Notifica fatta a persona diversa dal destinatario: è valida?

14 Luglio 2020 | Autore:
Notifica fatta a persona diversa dal destinatario: è valida?

Il postino è pubblico ufficiale e ciò che scrive sull’avviso di ricevimento della raccomandata riguardo al soggetto cui ha consegnato l’atto ha piena fede.

Ti viene recapitata una cartella esattoriale o un’intimazione di pagamento ma non sei in casa, o in ufficio, al momento della consegna; così qualcun altro firma il ritiro al posto tuo. Il postino annota l’avvenuta consegna e lascia l’atto a questa persona. In questi casi, la notifica sarà valida oppure no?

La Cassazione in una nuova ordinanza [1] ha stabilito i principi per risolvere il quesito. Si trattava di un avviso di intimazione emesso dall’Agenzia Entrate Riscossione a seguito di alcune cartelle esattoriali non pagate. Il caso deciso era complicato dal fatto che nell’avviso di ricevimento mancava l’indicazione della qualifica della persona che aveva ricevuto l’atto.

Questa informazione è necessaria per verificare il rapporto che lega il ricevente con il destinatario della raccomandata (ad esempio, un familiare convivente, con l’indicazione del grado di parentela, la colf, il portiere, un lavoratore dipendente dell’azienda, un collaboratore di studio, ecc.) e ridurre il rischio che il recapito venga effettuato ad una persona occasionalmente presente “di passaggio” che potrebbe poi non consegnare la lettera all’interessato.

Ma la Corte ha stabilito che la notifica può ritenersi valida anche quando non è chiara la qualifica della persona che ha materialmente ricevuto l’atto. Quello che conta è l’accertamento svolto dal postino, che in quel momento riveste la qualifica di pubblico ufficiale poiché esercita la pubblica funzione della consegna della lettera raccomandata.

Così quello che il portalettere scrive sull’avviso di ricevimento – il cartoncino che sarà restituito al mittente e farà prova del recapito e delle circostanze in cui è avvenuto – fa prova fidefacente. La sua attestazione potrà essere “smontata” non con una generica contestazione, ma solo attraverso un apposito procedimento, chiamato querela di falso, di cui abbiamo parlato nell’articolo “Raccomandata: come contestare che il postino me l’ha consegnata“.

Nella vicenda decisa oggi dalla Cassazione, il postino aveva sbarrato l’apposita casella sull’avviso di ricevimento per indicare che la consegna non era avvenuta nelle mani del destinatario, ma a persona diversa e che in quel momento si era qualificata come incaricata a ricevere l’atto. Mancava però l’indicazione delle sue generalità e della sua qualifica. Neppure la firma apposta sull’avviso di ricevimento e sul registro di consegna era d’aiuto, perché era illeggibile e, dunque, non si potevano ricavare il nome e il cognome.

La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto che ciò bastasse per rendere invalida la notifica, ma gli Ermellini – ai quali l’Agenzia delle Entrate aveva presentato ricorso per motivi di legittimità – hanno deciso diversamente.

I giudici di Piazza Cavour hanno accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, ricordando che «la cartella esattoriale può essere notificata anche direttamente da parte del concessionario mediante raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso, è sufficiente, per il relativo perfezionamento, che la spedizione postale sia avvenuta con consegna del plico al domicilio del destinatario, senza altro adempimento ad opera dell’ufficiale postale se non quello di curare che la persona da lui individuata come legittimata alla ricezione apponga la sua firma sul registro di consegna della corrispondenza, oltre che sull’avviso di ricevimento da restituire al mittente».

Questo si era verificato e il consegnatario aveva firmato – sia pure con sottoscrizione illeggibile – i documenti che attestavano la consegna. Ad avviso della Cassazione tale circostanza, insieme all’operato del postino che aveva redatto i documenti, è corretto e sufficiente: pur mancando le generalità della persona alla quale l’atto era stato consegnato, «l’atto è pur tuttavia valido, poiché la relazione tra la persona cui esso è destinato e quella cui è stato consegnato costituisce oggetto di un preliminare accertamento di competenza dell’ufficiale postale», che è assistito dall’efficacia probatoria di atto pubblico [2].

In base a questa norma, l’atto fa piena prova, fino a querela di falso, «della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato», che in questo caso è il postino, «nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti». Perciò se al momento della consegna chi ha ricevuto l’atto si è qualificato davanti al postino come persona incaricata ed egli, in qualità di ufficiale postale, lo ha attestato nell’avviso di ricevimento, questo basta a rendere validamente perfezionata la procedura di notificazione.

La Cassazione su questo non ha dubbi e la sua giurisprudenza sul punto è rimasta sempre costante: l’avviso di ricevimento della raccomandata ha «la natura di atto pubblico» che promana da un pubblico ufficiale, quale è il portalettere addetto al recapito delle raccomandate e alla compilazione dei documenti di consegna. Pertanto, tutto ciò che egli annota durante questa fase di recapito si presume veritiero fino a prova contraria, che dovrà essere fornita in maniera rigorosa da chi intende contestare quanto risulta dagli atti compilati dall’ufficiale postale. Per approfondire leggi anche “cartella di pagamento: prova della notifica“.


note

[1] Cass. ord. n. 14941/20 del 14 luglio 2020.

[2] Art. 2700 Cod. civ.


1 Commento

  1. Comunque deve essere inviata la seconda raccomandata per dire che era stata inviata la prima. Procedura reintrodotta di recente. Altrimenti si rende invalido il tutto

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