».

Piemonte ha anche spiegato che ora c’è la necessità «di riorganizzare tutte le strutture, recuperare le attività che non sono state fatte, superare la resistenza dei pazienti che ancora hanno paura di venire in ospedale e affrontare strutturalmente il problema della protezione degli operatori».



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube