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Quale tipologia di reato è punibile anche in forma tentata

28 Settembre 2020 | Autore:
Quale tipologia di reato è punibile anche in forma tentata

Il delitto tentato e la sua compatibilità con le varie categorie di illecito penale.

Sfogliando un giornale on line potresti leggere di una rapina in banca che è stata sventata dalla polizia, prontamente, accorsa sul posto. In alternativa, potresti ascoltare il notiziario nel quale si racconta di un tentato omicidio, fortunatamente, non andato a buon fine. In questi, come in tanti altri casi, gli autori del fatto non hanno terminato la propria azione criminosa, tuttavia sono, ugualmente, responsabili penalmente. Tecnicamente, si dice che hanno commesso un delitto tentato, poiché non sono riusciti a consumare l’illecito penale che avevano in mente.

Devi sapere, però, che il tentativo, inteso come fatto delittuoso, non è sempre riconoscibile. Infatti, in alcune circostanze, la condotta assunta potrebbe essere penalmente irrilevante, mentre in altri casi potrebbe essere sufficiente per considerare il crimine compiutamente consumato. Per questi motivi, la figura del tentativo non è compatibile con tutti i delitti e, per evitare di confondersi sull’argomento, è importante capire quale tipologia di reato è punibile anche in forma tentata. Cerchiamo insieme di chiarire questo aspetto particolare della materia in esame.

Reato consumato o tentato: le differenze

Il reato si definisce consumato nel momento in cui si verificano tutti i suoi elementi. Si tratta di tutti quelli che la legge prevede per identificare una determinata fattispecie di delitto. Ad esempio, nell’ipotesi di un omicidio, l’illecito penale si compie integralmente nel momento in cui la vittima dell’azione criminosa muore.

Nel tentativo, invece, la consumazione non si è realizzata. Ad esempio, l’evento non si è verificato perché la pallottola ha solo sfiorato il bersaglio. Viceversa, l’azione non si è compiuta perché, per ipotesi, un carabiniere ha disarmato l’omicida prima che potesse sparare. In questo caso, il responsabile commette, comunque, un delitto, ma a titolo di tentativo. Per questa ragione affronterà una sanzione penale ridotta anche di 2/3, rispetto a quella prevista per il reato consumato.

Tentativo e contravvenzioni: inammissibilità

Nel paragrafo precedente hai appreso che il responsabile di un delitto tentato subisce una sanzione più blanda rispetto alla regola. In questo caso, la condotta del reo è valutata diversamente, in ragione della mancata consumazione del crimine. In altri termini, il fatto è considerato sufficientemente grave e degno di una sanzione penale, ma con delle conseguenze minori per l’agente. Ciò vale per i delitti, ma non per le contravvenzioni che sono state previste per contrastare azioni di disvalore minore.

Alla luce delle descritte caratteristiche, per questo tipo di illeciti, il legislatore ha ritenuto eccessivo punire anche il tentativo che, evidentemente, non può essere valutato come un comportamento tanto serio da meritare una pena. Pertanto, compiere un atto idoneo e diretto a commettere inequivocabilmente una contravvenzione è penalmente irrilevante.

Delitto tentato e colposo: incompatibilità

Per alcuni reati, la legge prevede che il responsabile possa essere perseguito, pur non avendo voluto determinare, intenzionalmente, l’evento delittuoso. Ad esempio, si pensi alle gravi lesioni determinate da un incidente stradale dove, però, il conducente può essere imputato per l’imprudenza o la negligenza alla guida.

Nel tentativo, invece, il reo agisce con la volontà e la consapevolezza di causare un certo evento, cioè con quell’elemento psicologico che tecnicamente viene definito con il termine dolo. Pertanto, poiché questa caratteristica difetta totalmente nel delitto colposo, appare evidente che lo stesso sia incompatibile con la figura del reato tentato.

Tentativo e delitto preterintenzionale

Chi, con lesioni o percosse determina, anche se involontariamente, la morte di una persona risponde di omicidio preterintenzionale. In questo caso, a differenza del delitto tentato, l’evento nefasto non è voluto dall’autore del fatto. Si tratta, pertanto, di una circostanza decisiva per escludere la compatibilità del tentativo, così come conferma la Cassazione [1].

Tentativo nei reati omissivi

In alcune circostanze, la legge ci impone di assumere un certo comportamento. Si tratta, in particolare, di azioni che è importante eseguire. Pertanto, chi si rende responsabile dell’omissione è perseguito penalmente. Sto parlando, quindi, dei reati omissivi che tecnicamente vengono ripartiti in due categorie: propri e impropri.

Nel primo caso, basta la semplice inattività di una persona affinché questa sia considerata responsabile di un reato. Un tipico esempio di questo delitto è l’omissione di soccorso, dove l’inerzia del potenziale soccorritore è idonea a configurare l’illecito.

Nel secondo caso, la sola inoperosità non è sufficiente a determinare la responsabilità penale. Infatti, è necessario che si verifichi l’evento che la legge vuole evitare. Per ipotesi, pensa all’omicidio colposo determinato dal medico che, per negligenza, omette di prestare le cure più idonee e necessarie al paziente.

Alla luce di queste caratteristiche, il tentativo non sembra compatibile con i reati omissivi propri. In tal caso, infatti, colui che deve compiere una certa azione non può essere ritenuto colpevole fino all’ultimo momento in cui potrebbe eseguirla, mentre quando è troppo tardi, è responsabile di un reato consumato. Viceversa esiste compatibilità tra il delitto tentato e il reato omissivo improprio, visto che l’evento illecito può essere evitato nonostante l’inerzia diretta a provocarlo. Pensa all’ipotesi della madre che vuole uccidere il neonato non allattandolo, e all’intervento della forza pubblica diretto a salvare il piccolo e ad arrestare il genitore colpevole.

Condizione oggettiva di punibilità e tentativo

La legge giudica penalmente rilevanti alcuni comportamenti soltanto se, a seguito dei medesimi, si avvera un determinato evento. Si tratta, quindi, di una condizione senza la quale il responsabile del fatto non può essere incriminato. Sto parlando, quindi, della condizione oggettiva di punibilità, considerata dalla maggior parte degli autori incompatibile con il delitto tentato. In realtà, in alcune circostanze, l’evento che vincola la rilevanza penale di una certa condotta può avverarsi anche quale conseguenza di un tentativo. Ad esempio, ciò potrebbe accadere quando il reo tenta di compiere un incesto e, nonostante ciò, si realizza la condizione di punibilità del pubblico scandalo. In questi casi, secondo altri esperti della materia, il delitto tentato sarebbe configurabile.

Tentativo e reati di pericolo concreto

In alcune circostanze, la legge vuole punire quei comportamenti che, pur non avendo leso un determinato bene giuridico, sono stati ritenuti idonei a metterlo in pericolo. Il più comune tra questi è il reato di minaccia, in cui il responsabile, senza provocare alcuna lesione all’integrità fisica della vittima, ha intimidito qualcuno prospettandogli un danno ingiusto. Sto parlando, in particolare, dei reati di pericolo concreto, dove la presenza di un rischio per il bene protetto dalla legge va giudicata caso per caso. In questa situazione, non può essere esclusa la compatibilità del delitto tentato, visto che anche un tentativo potrebbe essere idoneo a determinare quel pericolo concreto che la norma vuole perseguire. Pensa all’ipotesi della lettera minatoria al politico e intercettata dalle forze dell’ordine prima che arrivi a destinazione [2].


note

[1] Cass. pen. sent. n. 41095/2004

[2] Cass. pen. sent. n. 9362/2004


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