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Farmaci a base di alcol e guida in stato di ebbrezza

15 Luglio 2020 | Autore:
Farmaci a base di alcol e guida in stato di ebbrezza

Come comportarsi quando siamo costretti ad assumere un particolare tipo di medicinale che contiene etanolo. 

Sapevi che esistono farmaci che possono alterare i risultati del test dell’etilometro? Questo significa che può accadere che tu non abbia sentito neanche da lontano l’odore di un drink, eppure basta il farmaco «sbagliato» al momento sbagliato per farti avere lo stesso tasso alcolemico di chi ha alzato il gomito. Possibile? Certamente sì. Ecco perché, per evitare conseguenze spiacevoli e gestire la situazione al meglio, è bene essere informati.

La guida in stato di ebbrezza

L’aspetto peggiore della faccenda non è tanto quello di fare la figura dell’alticcio. Piuttosto, se ti capita di essere fermato dalle forze dell’ordine per un controllo e sottoposto al cosiddetto «test del palloncino», puoi risultare positivo. Con tutto quello che ne consegue in termini di sanzioni, determinate dalla violazione del Codice della strada.

Precisamente, incorri nella contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza [1]: a seconda del tasso alcolemico rilevato dal test, puoi dover pagare una somma che oscilla tra un minimo di 527 euro e un massimo di seimila. Ma sono previsti anche sospensione della patente e, nell’ipotesi in cui nel tuo sangue risulti un tasso alcolico compreso tra 0,8 e più di 1,5 grammi per litro, perfino l’arresto (fino ai sei mesi o dai sei mesi a un anno). Con tutti gli aggravamenti del caso laddove tu abbia provocato anche un incidente stradale.

Ma lasciamo perdere questa ipotesi e torniamo ai farmaci che possono «falsare» l’esito del test. Esistono, infatti, dei medicinali che contengono alcol o in grado di alterarne il livello nel sangue rendendone difficile l’eliminazione.

L’essere un malato cronico non ti fa stare nel giusto

Se stai pensando che, in qualità di malato cronico costretto ad assumere determinati medicinali, tu sia giustificato laddove carabinieri o polizia ti fermino e ti trovino con un alto tasso alcolico, sappi che stai sbagliando di grosso. La giurisprudenza, infatti, non ti scagiona per questo, tutt’altro: è comunque colpa tua e puoi comunque andare incontro alla contestazione di cui sopra.

Il perché è presto spiegato e c’è una recente sentenza [2] a ricordarcelo. Si tratta della condanna a otto mesi e tremila euro di ammenda, da parte del tribunale di Campobasso, di un giovane per guida in stato di ebbrezza. Il suo avvocato ha dimostrato che il ragazzo assumeva, una volta al giorno, da un paio d’anni, un farmaco contro la faringite con una componente alcolica: la difesa, quindi, ha giocato su questo tutte le sue carte, ritenendo il farmaco idoneo ad alterare i risultati dell’alcol test. Com’è andata? Malissimo, dal momento che il giovane è stato condannato.

La strategia difensiva, peraltro, non ha pagato anche perché non basta produrre semplicemente un certificato medico con cui si attesta l’assunzione del farmaco contenente alcol. Bisogna quantomeno provare a dimostrare che il medicinale non è solo potenzialmente idoneo a influenzare il test, ma lo ha influenzato nel caso specifico. Per esempio, attraverso una relazione medica che certifichi la riconducibilità dell’elevato tasso alcolico agli effetti del farmaco.

Leggere il foglietto illustrativo

Dalla sentenza possiamo desumere un assunto utilissimo: veniamo cioè a sapere che «la circostanza che il conducente di un’auto abbia assunto un farmaco contenente alcool eventualmente idoneo a influire sull’esito dell’alcoltest non esclude la configurabilità del reato di guida in stato di ebbrezza», come preannunciavamo poche righe fa. Perché? Perché il foglietto illustrativo del farmaco, noto anche come «bugiardino», ci dà, secondo il giudice, tutte le indicazioni di cui abbiamo bisogno. Certo, magari scritte un po’ in «burocratichese» o incomplete. Diciamo, però, che la prima cosa da fare è leggere il «bugiardino». E se quest’ultimo sconsiglia di mettersi alla guida dopo l’assunzione del farmaco, c’è più di un motivo valido.

Uno è quello di cui vi stiamo parlando: il farmaco, contenendo alcol, può innalzare il tasso alcolemico. Non solo: il medicinale – e questo è decisamente il caso più diffuso, pensiamo ad esempio ad alcuni antistaminici – può agire sulla concentrazione del conducente, dando sonnolenza, col rischio di conseguenze ancor più drammatiche di un controllo di polizia.

Accertarsi di poter guidare

Ed eccolo l’altro consiglio utile, desumibile dalla sentenza: «Chi sa di assumere farmaci di tal genere – scrive il giudice Roberta D’Onofrio – deve astenersi dall’ingestione di alcol e specialmente astenersi dal mettersi alla guida, oppure controllare attraverso gli appositi test, di trovarsi in condizioni tali da mettersi alla guida».

Su questo non si sfugge, perché l’orientamento granitico della Cassazione si è tradotto in una pluralità di sentenze [3]. Ecco perché vi diciamo che, purtroppo, essere malati non equivale a essere giustificati: il presupposto è inverso: è onere di chi vuole mettersi alla guida, dopo aver preso certi medicinali, controllare di poterlo fare. Ci si deve quindi accertare «della compatibilità dell’assunzione del farmaco, avente una componente alcolica, con la circolazione stradale» prima di mettersi al volante.


note

[1] Art. 186. Nuovo codice della strada, d. lgs. 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni;

[2] Tribunale di Campobasso – Sezione penale – Sentenza 15 novembre 2019 n. 621;

[3] Cassazione penale sez. IV, 18/03/2015 n. 14054;Cassazione penale sez. IV, 05/02/2013, n. 39490.


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