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Gratuito patrocinio: incide la residenza formale?

18 Luglio 2020
Gratuito patrocinio: incide la residenza formale?

Nel 2015 mia madre ha avviato il divorzio, ma la mia residenza è ancora nella casa dei miei genitori anche se di fatto non vivo li ( nel senso che sono ospite dei genitori della mia ragazza in un’altra regione) e non ho le finanze necessarie per prendere un appartamento in affitto. Mia madre quando ha iniziato la causa di divorzio, ha chiesto il gratuito patrocinio perché non aveva un reddito sufficiente, mentre io da giugno 2017 a fine agosto 2019 ho lavorato nella regione, ho perso il lavoro e nel frattempo studio all’università. Recentemente mia madre insiste affinché io cambi residenza. Può togliermela? Inoltre, rischio il pericolo di pagare le spese legali, se mia madre non ha la possibilità?

Sicuramente, l’obiettivo di Sua madre è quello di rimuoverLa dal nucleo familiare, al fine di diminuire il suo stato patrimoniale (l’ISEE per intenderci).

Infatti, avendo Lei lavorato fino allo scorso anno, ha maturato reddito per la dichiarazione di quest’anno, che andrà a cumularsi con quello di Sua madre o, comunque, andrà a formare quell’ISEE che potrebbe precludere a Sua madre di ottenere anche per quest’anno il gratuito patrocinio.

Sebbene nella procedura non si conteggino i redditi del marito (vista la posizione di contrasto assunta nella vicenda giudiziaria), secondo la Cassazione (sentenza n. 30068 pubblicata lo scorso 14 dicembre 2017), ai fini della richiesta di accesso al patrocinio a spese dello Stato, deve tenersi conto del reddito del figlio convivente con la parte che richiede tale beneficio.

Sua madre, quale proprietaria dell’immobile, può inviare un’istanza al Comune, rappresentando come Lei non abiti più in quella casa.

In questo caso, l’ufficiale di anagrafe, ricevuta l’istanza, svolgerà i dovuti accertamenti e, se non la troverà dimorante in quell’abitazione, dichiarerà cancellata la Sua residenza, potendo pure comminare la sanzione da un minimo edittale di euro 25 ad un massimo di euro 129.

A questo punto, quello che Le consiglio è di ritornare nell’abitazione della madre, avendo lì la residenza, magari facendo da spola con la casa della Sua ragazza.

In questo caso, anche se la madre dovesse avviare il procedimento finalizzato a rimuovere la residenza, non potrà ottenere quanto sperato, visto che Lei effettivamente è tornato a risiedere lì.

Effettivamente, Lei non ha altra alternativa, né un posto diverso dove risiedere. Né tantomeno Sua madre può rifiutare di averLa a casa, a meno che non dimostri che Lei ha raggiunto un’autosufficienza economica tale da potersi permettere una vita autonoma, lontano dall’abitazione dei genitori.

Di certo, senza giustificazione alcuna, non si può ritenere legittima la definitività della scelta dell’allontanamento di un figlio dalla famiglia originaria.

Con riguardo alla seconda domanda, non rientrando più nei limiti del gratuito patrocinio, le spese legali ricadranno esclusivamente su Sua madre, e non su di Lei.

Infatti, le spese legali sono a carico delle parti in causa che, in questo caso, sono Sua madre e Suo padre.

I figli, né altri soggetti terzi, possono essere destinatari di richieste di pagamenti da parte degli avvocati dei genitori, né tantomeno possono essere destinatari di provvedimenti di condanna da parte del giudice.

Infatti, secondo quanto disposto dall’articolo 91 del codice di procedura civile, il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte, e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa. Non parla di altri soggetti collegati alla parte soccombente.

Insomma, da questo punto di vista, Lei può stare più che tranquillo poiché Sua madre mai Le potrà chiedere un centesimo.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avvocato Salvatore Cirilla



1 Commento

  1. L’ISEE non conta nulla e di fatto si fa riferimento ai redditi dei reali conviventi e non agli iscritti all’anagrafe in co-residenza.

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