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Le colf hanno diritto alla malattia?

28 Settembre 2020
Le colf hanno diritto alla malattia?

Il rapporto di lavoro domestico è soggetto ad una disciplina peculiare e si differenzia sotto molti profili dagli altri rapporti di lavoro subordinato.

Sei stata assunta come colf o come badante? Non ti senti bene e vuoi sapere come devi comportarti? Ti chiedi se hai diritto all’indennità economica di malattia? Vuoi sapere se puoi essere licenziata durante la malattia? In tutti i tipi di rapporto di lavoro, quando il lavoratore si ammala ha diritto ad una serie di tutele previste dalla legge. La tutela economica di malattia, tuttavia, non spetta a tutte le tipologie di rapporto di lavoro ma solo ad alcune.

Quali sono le categorie escluse? Le colf hanno diritto alla malattia? Come vedremo, nel caso dei rapporti di lavoro domestico, la tutela economica in caso di malattia non è offerta direttamente dalla legge ma dalla contrattazione collettiva.

Che cos’è il rapporto di lavoro domestico?

Si definisce rapporto di lavoro domestico quella relazione lavorativa che intercorre tra un datore di lavoro, di solito un privato o una famiglia, e un prestatore di lavoro addetto al funzionamento della vita familiare e delle convivenze familiarmente strutturate.

Vengono assunti con contratto di lavoro domestico, in generale, tutti coloro che sono chiamati a svolgere attività di cura e di assistenza all’interno della casa.

Le attività svolte dai lavoratori domestici hanno ad oggetto sia la casa (pulizia dei locali, preparazione dei pasti, approvvigionamento alimentare, piccole riparazioni) sia le persone (assistenza personale). In questo ultimo caso, quando la prestazione di lavoro ha ad oggetto soprattutto l’assistenza alla persona, si parla di badanti.

Si tratta di un rapporto di lavoro sempre più diffuso nella nostra società a causa del generale invecchiamento della popolazione. Sempre più spesso, infatti, i genitori molto anziani diventano un problema da gestire per i figli, i quali sono impegnati con la loro attività di lavoro e con la loro famiglia. Per questo, molto spesso, viene assunto un lavoratore domestico che possa provvedere alle esigenze dell’anziano sia per quanto riguarda la casa che per quanto riguarda l’assistenza personale.

Che diritti hanno colf e badanti?

Storicamente, il rapporto di lavoro domestico ha sempre avuto una disciplina peculiare, a tratti diversa da quella di un ordinario rapporto di lavoro subordinato.

Questa diversità di trattamento dipende, soprattutto, dal fatto che il datore di lavoro non è un’azienda strutturata ma è una persona fisica o, al massimo, una famiglia. A partire da questa caratteristica del rapporto, la legge ha sempre ritenuto di non poter riconoscere al lavoratore domestico tutte le tutele previste in un ordinario rapporto di lavoro le quali sarebbero insostenibili per un datore di lavoro domestico. Ne consegue che la disciplina del rapporto di lavoro domestico diverge da quella di un ordinario rapporto di lavoro subordinato sotto molteplici profili.

Il più importante elemento di differenziazione riguarda la tutela contro il licenziamento illegittimo. Infatti, la normativa che tutela il lavoratore dal licenziamento illegittimo [1] non si applica ai lavoratori domestici. Ne consegue che il datore di lavoro può licenziare un lavoratore domestico senza la necessità di indicare i motivi che hanno reso necessario il licenziamento e senza che questi possa impugnarlo per l’assenza della giusta causa o del giustificato motivo.

L’unico diritto che i lavoratori domestici hanno ottenuto in caso di licenziamento è previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro sulla disciplina del lavoro domestico il quale prevede, in ogni caso, il diritto del lavoratore domestico, in caso di licenziamento, al preavviso o al pagamento della relativa indennità sostitutiva.

Che cos’è la malattia del lavoratore?

Può capitare che un lavoratore non sia in condizione di recarsi al lavoro a causa dell’insorgere di una malattia, ovvero, di un’alterazione del suo stato di salute psicofisico che lo rende temporaneamente inabile al lavoro.

Quando un lavoratore è malato, e la malattia è certificata dal medico curante, la legge prevede una serie di diritti e di tutele per il dipendente. Tuttavia, non tutti questi diritti si applicano a tutte le tipologie di rapporto di lavoro.

È sicuramente applicabile a tutte le tipologie di rapporto di lavoro il diritto del lavoratore malato di assentarsi dal lavoro per tutti i giorni di riposo prescritti dal medico nel certificato di malattia. Inoltre, si applica a tutti i lavoratori il divieto di licenziamento del lavoratore assente per malattia per un periodo di tempo massimo detto periodo di comporto [2]. Ciò che, invece, non si applica a tutti i lavoratori in malattia è la tutela economica offerta dall’Inps.

L’indennità di malattia Inps non spetta a tutte le tipologie di rapporto di lavoro ma spetta unicamente a:

  • operai del settore industriale;
  • operai ed impiegati del settore terziario dei servizi;
  • lavoratori dell’agricoltura;
  • apprendisti;
  • disoccupati;
  • lavoratori sospesi dal lavoro;
  • lavoratori dello spettacolo;
  • lavoratori marittimi;
  • lavoratori iscritti alla gestione separata Inps.

Al contrario, l’indennità di malattia Inps non spetta a:

  • collaboratori familiari (colf e badanti);
  • impiegati delle industrie;
  • quadri dell’industria dell’artigianato;
  • dirigenti;
  • portieri;
  • lavoratori autonomi.

Ne consegue che le colf non hanno diritto alla malattia, intesa come tutela economica a carico dell’Inps.

Le colf hanno diritto alla malattia?

Vediamo quindi, più nel dettaglio, quali sono i diritti che spettano alla colf in caso di malattia. Sicuramente la colf ha il diritto di restare a riposo per tutti i giorni di prognosi di malattia prescritti dal medico curante nel certificato di malattia.

Come abbiamo detto, invece, alla colf non spetta la tutela economica di malattia offerta dell’Inps. Per sopperire a questa mancanza, il Ccnl sulla disciplina del lavoro domestico ha previsto [3] la tutela economica della colf in caso di malattia a carico del datore di lavoro. In particolare, il Ccnl prevede che la colf abbia diritto al regolare pagamento della retribuzione da parte del datore di lavoro durante la malattia. Questo diritto, tuttavia, presenta dei limiti; infatti:

  • se la colf ha un’anzianità di servizio fino a 6 mesi la tutela economica gli spetterà solo per 10 giorni di calendario;
  • se la colf ha un’anzianità di servizio di più di 6 mesi e fino a 2 anni, la tutela economica di malattia gli spetterà per 45 giorni di calendario;
  • per le colf che hanno un’anzianità di servizio superiore ai 2 anni, invece, la tutela economica di malattia spetta per 180 giorni di calendario.

Per quanto riguarda il quantum della retribuzione che la colf riceverà dal datore di lavoro durante il periodo di assenza per malattia, valgono i seguenti valori:

  • fino al terzo giorno consecutivo di malattia spetta alla colf il 50% della retribuzione globale di fatto;
  • dal quarto giorno in poi spetta alla colf il 100% della retribuzione globale di fatto.

Ovviamente, nel contratto individuale di lavoro, la colf può ottenere dal datore di lavoro un trattamento di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo di lavoro.

Quanto dura il periodo di comporto per le colf?

Come abbiamo detto, un altro diritto previsto dalla legge che si applica a tutte le tipologie di rapporto di lavoro, e quindi anche alle colf, è il diritto alla conservazione del posto di lavoro per tutto il periodo di comporto. Da tale diritto deriva l’impossibilità per il datore di lavoro di licenziare il lavoratore malato fino a che non sia stato superato il periodo di comporto.

Al divieto di licenziamento in questione fanno eccezione:

  • licenziamento per giusta causa [4] determinato da un gravissimo inadempimento del lavoratore;
  • chiusura totale dell’attività aziendale.

La durata del periodo di comporto è stabilita dai contratti collettivi. Nel caso del lavoro domestico il Ccnl di settore prevede che spettano alla colf i seguenti periodi di conservazione del posto di lavoro in caso di assenza per malattia:

  • anzianità fino a 6 mesi: 10 giorni di calendario;
  • anzianità da più di 6 mesi a 2 anni: 45 giorni di calendario;
  • anzianità oltre i 2 anni: 180 giorni di calendario.

Il periodo di comporto previsto dal Ccnl sulla disciplina del lavoro domestico è un comporto per sommatoria. Ciò significa che, nel computo del periodo di comporto, devono essere inclusi tutti gli eventi morbosi che sono accaduti nell’arco dell’anno solare.

I predetti periodi di comporto devono essere aumentati del 50% in caso di malattia oncologica documentata dalla Asl di competenza.

Se la colf continua ad essere assente per malattia una volta decorso il periodo di comporto il datore di lavoro potrà licenziarla per superamento del periodo di comporto.

Quali sono gli obblighi della colf in caso di malattia?

In generale, l’insorgere della malattia non determina solo diritti e tutele per il lavoratore ma anche doveri e obblighi di comunicazione. A questa regola non fa eccezione il rapporto di lavoro domestico. Il Ccnl di settore prevede, infatti, che, in caso di malattia, la colf deve avvertire tempestivamente il datore di lavoro, salvo cause di forza maggiore o oggettivi impedimenti, entro l’orario contrattualmente previsto per l’inizio della prestazione lavorativa.

Inoltre, la colf deve successivamente far pervenire al datore di lavoro il certificato medico di malattia rilasciato entro il giorno successivo all’inizio della malattia.

Per i lavoratori conviventi l’obbligo di invio del certificato medico non è previsto a meno che non sia richiesto dal datore di lavoro.

Valgono, inoltre, anche per le colf, le regole comportamentali riguardanti la malattia.

In particolare, durante tutto il periodo di prognosi di malattia, la colf dovrà adoperarsi per accelerare il più possibile la guarigione. Ne consegue che la colf non dovrebbe dedicarsi ad attività incompatibili con lo stato morboso né dovrebbe compiere attività che possono ritardare il rientro in servizio.

Se i predetti obblighi non vengono rispettati il datore di lavoro potrà agire anche in via disciplinare nei confronti della colf.


note

[1] L. 604/1966; Art. 18, L. 300/1970; D. Lgs. 23/2015.

[2] Art. 2110 cod. civ.

[3] Art. 26 Ccnl sulla disciplina del lavoro domestico.

[4] Art. 2119 cod. civ.


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