Diritto e Fisco | Articoli

Infortunio durante lavoro in nero: cosa fare

27 Settembre 2020
Infortunio durante lavoro in nero: cosa fare

Nonostante le leggi prevedano pesanti sanzioni per chi assume irregolarmente un lavoratore, il fenomeno continua ad essere molto diffuso.

L’avvio di un rapporto di lavoro non è fatto privato che riguarda solo il lavoratore ed il datore di lavoro ma è un fatto che assume anche un rilievo pubblico. Infatti, la legge prevede una serie di obblighi e di doveri in capo al datore di lavoro con riferimento ai lavoratori: tutela della salute e della sicurezza, assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, pagamento dei contributi previdenziali, rispetto del salario minimo previsto dai contratti collettivi, etc.

La necessità di tutelare la parte debole del rapporto di lavoro, ossia il lavoratore, fa sì che l’avvio di un rapporto di lavoro debba avvenire alla luce del sole, inviando alle autorità competenti la comunicazione obbligatoria di assunzione.

Spesso, è proprio quando il lavoratore si fa male sul lavoro che si scopre il lavoro in nero. Occorre, dunque, sapere, in caso di infortunio durante lavoro in nero: cosa fare? In casi come questi, infatti, la tendenza è mettere tutto sotto il tappeto per evitare che emerga la situazione di irregolarità, con tutte le sanzioni che ne conseguono.

Che cos’è il lavoro nero?

Con il termine lavoro nero si intende definire, con terminologia non tecnica, il fenomeno del lavoro irregolare, ossia, l’assunzione di lavoratori senza il rispetto delle regole previste dalla legge.

Come abbiamo anticipato in premessa, infatti, la legge esige che vi sia un controllo pubblico sui rapporti di lavoro che vengono instaurati. Ciò in quanto, quando si instaura un contratto di lavoro, nascono, automaticamente, anche altri rapporti giuridici regolati dalla legge.

In particolare, l’assunzione del lavoratore fa sorgere in automatico anche il rapporto giuridico previdenziale. Si tratta di un rapporto trilaterale che vede coinvolti il datore di lavoro, il lavoratore e l’ente di previdenza ed assistenza (Inps e Inail).

Per questo, al fine di avere contezza dei rapporti di lavoro che sorgono, la legge obbliga il datore di lavoro ad inviare, entro le ore 24 del giorno prima dell’inizio del contratto di lavoro, la comunicazione obbligatoria di assunzione al Centro per l’Impiego. Con questa comunicazione tutti gli enti competenti vengono notiziati dell’instaurazione di un nuovo rapporto di lavoro.

Da quel momento, sempre secondo la legge, il datore di lavoro dovrà:

  • versare i contributi previdenziali all’Inps;
  • versare i contributi assistenziali all’Inail;
  • rispettare le regole di legge in materia di orario di lavoro, permessi, riposi, ferie, congedi, malattia, infortunio, gravidanza, etc.;
  • remunerare il lavoratore rispettando i minimi contrattuali previsti dal contratto collettivo di settore;
  • rispettare le regole di legge in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.

Ogni volta in cui un datore di lavoro assume un dipendente senza denunciare l’instaurazione del rapporto di lavoro siamo di fronte al lavoro nero.

Il lavoro nero è una grande minaccia per i diritti del lavoratore in quanto, di solito, al lavoratore in nero non vengono erogati tutti i diritti che gli spetterebbero secondo la legge. Spesso, occorre ammetterlo, è lo stesso lavoratore che non vuole essere messo “in regola” al fine di evitare di dover denunciare al fisco il reddito derivante dall’attività di lavoro.

Infortunio durante lavoro in nero: quali tutele?

Uno dei principali problemi del lavoro in nero si presenta in caso di infortunio sul lavoro del lavoratore in nero.

Occorre premettere che il Testo unico in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro [1] ha introdotto un’apposita tutela per tutti i lavoratori subordinati contro ogni evento dannoso che determini, nei confronti del lavoratore, una situazione di inabilità permanente o temporanea alla prestazione lavorativa.

La tutela si applica anche al lavoratore in nero a causa dell’applicazione del principio dell’automaticità delle prestazioni assistenziali previsto dalla legge [2].

In base a tale principio, infatti, l’omissione contributiva del datore di lavoro, che ha omesso di versare regolarmente all’Inail i premi assicurativi previsti dalla legge, non produce effetti negativi sul singolo lavoratore infortunato. Quest’ultimo, dunque, potrà accedere all’indennizzo ed alle altre tutele economiche previste dall’Inail anche in ipotesi di lavoro in nero.

Un analogo principio riguarda la possibilità del lavoratore in nero che si sia infortunato di chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro.

La Cassazione [3] ha precisato che grava, in ogni casi, sul datore di lavoro il cosiddetto “rischio aziendale” riferibile all’ambiente di lavoro. Ciò anche con riferimento a quei collaboratori con i quali non è stato sottoscritto un regolare rapporto di lavoro. Ne consegue che se il lavoratore in nero dimostra il nesso causale tra il danno sofferto e l’ambiente di lavoro e la mancata adozione, da parte del datore di lavoro, di tutte le misure di sicurezza necessarie a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, potrà richiedere il risarcimento del danno subito al datore di lavoro.

Quest’ultimo non potrà pretendere di andare esente da responsabilità risarcitoria per il solo fatto che, con quel lavoratore, non c’è un contratto scritto.

Infortunio durante lavoro in nero: cosa deve fare il lavoratore?

In caso di infortunio sul lavoro il datore di lavoro, secondo la legge, deve iviare all’Inail la denuncia di infortunio sul luogo di lavoro. È chiaro che quando ad infortunarsi è un lavoratore irregolare il datore di lavoro sarà portato ad omettere tale denuncia. È, dunque, il lavoratore in nero che deve attivarsi.

La denuncia di infortunio presentata all’Inail da un lavoratore irregolare porterà, inevitabilmente, a delle attività di verifica e di ispezione presso l’impresa da parte del personale ispettivo dell’Inail.

Nella denuncia di infortunio durante lavoro in nero, il lavoratore dovrà indicare all’Inail:

  • la data e l’ora in cui è avvenuto l’infortunio;
  • il luogo in cui è avvenuto l’infortunio;
  • le circostanze di fatto con cui si è prodotto l’evento;
  • le mansioni assegnate al lavoratore;
  • le persone presenti al momento dell’infortunio che possono essere sentite come testimoni in grado di confermare l’evento e la prestazione lavorativa;
  • la documentazione medica che attesta l’infortunio occorso e le sue conseguenze sulla salute del lavoratore.

Inoltre, il lavoratore in nero deve allegare alla denuncia di infortunio Inail anche la denuncia presentata dallo stesso dipendente all’Ispettorato territoriale del lavoro, con cui denuncia il lavoro in nero richiedendone la regolarizzazione.

Infortunio durante lavoro in nero: quali tutele?

Come abbiamo detto, anche se il rapporto di lavoro è irregolare, al lavoratore infortunato spettano comunque le tutele previste dall’Inail in caso di infortunio.

Il lavoratore in nero che si è infortunato potrà quindi ottenere:

  • indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta: si tratta di una prestazione economica, sostitutiva della retribuzione, che viene corrisposta al lavoratore in caso di infortunio o di malattia professionale che impedisca totalmente e di fatto all’infortunato di svolgere l’attività lavorativa a decorrere dal quarto giorno successivo alla data di infortunio o di manifestazione della malattia professionale, compresi i giorni festivi, fino alla guarigione clinica. Per quanto concerne il quantum di questa prestazione, l’Inail eroga l’indennità giornaliera nella misura del 60% della retribuzione media giornaliera fino al 90° giorno e del 75% della retribuzione media giornaliera dal 91° giorno fino alla guarigione clinica;
  • indennizzo in capitale per la menomazione dell’integrità psicofisica (danno biologico): è una prestazione economica non soggetta a tassazione Irpef riconosciuta per gli infortuni verificatisi dal 25 luglio 2000 e per le malattie professionali denunciate dal 25 luglio 2000, per i quali è accertato un grado di menomazione dell’integrità psicofisica (cosiddetto danno biologico) compreso tra il 6% ed il 15%;
  • indennizzo in rendita per la menomazione dell’integrità psicofisica (danno biologico) e per le sue conseguenze patrimoniali: è una prestazione economica non soggetta a tassazione Irpef riconosciuta per gli infortuni verificatisi dal 25 luglio 2000 e per le malattie professionali denunciate dalla stessa data, per i quali è accertato un grado di menomazione dell’integrità psicofisica compreso tra il 16% ed il 100%. Decorre dal giorno successivo alla guarigione clinica. L’importo della rendita viene calcolato sulla base di due quote. Una quota che indennizza il danno biologico provocato dall’infortunio o dalla malattia professionale, commisurata solo alla percentuale di menomazione accertata ed una quota per le conseguenze della menomazione sulla capacità dell’infortunato di produrre reddito con il lavoro, commisurata al grado accertato e ad una percentuale della retribuzione percepita dall’assicurato.

Infortunio durante lavoro in nero: cosa rischia il datore di lavoro?

Nel caso di infortunio durante lavoro in nero il datore di lavoro rischia sotto un duplice profilo. Innanzitutto, al pari di ciò che accade in generale in caso di infortunio sul lavoro, anche con lavoratori regolari, il datore di lavoro rischia di essere chiamato a risarcire all’infortunato il cosiddetto danno differenziale, ossia, la differenza tra il danno biologico indennizzato dall’Inail ed il danno complessivo subito dal lavoratore.

Inoltre, come abbiamo detto, la denuncia di infortunio di un lavoratore in nero fa scattare dei controlli e delle ispezioni da parte degli ispettori dell’Inail, dell’Inps e dell’Ispettorato del lavoro.

Se viene accertata la presenza di lavoro in nero il datore di lavoro è chiamato a regolarizzare la posizione dei lavoratori in nero e a versare all’Inps e all’Inail tutti i contributi previdenziali ed assistenziali omessi, sin dalla data di costituzione dei rapporti di lavoro con i lavoratori irregolari.


note

[1] D.P.R. n. 1124/1965.

[2] Art. 2116 c.c.; art. 67, D.P.R. n. 1124/1965.

[3] Cass., sentenza n. 36438/2014.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube