Così il Fisco ci spierà e ci tasserà sul web

16 Luglio 2020 | Autore:
Così il Fisco ci spierà e ci tasserà sul web

Le piattaforme digitali dovranno informare le autorità sui redditi ottenuti da chi opera e guadagna su Internet, da Amazon a Instagram.

Chi, in qualche modo, farà dei soldi su Internet finirà sotto la lente del Fisco e dovrà pagare le tasse sul guadagno che otterrà dal web. Lo prevede il pacchetto fiscale appena presentato dalla Commissione europea. In pratica, le piattaforme digitali come Uber, Amazon, Airbnb ma anche Google, Facebook o Instagram saranno tenute ad informare l’Agenzia delle Entrate sull’identità di chi fa qualche affare in rete attraverso uno scambio di comunicazioni automatico che riguarderà il reddito degli operatori economici attivi su Internet. Nel mirino del Fisco finirà chiunque venda prodotti o servizi tramite una qualsiasi piattaforma elettronica.

Il pacchetto fiscale concepito a Bruxelles contiene 25 iniziative attuabili da oggi fino al 2024 per abbattere le barriere e la burocrazia inutili, per sostenere i Paesi dell’Ue nel rispetto delle regole fiscali e nell’uso dei dati tributari e per promuovere i diritti dei cittadini. Il piano prevede, tra le altre cose, nuove raccomandazioni per recuperare le tasse non pagate, l’inclusione nella Dac7 delle criptovalute e del denaro elettronico, la creazione di una Carta dei diritti dei contribuenti e la revisione delle regole sull’Iva sui servizi finanziari.

Al vaglio della Commissione anche alcuni provvedimenti a medio-lungo termine, come l’ipotesi di una singola registrazione europea per l’Iva, una stretta sulla residenza fiscale e la trasformazione dell’Eurofisc (il progetto di collaborazione sui reati fiscali legati all’Iva) in un centro europeo che coinvolga anche le autorità competenti sui mercati finanziari e le dogane.

Ma una delle novità che più destano interesse è quella che riguarda la possibilità per gli Stati membri di avere uno scambio automatico di informazioni sui redditi generati dai venditori che operano nelle piattaforme digitali. Le autorità nazionali potranno in questo modo sia identificare situazioni da tassare, sia ridurre la burocrazia che pesa sulle piattaforme. Le regole sarebbero applicabili a tutte le piattaforme che risiedono, sono gestite o hanno una presenza fisica nell’Unione europea o che facilitano attività nel territorio dell’Ue.

La proposta prevede per le piattaforme l’obbligo di informare le autorità nazionali sui redditi guadagnati dagli operatori economici su Internet, che si tratti di fornitura di servizi, di vendita di beni, di locazione di beni immobili, di noleggio di qualsiasi mezzo di trasporto e di investimento o prestito tramite finanziamento collettivo. L’obbligo è valido sia per le piattaforme europee sia per quelle estere, che dovranno riportare le informazioni dovute solamente in un Paese membro e una volta l’anno.



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