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Obbligo mantenimento nonni

14 Luglio 2020
Obbligo mantenimento nonni

È il nonno che paga il mantenimento al nipote minore se il padre non provvede? Quando uno dei genitori non dà gli alimenti ai figli si possono citare i suoceri?

È obbligo dei genitori mantenere i figli, ciascuno in proporzione alle proprie capacità economiche. Ma quando questi non possono adempiere, come spesso succede quando la coppia si separa e uno dei due si sottrae all’adempimento, devono provvedere in loro vece i nonni. È sbagliato, tuttavia, pensare che il dovere di questi ultimi scatti in modo automatico. Al contrario, affinché i suoceri possano essere chiamati a sostituirsi ai genitori, devono ricorrere alcune condizioni.

A spiegare come funziona l’obbligo di mantenimento nonni è una recente ordinanza della Cassazione [1]. Di tanto parleremo meglio qui di seguito.

Obbligo mantenimento nonni: legge

Vediamo subito qual è la legge che stabilisce, in capo ai nonni, l’obbligo di versare il mantenimento in favore dei nipoti. 

La norma di base è l’articolo 316bis del Codice civile in forza della quale «I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo». Tali obblighi sono sanciti dall’articolo 147 del Codice civile: «Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni».

Ed ancora, prosegue il predetto articolo 316bis: «Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli».

Con la parola «ascendenti» si intendono quindi i nonni, qualora in vita. L’obbligo si riferisce a tutti e quattro i nonni insieme, ciascuno in proporzione alle proprie capacità. Quindi, la richiesta va avanzata nei confronti sia dei suoceri che dei propri genitori.

Quando scatta l’obbligo dei nonni di mantenere i nipoti?

Si dice che l’obbligo dei nonni di versare il mantenimento in favore dei nipoti, ha carattere sussidiario, ossia scatta solo quando i genitori non sono entrambi (e non uno solo) in grado di far fronte agli obblighi nei confronti dei figli.

Si intende quindi un’impossibilità materiale. Dunque, se il padre non versa il mantenimento per i figli pur avendone le possibilità economiche, la madre dovrà agire contro di lui e non contro i suoceri. Diverso è il caso in cui il padre non versi il mantenimento perché privo di mezzi: solo in tale ipotesi scatterebbe l’obbligo dei nonni.

Cosa fare se i nonni non versano il mantenimento?

Nel caso in cui i nonni, nell’impossibilità economica di entrambi i genitori, non versino il mantenimento ai propri nipoti, sarà il giudice – su ricorso dei genitori stessi – a condannarli a farlo in via coattiva. L’articolo 316bis citato infatti stabilisce che: «In caso di inadempimento (da parte dei nonni all’obbligo di mantenimento dei nipoti), il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l’inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell’obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole».

Obbligo mantenimento nonni: Cassazione

Con la pronuncia della Cassazione qui in commento, che richiama altri precedenti identici [2], si ribadisce che l’obbligo di mantenimento dei figli minori spetta primariamente e integralmente ai loro genitori. Pertanto, se uno dei due non può o non vuole adempiere al proprio dovere, deve essere l’altro a farvi fronte per intero, dando fondo a tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la capacità di lavoro; il tutto nel preminente interesse dei figli. Fatto ciò, potrà poi convenire in giudizio l’altro genitore inadempiente per ottenere da questi un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di quest’ultimo. 

Pertanto, quando uno dei due genitori è, da solo, in grado di mantenere il figlio minorenne, non può rivolgersi ai nonni soltanto perché l’altro non provvede. 

Diversa è invece l’ipotesi in cui entrambi i genitori non abbiano le capacità economiche di mantenere i figli. In tale ipotesi, scatta l’obbligo dei nonni di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

Quest’obbligo invece è rivolto contemporaneamente a tutti i nonni, ossia agli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori. Non è quindi consentito rivolgersi ai nonni solo perché uno dei due genitori non dia il proprio contributo ove l’altro genitore sia in grado di mantenere la prole; né è possibile chiedere tutto il mantenimento a un solo nonno quando sono in vita anche gli altri e pure questi possano, a loro modo, adempiere. 

L’adempimento dei nonni non deve essere per forza in termini economici. Ad esempio, se la figlia, dopo la separazione, va a vivere dai propri genitori e questi l’aiutano perché non ha disponibilità economiche, allora potrà – nell’incapacità del padre dei propri figli di versare loro il mantenimento – agire nei confronti dei suoceri. 

Spetta comunque al genitore che chiede il mantenimento ai nonni dimostrare che è impossibile ottenere il mantenimento dall’altro genitore per incapacità di quest’ultimo. 

 


note

[1] Cass. ord. n. 14951/20.

[2] Cass. sent. n. 10419/2018.

Autore immagine: it.depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 14 febbraio – 14 luglio 2020, n. 14951

Presidente Sambito – Relatore Meloni

Fatti di causa

La Corte di Appello di Perugia, con sentenza in data 7/5/2020, ha confermato il decreto pronunciato dal Tribunale di Perugia in data 4-4-2016 con il quale Ma. Al., ascendente paterno del minore Ma. Cr. veniva condannato a pagare l’assegno di 130,00 Euro mensili quale contributo al mantenimento del nipote da versarsi alla madre Ma. An..

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso in cassazione Ma. Al. affidato a due motivi e memoria.

An. Ma., Vi. Ma. e Mi. Vi., ascendenti materni del minore Cr. resistono con controricorso e memoria.

Ragioni della decisione

Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 316 bis c.c. in riferimento all’art. 360 comma 1 nr.3 e 5 c.p.c., in quanto il giudice territoriale ha posto a suo carico il pagamento di un assegno quale contributo al mantenimento del nipote, sebbene la madre non abbia mai dimostrato lo stato di bisogno e tantomeno l’incapacità di provvedere da sola ai bisogni primari del figlio considerato che lavora stabilmente e convive con il figlio presso i suoi genitori.

Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art.2697 c.c. in riferimento all’art. 360 comma 1 nr. 3 e 5 c.p.c. in quanto il giudice territoriale ha posto l’obbligo di pagamento dell’assegno a carico dell’ascendente paterno sebbene la madre del minore Ma. An. non abbia dimostrato di non poter incrementare il proprio reddito e sebbene risulti che il padre lavora come addetto accoglienza clienti presso la One Investigazioni srl.

Il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte, che qui si condivide (cfr. Cass. n. 10419 del 2018), l’obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l’inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. L’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli -che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori- è, infatti, subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi agli ascendenti sol perchè uno dei due genitori non dia il proprio contributo, ove l’altro genitore sia in grado di mantenere la prole.

Nella fattispecie la sentenza di appello, che ha confermato sul punto la decisione di primo grado, è conforme alla giurisprudenza sopra riportata: la situazione economica della madre, che guadagna circa 1.100,00 Euro mensili, è stata ritenuta insufficiente a far fronte alle esigenze del minore, perché è malato e necessita di terapie riabilitative, e ciò pur tenendo conto del contributo economico dei nonni materni, con i quali la donna abita. La Corte ha dato conto, inoltre, che la madre ha documentato l’impossibilità di riscuotere il mantenimento da parte del padre, che non ha mai versato alcun assegno per il contributo al mantenimento del figlio. E tali accertamenti non possono esser qui posti in discussione attenendo al merito.

Per quanto sopra, il ricorso deve essere respinto con condanna alle spese del soccombente. Trattandosi di processo esente, non è dovuto il raddoppio del contributo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità a favore del controricorrente che si liquidano in complessivi Euro 2.100,00 oltre spese forfetarie ed accessorie come per legge. Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza.

 


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